13 giugno 2012 09:41

Crolla un altro pezzo di storia

Quasi tutte le domeniche e ancor di più se è una domenica di giugno molto calda, non resisto alla voglia di affacciarmi a respirare un po' d'aria fresca al mare. Diventa un'abitudine percorrere la SP41 in direzione Torre Mileto e lungo la strada che scende da San Nicandro, lo stesso panorama si ripresenta a destra e a sinistra dei finestrini di un’ auto che spesso va piano perché frenata dal desiderio di osservare un paesaggio mutato soltanto dai colori delle stagioni che vanno e vengono.

Questa volta mi aspettavo di trovare un colore di terra bruciata a causa di un incendio che la sera prima aveva interessato l’area di Maletta mandando a fuoco quasi 2 ettari di macchia mediterranea.

Eccolo lì, quel che resta delle fiamme, un nero invadente che con prepotenza muta non solo il paesaggio, ma anche il solito odore dei campi e della stagione calda. Così con rammarico rallento la corsa per svoltare al prossimo incrocio e in quel momento la coda dell’occhio riceve un’immagine insolita, diversa, cambiata.

“No! E’ crollato il tetto!” Sento pronunciare queste parole da chi mi stava a fianco nel momento in cui realizzo che nel campo interessato dall’incendio c’è una masseria. La masseria a “Pal’mmera” volgarmente detta, ha perso una parte del suo tetto.

Di Masseria Palmieri, forse costruita nel 1600, non abbiamo dati certi, in quanto le carte catastali sono andate perse sotto le bombe cadute su Foggia durante la seconda guerra mondiale. Queste masserie, nate tutte tra il cinquecento e il settecento durante il Regno di Napoli, hanno avuto il compito di ripopolare le zone agricole dismesse per rifornire la Spagna. Col passare dei secoli, queste costruzioni maestose stanno tornando alla loro iniziale solitudine, spesso sul punto di crollare, altre già crollate in parte. Sembra illogico che una masseria fortificata possa cadere a pezzi, quel nome che solo pronunciandolo un tempo dava sicurezza oggi ha perso la sua mansione.

E così vale per Masseria Palmieri, alla quale non sono bastati i quattro torrioni e le guardiole angolari per difenderla dal passare del tempo.

Fonte: Maria Ritoli - Gruppo ARGOD

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