02 agosto 2012 19:02

L'ultimo libro di Lucia Tancredi

"La vita privata di Giulia Schucht", l'ultimo romanzo di Lucia Tancredi, dedicato alla violinista russa moglie di Antonio Gramsci è stato presentato nel corso di un incontro con l'autrice condotto da Nicla Pirro presso il caffè letterario "Il tempio di Arcadia".

Il libro, sospeso tra il romanzo e la biografia, ripercorre l'intensa storia d'amore tra Gramsci e la Schucht, con una caratterizzazione quanto mai realistica dei personaggi e delle atmosfere, grazie all'ausilio di documenti storici e delle lettere inedite tra i due che hanno permesso all'autrice di calarsi nei personaggi.

Un dovere, per Lucia Tancredi, scrivere di Giulia Schucht, scivolata via in un oblio cercato dalla politica e da lei stessa, per rendere giustizia, grazie alla letteratura, al torto fatto dalla storia ad una donna straordinaria, volutamente ed ingiustamente dimenticata, destino comune di tante che come lei hanno scelto di amare uomini non comuni.

Ma il tema della scelta ritorna anche nel dissidio interiore di tutte le donne costrette a scegliere tra l'affermazione di sè e il dono ad altri: «In Giulia Schucht ci sono io, voi e tutte le Giulie del mondo» afferma infatti l'autrice. La rinuncia ad una carriera luminosa e al suo talento artistico (era una musicista raffinata, di famiglia aristocratica, iscritta al partito comunista russo e vicina a Lenin che era stato il padrino di sua sorella), per vivere all'ombra dell'uomo del comunismo, Gramsci, l'uomo del materialismo storico, la cui immagine doveva conservare intatto il rigore intellettuale che nulla cede al sentimento è stato, infatti, il prezzo del suo amore.

Un amore che ha lasciato il segno in Gramsci ed infatti, nonostante sia stato lui stesso prigioniero del ruolo che la storia gli ha assegnato, fu lo stesso Gramsci in una delle sue appassionate lettere alla moglie ad ammettere che "era impossibile amare una collettività se non si era amato profondamente delle singole creature" e che se non fosse stato per sua moglie l'idea della rivoluzione sarebbe rimasta un puro esercizio intellettuale, restituendoci, così, un'idea della politica nuova e più umana.

Anna Lucia Sticozzi

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