27 luglio 2010 15:57

Nessun accordo raggiunto con il Centro Studi di Michele Grana

Sembrava ormai cosa morta quella da molti battezzata come 'la storia infinita del museo'. Ma il Comune di San Nicandro Garganico sembra determinato a rimpadronirsi, quantomeno, dei locali di Palazzo Fioritto che ospitano per intero la sezione etnografica del Museo Civico, gestita dal Centro Studi Storici ed Archeologici del Gargano di Michele Grana e della moglie Carmela Stigliani.

L'ultimo atto fu la proposta di convenzione inoltrata dal Comune al Centro Studi, in cui si calendarizzavano le aperture annuali, le iniziative e, soprattutto, si stabiliva una volta per tutte che i pezzi dovevano essere inventariati e, trascorsi nove anni dalla convenzione, diventavano di proprietà del Comune e, quindi, della comunità cittadina. Il tutto con un contributo mensile a favore del Centro Studi di 500 euro.

Ma ai coniugi Grana non va giù proprio il fatto che i pezzi diventino di proprietà comunale né, tantomeno, la richiesta da parte dell'Ente di liberare una delle stanze per le esigenze della Biblioteca, oberata da centinaia di volumi di nuovo arrivo.

E' per questo che la Giunta comunale, a voti unanimi, ha ordinato al Centri Studi lo sgombero dei locali lasciando tutto ciò che sia di proprietà comunale e conferendo mandato all'Ufficio legale di proseguire all'istruttoria giudiziaria qualora il Centro Studi si rifiutasse di lasciare i locali.

ll rifiuto del Centro Studi a sottoscrivere la convenzione e/o regolamento di gestione, le inadempienze degli obblighi previsti nel regolamento allegato alla delibera di Consiglio Comunale con n. 77 del 10/12/1997, l’impossibilità del Comune di gestire, seppur in collaborazione, il Museo, considerato che non ha alcuna possibilità di decidere in merito all’apertura, alla chiusura, agli interventi di manutenzione interna dell’immobile, all’adeguamento della struttura alle norme previste dalla normativa in materia di sicurezza. Questi alcuni dei motivi portanti contenuti nella delibera di Giunta.
 
E ancora: l’occupazione arbitraria del Centro Studi anche di altri locali non previsti nella deliberazione giuntale 218/1998, la modifica dello stato dei luoghi da parte del Centro Studi (chiusura di porta di accesso interna), l’impossibilità da parte dell’Ente di accedere, attraverso i locali del museo, al vano pompe (particolare di rilevante importanza ai fini della normativa antincendio), l'impossibilità da parte dell’Ente di accedere ai locali adibiti a Museo, l'impossibilità di giungere ad un qualsiasi ipotesi di bonaria composizione della vicenda, stante il rifiuto più volte manifestato negli scritti di risposta da parte del Centro Studi e, infine, la necessità di utilizzo diretto da parte del Comune dei locali.
 
Intanto il Centro Studi lancia il suo ultimo grido al mondo politico e alla cittadinanza: «L’Amministrazione Comunale di S.Nicandro G.co - si legge in un comunicato diffuso su Facebook - ha intimato di sgomberare entro il 20 agosto 2010, tutti i locali di Palazzo Fioritto sede del Museo Storico Etnografico e della Civiltà Contadina di S.Nicandro G.co. L’intimazione dello sfratto avviene a seguito della Delibera di Giunta n.103 del 02-07-2010. Lo sgombero di tutti i locali comporterebbe la distruzione dell’intera raccolta museale. Si fa appello ai componenti la Giunta Comunale e a tutti i Consiglieri Comunali i quali sicuramente sono all’oscuro di questa richiesta assurda perché prendano coscienza del significato e del valore culturale del Museo di S.Nicandro G.co e adottino tutti gli atti e le decisioni necessarie per la sua salvaguardia, tutelando in tal modo l’interesse della popolazione. L’appello è rivolto non solo ai cittadini sannicandresi , ma a tutti. La presente viene diffusa, perché anche’essi difendano il Museo».
 
Difficile capire il prosieguo della vicenda. Voci di corridoio attribuiscono al fondatore Michele Grana la volontà di portare tutti i reperti in un comune viciniore. Sta di fatto che molta gente, a quanto si apprende, avrebbe donato i pezzi nel corso degli anni, spesso in buona fede, per far si che rimanessero nel Museo Civico di San Nicandro, e non accetterebbe che Grana li sistemasse in altri contesti.
 
Di qui, si porrebbe a tal punto il problema: vi sono documenti scritti che attestano tali donazioni? E se ve ne fossero, i pezzi sono intestati al Museo o al Centro Studi? Di fatto, il presidente Carmela Stigliani aveva dichiarato in più occasioni che tutti i pezzi, tranne una pietra tombale di età tardoromana, sono di proprietà del Centro Studi.
 
M. V.
 
(Sull'ultimo numero de La Porta del Gargano, il reportage sul Museo Civico)

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