12 marzo 2012 20:29

Un nuovo punto di ritrovo per i tifosi juventini sannicandresi

Per dirla calcisticamente e da vecchio portiere, con un colpo di reni, gli juventini sannicandresi, un po' smarriti ma mai avviliti, si sono riuniti in associazione, unendo la propria comunità a quella del Club Atletico, diretto da Luca Giagnorio, con cui condividono la centralissima sede di Corso Umberto I, 66.

Auspici e fautori del sodalizio, l'instancabile Leonardo Caruso, Antonio Pertosa e il tifoso juventino di classe ed essenziale sostenitore finanziario, almeno inizialmente, il farmacista Carlo d'Addetta.

Nella serata di domenica, 11 marzo, oltre un centinaio di juventini si sono ritrovati per inaugurare lo Juventus Club intitolato ad Alessandro Del Piero. Ha scoperto la targa-insegna del Club, il piccolo Luca d'Addetta, mentre altri piccoli o giovani juventini levavano alte bandiere bianconere e veniva diffuso l'inno ufficiale della indubbia signora del calcio italiano.

Presenti il presidente dello Juventus Club di Rodi Garganico, Làzzaro Vécera, molte coppie familiari, pensionati, donne, ragazzi ,ragazze e fanciulli, figli di sicuri juventini. Quindi, fedeli bianconeri di ogni età hanno applaudito le motivazioni presentate dal Prof. Caruso che hanno portato alla costituzione del Club; in specie quelle per condividere insieme le gioie e le pene che importano una fede sportiva, in particolare, quella per la Juventus, connotata da certa signorilità etica.

«Juventus, quattordici milioni di tifosi, solo in Italia - ha detto Leonardo Caruso - vuol ben dire colori, appunto il bianco e il nero, la tradizionale serietà dei suoi giocatori, la capacità organizzativa societaria, la storia costellata di ben 29 scudetti».

Lo Juventus Club, quindi, in una sede dove parlare tra amici per godere o soffrire insieme delle emozioni che offrono le vicende sportive della squadra bianconera per eccellenza.

È stata presentata perfino la mascotte della serata, Chichi, un bel gattone rigorosamente biano-nero, alquanto a disagio per i sonori applausi che ha dovuto subire, nonostante le premure assistenziali dei suoi padroni.

Il dott. Carlo d'Addetta, per la prima volta, extra professione, postosi alla ribalta cittadina, si è professato apertamente, profondamente e coraggiosamente juventino, fin da quando, ragazzino, scambiava le figurire Panini dei giocatori. La sua fede sportiva è cresciuta con l'età, fino a seguire con particolare attaccamento alcuni momenti salienti delle vicende della Juventus. Perciò, l'invito a presidere il Club, rivoltogli dall'ex suo professore, Leonardo Caruso, ha detto: «È stato come offrirmi un'assist che io ho utilizzato fino a stasera per fare gol».

Ha parlato criticamente della "Farsopoli" con cui la Juventus ha subito lo strappo dal petto dello scudetto vinto sul campo e della condanna al campionato di serie B. "Ebbene, - ha concluso – siamo ormai risorti".

Ha riferito della entusiasmante esperienza di assistere, assieme al figlio Luca, ad una partita della Juventus, a Torino, presso l'imponente, nuovissimo Juventus Stadium.

«Questo Juventus Club rappresenta per me l'emozione di vivere con voi la "juventinità". Stare insieme serve proprio ad essere attaccati sempre alla Juventus; sia quando si vince, sia quando si perde, nella gioa, appunto, e nella sofferenza. Il club ci farà condividere il motto: Fino alla fine, forza Juve!».

Il presidente del Club Atletico, Giagnorio, ha portato il saluto della sua organizzazione, auspicando una proficua convivenza tra le due comunità sportive. Poi è intervenuto Simone Infante, giovane mezzofondista che il 4 marzo, a Margherita di Savoia, è giunto primo assoluto su ottocento partecipanti e che l'anno scorso, a Rieti, ha brillato nei campionati nazionali, coi colori del Club Atletico di San Nicandro, correndo la 2500 metri. Simone, portando i suoi personali saluti, si è dichiarato entusiasticamente iuventino. Altrettanto entusiamo ha espresso l'altro giovane studente, Ciro Greco, a nome della numerosa gioventù sannicandrese, juventina.
Raffaele Colucci , indicato come decano del Club ha dichiarato di condividere la condizione con Matteo Vocino, definito da lui l'archivio storio della Juventus, e con Michele Vocino.

Da ineguagliabile espositore, Colucci ha tracciato brevemente la storia del sodalizio torinese, nato nel 1897 – taluno gli ha precisato, in Corso Umberto Primo, come questo Club – da studenti liceali e poi da universitari. Nel 1925, l'arrivo di Giovanni Agnelli, pone la squadra all'attenzione di tutti gli operai che vengono a lavorare da ogni parte d'Italia. Ma presto viene conosciuta in tutta Europa ed ancor di più in tutto il mondo.

Nella sua storia – ha riferito Colucci – da sola, ha fornito alla Nazionale, in media, il 50% dei giocatori; l'altra metà l'hanno fornita le altre maggiori squadre.

Poi Colucci ha fatto una puntuale storia sportiva di Alex Del Piero, a cui è intitolato il club: campione di grande correttezza sportiva, guida, soprattutto morale, della squadra.

Un buffet, a base essenzialmente di ottima pizza, ha chiuso la memorabile serata inaugurale.

Peppino Basile, juventino dal 1950

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