27 luglio 2013 15:06

Condannato a 29 anni lo zio dell'ex boss del clan Ciavarella

Confermata dalla corte d’assise d’appello di Bari la sentenza dei colleghi foggiani per tre omicidi collegati alla faida sannicandrese, di cui si discusse anche nel maxi-processo alla mafia garganica. Anche i giudici di secondo grado hanno assolto l’ergastolano Gennaro Giovanditto, allevatore sannicandrese di 39 anni detto "scalfone" e detenuto per altre vicende dal 2009, dalle accuse di essere uno degli esecutori materiali di due omicidi avvenuti sul Gargano nel 2003: quello di Antonio Daniele Graziano ammazzato davanti ad un bar di Cagnano il 4 maggio 2003; e quello di Luigi Tarantino ucciso il 3 settembre 2003, mentre in auto da Lesina rientrava a San Nicandro. Brutte nuove invece per il coimputato Michele Ciavarella 44 anni, allevatore sannicandrese, soprannominato "la vacca", ritenuto responsabile anche in appello di concorso morale in due omicidi: quello dello stesso Graziano e dell’amico Daniele Scanzano ucciso a San Nicandro due mesi prima, il 16 marzo 2003. Furono entrambi ammazzati dal nipote Matteo Ciavarella, di 35 anni, detenuto dal 2003, capo dell’omonimo clan egemone nel centro garganico, e già condannato in via definitiva all’ergastolo anche per quei due agguati, nel maxi-processo alla mafia garganica.

L’assoluzione di Giovanditto e la condanna di Ciavarella è stata confermata dalla corte d’assise di Bari che ha ribadito il verdetto pronunciato dalla corte d’assise di Foggia il 13 dicembre 2011. Contro quella sentenza ci fu il ricorso della Dda per l’assoluzione di Giovanditto; e dei difensori di Ciavarella per la condanna. L’inchiesta sui tre omicidi rappresenta una costola dell’inchiesta sulla mafia garganica, tant’è che la Dda contestò l’aggravante della mafiosità sul presupposto che i delitto fossero stati compiuti per agevolare i clan Ciavarella e quello dei Libergolis. Il sostituto procuratore generale ha chiuso la requisitoria davanti alla corte d’assisi d’appello di Bari chiedendo la condanna ad altri due ergastoli per Giovanditto (che già sconta il carcere a vita per tre omicidi) e la conferma della condanna a 29 anni per Ciavarella. Gli avvocati Francesco Santangelo (per Giovanditto), Gianfranco Di Sabato e Franco Metta (per Ciavarella) chiedevano l’assoluzione: il primo ha sostenuto che contro Giovanditto ci sono le dichiarazioni di una pentita prive di riscontri e già oggetto di valutazione nel corso del maxi-processo alla mafia garganica; i colleghi Metta e Di Sabato hanno rimarcato che le accuse a carico di Ciavarella di aver istigato il nipote, basate su un colloquio tra i due intercettato dai carabinieri, non reggono perché il killer aveva già deciso di uccidere i rivali, come emerso da altri processi.

Giovanditto è a piede libero per le accuse per le quali è stato ora assolto, ma è detenuto dal 2009 con fine pena mai: sconta l’ergastolo per altri tre omicidi inflittogli nel maxi-processo alla mafia garganica, dove fu condannato anche per mafia quale anello di congiunzione tra clan Libergolis che operava tra Manfredonia e Monte Sant’Angelo e il clan Ciavarella, egemone nella zona di San Nicandro. Quanto a Michele Ciavarella, già condannato in via definitiva a 4 anni di carcere nel maxi-processo per mafia quale affiliato all’omonimo clan capeggiato dal nipote Matteo Ciavarella, è invece detenuto per gli omicidi Scanzano e Graziano per i quali gli sono stati inflitti ora 29 anni.

Un filo unico collega gli omicidi di Daniele Scanzano e dell’amico Antonio Daniele Graziano avvenuti a distanza di due mesi. Scanzano, 40 anni, fu assassinato da due killer armati di pistola la sera del 16 marzo 2003 nei pressi di un bar; l’amico Graziano di 39 anni, venne ammazzato la sera del 4 maggio successivo a Cagnano Varano da due killer che spararono all’impazzata, ferendo anche quattro passanti. Quale autore materiale dei due omicidi è stato condannato all’ergastolo Matto Ciaverella, 35 anni (responsabile anche di altri tre omicidi, oltre che di mafia, traffico di droga ed estorsioni). L’accusa ipotizzava che Matteo Ciavarella avesse ucciso Scanzano e Graziano in quanto li sospettava di essere tra i responsabili dell’omicidio del padre, Antonio Ciavarella, l’allevatore sannicandrese ucciso nel suo fondo il 28 novembre del 2002 da killer mai individuati. Quanto al terzo omicidio oggetto del processo – quello di Luigi Tarantino – sarebbe pure collegato alla faida tra le famiglie Ciavarella e Tarantino che dall’81 ad oggi ha contato una ventina di morti. Luigi Tarantino (sesto di sette fratelli morti ammazzati) guidava una ‹‹Fiat Punto›› la sera del 3 settembre 2003 e rientrava a San Nicandro dalla sua masseria quando i killer in auto lo affiancarono e ammazzarono a colpi di lupara e pistola. L’omicidio di Luigi Tarantino dopo l’assoluzione di ieri di Giovanditto resta quindi ad opera di ignoti: per questo delitto furono già imputati e assolti nel maxi-processo alla magia garganica proprio Matteo Ciavarella e lo zio Michele.

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

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