15 maggio 2010 16:55

L'apprezzata riflessione di Marco Travaglio

Come atteso dai più, ha registrato il pienone ieri sera il Cinema-Teatro 'Italia' di San Nicandro Garganico per lo spettacolo 'Promemoria' del giornalista Marco Travaglio, per la regia di Ruggero Cara.

Rilevante il pubblico giunto dai centri limitrofi, affollando il botteghino ben oltre l'ora di sipario prestabilita.

Una scenografia spartana, lapidea, versata essenzialmente alle cattedratiche postazioni dei due musicisti e fissata dai tre puff bianchi su cui Travaglio ha scandito i diversi momenti del racconto.

Più di tre ore di storia presente dal ritmo martellante e continuo ma così schematico e chiaro da offrire allo spettatore una nitida sequenza, quasi filmica, di diciott'anni di storia d'Italia, tracciando un cerchio storico-politico che parte e si ferma ad un nodo unico: la corruzione della politica italiana.

'Promemoria' è il titolo di una insolita cronistoria, scritta per "risvegliare le sonnacchiose coscienze di un pubblico frastornato da un’iperattività televisiva troppo spesso a senso unico, senza dimenticare di bacchettare una sinistra silente".

Si comincia con le battute finali di una 'Prima Repubblica' adombrata dall'invadente figura di Bettino Craxi e letteralmente gambizzata dal terremoto di Tangentopoli. Quindi, storie ordinarie e straordinarie di corruzione, di collusioni con la mafia, di interrogatori e confessioni che non collimano tra loro nemmeno quando pronunciati dalla stessa bocca.

Si arriva alla villa di Arcore, dove 'studia' il Silvio Berlusconi che "è nato dalle tangenti e morirà nelle tangenti". Segue il progetto politico di Berlusconi che, nonostante i tracolli ormai dati per scontato, viene prontamente resuscitato dalla sinistra dalemiana, accusata, senza troppi veli, di inciuci, immobilismo e un masochismo che sa quasi di comico.

I sette episodi sono stati intervallati dalle musiche di Valentino Corvino e Fabrizio Puglisi, nei panni di due specialisti con violino, pianoforte e strumenti elettronici, intenti ad auscultare e far ascoltare i battiti di un'Italia morente, riconoscibili in una musica "né descrittiva né tanto meno lenitiva, che si propone di volta in volta come cornice, evocazione, suggestione o provocazione a risaltare la nitidezza del racconto della nostra storia recente".

In essa unici, palpiti vitali appaiono i file audio delle intercettazioni, prove delle decine di processi, e delle interviste fatte a Paolo Borsellino, ricordato insieme a Falcone, Berlinguer, Ambrosoli, Saviano, Colombo ed altri, ad incarnare quel timido bagliore di "Italia dei grandi cambiamenti e dei grandi uomini".

Pubblico entusiasmato, che se pure non ha resistito compatto fino alla fine ad un fiume in piena di storia semisconosciuta, ha applaudito alla irrinunciabile ironia di Travaglio culminata nella mole di ipse dixit attribuiti al premier Berlusconi

Una storia di quelle mai scritte, insomma, che ancora oggi si tenta - secondo Travaglio - di nascondere sotto i falsi messaggi delle reti unificate. Una storia, come la  storia che "insegna, ma nessuno impara mai niente”.

Matteo Vocale

(Foto Nazario Cruciano)

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