04 novembre 2012 14:18

Dopo "Versi e canti diversi", una nuova raccolta di poesie dello scrittore sannicandrese

Dopo il successo della sua prima raccolta poetica, «Versi e canti diversi», che vide la luce nel novembre 2011, torna a far parlare di sé Matteo Vocino, in arte Matthew Littlevoice, poliedrico artista sannicandrese, appassionato di musica, arte e poesia.

Matteo ha avuto modo più volte di farsi apprezzare dal pubblico con diverse mostre personali, l’ultima nell’estate 2011, con l’esposizione di pitture, disegni e lavori grafici. Formatosi come autodidatta, si dedica all’hobby della grafica, ma soprattutto della scrittura, spaziando tra generi diversi come la poesia, racconti noir, gialli, thriller, favole e testi musicali. A un anno dalla sua ultima raccolta, torna con una nuova silloge: «La Voce dell’Anima», edito da Publigrafic.

Una voce dolce, ma a tratti anche amara, pungente, ironica e rabbiosa «come un fiero leopardo», il cui sguardo domina emblematicamente l’immagine di copertina. È la voce dell’amore, del dolore, della speranza. Un grido che racchiude in sé il desiderio di felicità, cifra universale dell’umana esistenza.

«Un mosaico di poesie, per dare spazio a quella voce più profonda, la voce intensa dell’Anima», un insieme di tessere caratterizzate da temi differenti, così come la diversità dei sentimenti umani. Matthew dà spazio a varie tematiche: dalla dicotomia amore-odio, non tralasciando anche spunti di sensualità ed erotismo, a quadri di vita sociale, politica e religiosa, in quanto «la poesia non vive per se stessa, come se fosse autoreferenziale e autocelebrativa, lontana dalla realtà e dalle dinamiche del mondo che lo contraddistinguono», ma si cala nel reale poiché è essa stessa vita.

La provocazione mossa dall’autore ai suoi lettori è, infatti, quella di porsi con sguardo critico di fronte alla quotidianità della vita contemporanea, fatta di frenesia, di ritmi incalzanti, di stress soffocanti, ormai simbolo dell’odierna civiltà occidentale, dove tutto sembra governato dal caos, in cui il «nucleo dell’anima si ritrova sotto scacco e bersagliato da tutti i fronti». Il pericolo per l’anima sarebbe «un completo inaridimento fino al triste spegnersi della sua voce», che, inghiottita nel turbinio del reale, rischierebbe di giacere «nell’infinito deserto del nostro Io» come «un boato sommesso».

Il suggerimento offerto per sfuggire a questa trappola è quello di mettersi in ascolto, evidenziando la «necessità di lavorare profondamente su se stessi, educarsi all’ascolto della voce della Nostra Essenza più intima con l’orecchio dello spirito, cercando il più possibile di non perdere i contatti, anch’essi vitali e benefici, con il fluire di madre natura e fratello universo».

La poesia, correlativo oggettivo della voce dell’anima, potrebbe rappresentare un rimedio per non spegnere il grido nel cuore dell’uomo «tra i frastuoni irrequieti di quest’era iper-cinetica e super tecnologica». La proposta è di non restare inermi di fronte alle molteplici sollecitazioni e agli innumerevoli stimoli che la realtà di tutti i giorni offre, nonostante sconfitte e aspettative disattese, e di trovare un sfogo attraverso la lirica per esprimere «il desiderio legittimo di affrontare a viso aperto tutte le sfide e le incognite che l’agire dell’Esistenza, volenti o nolenti, ci pone nel cammino del nostro destino».

Matteo ricorda che la poesia è per tutti, anche per i non addetti ai lavori. È l’accesso «verso nuove aperture e realtà impensate, mondi interiori e stati di coscienza inesplorati. Per migliorarsi. Per trovare spazi di serenità possibile». È sfogo, è desiderio, è vita.

Alessandra Monaco

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