09 agosto 2010 08:02

Tintarella: come, quando, rischi e benefici

Oramai è estate… le vacanze, gli amici, il sole incalzano: psicologicamente è una festa, un modo per evadere e rilassarsi, tuttavia qualche raccomandazione è giusto farla in vista di questo vortice di emozioni.

Con l’arrivo dell’estate una grossa fetta di italiani si trasferisce, anche per brevi periodi, in molte località balneari presenti sulla penisola e non; il primo pensiero non appena si sente lo scroscio delle onde e si calpesta la sabbia è “abbronzarsi”.

Innanzitutto bisogna sapere che i raggi ultravioletti (UV) provenienti dal sole sono di tre tipi: UV-A, UV-B e UV-C. Tuttavia circa il 95% degli UV che riescono a superare lo strato di ozono sono gli UV-A.

Un effetto positivo dei raggi UV è che inducono la produzione di vitamina D, fondamentale e necessaria per salvaguardare la salute delle nostre ossa, contro l’inesorabile avanzare degli anni e dell’osteoporosi.

L’esposizione ai raggi solari, così fondamentale per le ossa, è estremamente nociva e lesiva per la nostra pelle. A scanso di equivoci bisogna sottolineare che l’abbronzatura, il bel colorito arancio-marroncino così tanto osannato, non è altro che una reazione di difesa della cute all’esposizione ai raggi del sole. 

In generale, tutti i raggi UV riescono a penetrare lo strato più superficiali della pelle, l’epidermide, ma in misure diverse: gli UV-B e gli UV-C penetrano soprattutto lo strato più superficiale della pelle e sono i maggiori responsabili dell’invecchiamento della pelle dovuto all’esposizione solare; al contrario gli UV-A, che purtroppo sono la maggior parte, penetrano più in profondità fino allo strato basale dell’epidermide e alterano direttamente il DNA delle cellule basali. Questo ha come effetto un ridimensionamento dell’attività rigenerante della cute, vedi invecchiamento precoce, e una maggior propensione delle cellule basali a proliferare in maniera incontrollata verso la formazione dei tumori della pelle, vedi basalioma o carcinoma spinocellulare.

A proteggerci da tutto questo attacco ci pensa la melanina, che forma una sorta di scudo che assorbe i raggi UV impedendone la penetrazione negli strati più profondi. La melanina è la responsabile del colore della pelle nel genere umano, la cui concentrazione varia nelle popolazioni a seconda dell’esposizione solare. Questo si traduce nella distinzione di 6 diverse classi di pelle, che differiscono per alcune caratteristiche o fototipo. Si va dalla classe 1, che rappresenta i fototipi estremamente chiari (pochissima melanina) con capelli biondi o rossi e la maggior presenza di eritemi solari, fino al grado 6 che rappresenta i fototipi più scuri, africa sub-sahariana e centrale, con pelle molto scura (altissima concentrazione di melanina), capelli scuri e non soggetta a eritemi solari.

Tuttavia da sola, la melanina non è in grado di proteggerci dall’azione dei raggi solari: il giusto supporto può arrivare dal buon senso e dalla giusta prevenzione.

Questo non vuol dire che dobbiamo camminare in spiaggia coperti, significa che dobbiamo seguire alcuni piccoli accorgimenti: non esporsi al sole tra le 12 e le 16, usare abbondantemente creme solari e riapplicarle, anche quelle resistenti all’acqua, dopo ogni bagno; evitare di apporre sulla pelle altri prodotti di cosmesi che possono alterare e favorire la penetrazione dei raggi solari. Ovviamente anche alcuni farmaci, antibiotici, pillole contraccettive possono scatenare reazioni cutanee e per questo si consiglia di chiedere al proprio medico di fiducia, circa gli eventuali effetti collaterali dei farmaci che si stanno assumendo.

Ricordo che i principali sintomi dovuti ad una prolungata esposizione al sole sono malessere generale e spossatezza, mal di testa fino alla febbre, eritema cutanea fino all’ustione. Nelle forme lievi di insolazione, una giusta reidratazione e il rifugio in un luogo fresco e non soleggiato è più che sufficiente per star bene. Nelle forme più gravi è consigliabile rivolgersi ad un medico che saprà valutare, in base alla condizione clinica del paziente, l’iter da seguire.

Ovviamente, eccetto qualche piccola precauzione, l’estate è fatta per divertirsi, per andare al mare o in montagna, e per abbronzarsi. Ultimo appunto è ricordarsi che l’abbronzatura non è eterna, perché dura fino a quando c’è una condizione di difesa da parte della pelle: il tutto si traduce in circa un mese di colore della cute preservato dopo l’ultima esposizione e poi un progressivo ripristino del colorito fisiologico. Questo non deve indurre i “tanoressici” o maniaci della tintarella ad aumentare l’esposizione solare o a farsi molte lampade per mantenere l’abbronzatura, perché questo vuol dire maggior esposizione ai rischi indotti dagli UV.

Antonio Mimmo

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