24 febbraio 2013 17:53

Gli imputati accusati di rapine, morte come conseguenza di altro reato, armi e spaccio di droga

Un'assoluzione e nove condanne per complessivi 48 anni di reclusione sono state inflitte dal gup del Tribunale di Lucera Giulia Stano nel processo abbreviato a dieci garganici accusati a vario titolo di 4 rapine messe a segno e 2 tentate in abitazioni, chioschi, pub e gioielleria; della morte come conseguenza di altro reato per il decesso di un pensionato picchiato durante un furto nel suo appartamento; oltre che di porto detenzione illegale di armi, ricettazione, furto di auto, lesioni e spaccio di droga.

L'inchiesta è quella condotta dai carabinieri, coordinata dalla Procura lucerina e sfociata il 26 giugno del 2012 nel blitz «Cassa veloce» contrassegnato dall'arresto di dieci persone, quattro in carcere e sei ai domiciliari.

Otto anni di reclusione per Matteo Bronda di 27 anni, colpevole di una serie di rapine - compresa quella del 14 settembre del 2011 che costò la vita a Luigi Ianno, 84 anni, sorpreso nel sonno dai «topi» d'appartamento, picchiato e deceduto a distanza di tre settimane - detenzione illegale d'armi e droga, con assoluzione per il furto di un'auto e una tentata rapina in gioielleria.

Stessa pena - 8 anni di reclusione - per Fabio Fania, 28 anni, riconosciuto colpevole di una serie di episodi di spaccio con assoluzione dall'accusa di tentata rapina in gioielleria. Inflitti 6 anni e 8 mesi a Giovanni Cruciano, 23 anni, per gli stessi reati contestati a Bronda, compresa la morte del pensionato, con assoluzione dall'accusa di tentata rapina in gioielleria e furto d'auto; 6 anni e 8 mesi anche a Costantino Ferrazzano, 20 anni per alcune rapine, armi, droga con assoluzione dall'accusa di furto d'auto.

Condannato a 4 anni e 2 mesi Domenico La Porta, 25 anni, per spaccio di droga con assoluzione dall'accusa di aver picchiato il principale imputato, Bronda, e di avergli danneggiato l'auto. Stessa pena - 4 anni e 2 mesi - per Adriano Papa di 20 anni; Nazario Esposito, 38 anni; e Nazario Mele di 25 anni per droga. Inflitti infine 2 anni di reclusione a Gianpaolo Di Lella, 19 anni, per droga. Assolto Claudio De Luca accusato di aver ceduto marijuana.

Il punto di partenza dell'inchiesta sfociata nel giugno scorso nel blitz «Cassa veloce» ed ora nelle condanne di primo grado fu la rapina finita tragicamente in casa di Luigi Ianno, avvenuta la sera del 14 settembre del 2011. Secondo la tesi accusatoria Matteo Bronda entrò nell'abitazione della vittima dalla finestra della cucina, mentre Giovanni Cruciano attendeva all'esterno: l'anziano stava dormendo, fu afferrato per una gamba, fatto cadere dal letto con conseguente frattura del femore, preso a calci dal ladro che gridava «i soldi, i soldi»: il furto degenerato in rapina fruttò 50 euro custoditi nella giacca di lanno: l'anziano fu ricoverato in ospedale (e mentre era degente, il 20 settembre Bronda e Cruciano sarebbero tornati a svaligiargli l'appartamento vuoto) dove morì il 4 ottobre 2011: da qui l'accusa di morte come conseguenza di altro reato contestata ai due sannicandresi.

Le indagini sul furto a casa fanno puntarono subito su Bronda, anche sulla scorta delle riprese di una telecamera posta vicino l'abitazione svaligiata; scattarono intercettazioni telefoniche e ambientali che consentirono «di registrare in diretta alcune rapine commesse da alcuni indagati, documentare il progetto per una rapina in gioielleria» (peraltro Bronda, Cruciano e Fania sono stati assolti da questa imputazione) «e scoprire un giro di droga», per quanto fu detto in occasione della conferenza stampa del 26 giugno scorso in occasione del blitz contrassegnato da 9 arresti.

L’inchiesta e il processo riguardava anche le rapine del 5 settembre 2011 al bar «Marcella» che fruttò 70 euro ed al chiosco «Pizzichetti» con un bottino di 400 euro; del successivo 24 settembre a Lesina al bar «Caffè de Paris» con un bottino di soli 8 euro; la tentata rapina sempre della sera del 24 settembre al pub «Carpe diem» di San Nicandro. Bronda, oltre che principale imputato dell'inchiesta «Cassa veloce», figurava anche come parte lesa per un pestaggio subito nell'ottobre 2011: assolti gli imputati.

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno, edizione del 24 febbraio 2013

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