27 gennaio 2012 21:04

L'antica residenza Zaccagnino, già municipio, ora tutelata come bene della comunità sannicandrese

Con DDR del 13-12-2011, a seguito di verifica ai sensi delle disposizioni di legge in materia, Palazzo Zaccagnino, uno tra gli edifici storici più importanti di San Nicandro Garganico, è stato sottoposto dalla Soprintendenza ai Beni Storico-Artistici alle disposizioni di tutela per i Beni Culturali.

Il decreto, a firma del Direttore regionale della Soprintendenza Isabella Lapi che, con la collaborazione dell'architetto Enza Zullo, ha effettuato lo studio necessario per appurarne i requisiti e consentirne, quindi, l'iscrizione nella Carta regionale dei Beni culturali quale "importante esempio di architettura civile del XIX secolo in San Nicandro Garganico".

La costruzione di Palazzo Zaccagnino risale probabilmente alla prima metà dell'Ottocento, e nasce come residenza, sita nell'allora periferia di San Nicandro Garganico (sulla strada che conduceva al Convento, oggi corso Garibaldi), della famiglia di Vincenzo Zaccagnino, nonno omonimo del benefattore a cui è intitolata l'ASP che ne porta il nome e che ne fu l'ultimo proprietario.

Si tratta di una costruzione sviluppata su due piani, di cui quello inferiore costituito di grandi vani probabilmente adibiti a magazzino, e quello superiore di carattere residenziale. Di pertinenza, oltre a vani cantina e fosse granarie sviluppati nell'interrato del palazzo, anticamente vi era anche un cortile posteriore, a cui si accedeva direttamente dall'androne dell'ingresso principale.

Di notevole interesse, le decorazioni in pietra della facciata, dalle singolari modanature del cornicione alle volute a motivi vegetali che fanno da architravi alle aperture del primo livello. Al suo interno persistono, seppure solo in alcuni locali e in condizioni che reclamano un recupero urgente, dipinti e decorazioni in stile neoclassico che abbelliscono alcune volte a botte. Rilevante, nel salone principale (ex sala consiliare del comune), la presenza di un grande ed antico lampadario a fogliami in rame ed ottone sbalzati.

Prima di divenire per molti anni sede municipale, il palazzo fu di proprietà della signora Francesca Fagiani, moglie di seconde nozze di Vincenzo Zaccagnino, alla quale fu lasciato secondo testamento. Dai suoi eredi il comune lo acquistò alla fine degli anni '60 del secolo scorso, per renderlo immobile di pubblica utilità.

Restaurato a più riprese, soprattutto con interventi di recupero statico e alla facciata, al 2010, risale un progetto del Comune di 2 milioni di euro per il recupoero definitivo degli interni, inserito nella pianificazione generale di Area Vasta, nella misura denominata Capitanata 2020.

Matteo Vocale

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