28 novembre 2009 18:14

L'ex magistrato parla anche della Giustizia italiana e del "processo breve"

Una "lezione" peripatetica è stata la forma, piacevole all'udito e interessante nei contenuti, con cui Gherardo Colombo, l'altra sera, ha presentato il suo libro "Sulle Regole" durante il dibattito organizzato dall'Assessorato comunale alla Cultura, in un auditorium di Palazzo Fioritto gremito oltre i limiti di capienza.

«Occasione più unica che rara», così l’ha definita il dirigente scolastico del liceo di San Nicandro, Antonio Scalzi, durante l’incontro con gli alunni. Talmente rara, che la cittadinanza, compreso un folto gruppo di studenti del liceo, ha saputo approfittarne.

Gherardo Colombo, ex magistrato italiano, noto per aver condotto alcune importanti inchieste negli anni in cui la prima repubblica veniva sommersa dal “letame” accumulato in cinquanta anni di politica corrotta, e che aveva conosciuto il suo culmine nel decennio che va dalla fine del 1980 alla fine degli anni ’90, che aveva lavorato all’inchiesta sulla loggia massonica P2, sul delitto Ambrosoli e Mani Pulite solo per citarne alcune.

L’ex P.M. ha parlato ai presenti delle "regole", dei motivi del malfunzionamento della giustizia in Italia e ha risposto alle domande di tutti coloro che avessero bisogno di un eventuale chiarimento o volessero avere qualche notizia in più. Il modo in cui ne ha parlato, semplice nell’estrema complessità della questione, ha permesso a tutti di recepire il messaggio che intendeva trasmettere mediante numerosi esempi, apparentemente banali.

Per dirne una, ha spiegato il malfunzionamento della giustizia in Italia mediante l’esempio di un idraulico, chiamato per riparare le tubature di un lavabo ma scopre che il problema non si trova nel punto in cui la tubatura finisce, ma nel punto in cui comincia, dal punto in cui l’acqua viene distribuita all’intero edificio. «Mi sono sempre occupato del lavandino – ha detto Colombo – ma poi ho smesso ed ho cominciato ad occuparmi del punto in cui l’acqua partiva». Secondo l’ex magistrato, inoltre, non è corretto considerare le regole come ad un qualcosa di astratto e lontano dal nostro modo di vivere quotidiano ma dobbiamo essere noi stessi, in particolare noi giovani, a prendere atto della realtà dei fatti e a mettere in pratica qualcosa di concreto al fine di creare una società basata sul loro rispetto incondizionato. Questo per spiegare che il problema non è la giustizia, ma è il modo in cui la gente si pone di fronte alle regole, la cultura della legalità e del rispetto delle leggi.

Sicuramente questo incontro è risultato un qualcosa di costruttivo sia per la cittadinanza e sia soprattutto per i giovani, a cui il magistrato ha attribuito un importante ruolo. Perché, è innegabile, in un paese come il nostro che prova una certa ripugnanza per il rispetto delle regole, una corretta cultura in questo senso è, come si suol dire, una condizione necessaria e sufficiente.

Alessandro Placentino

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