26 gennaio 2011 18:04

Ieri la prima con "Art", interpretato da Alessio Boni, Alessandro Haber e Gigio Alberti

Inizia la stagione teatrale sannicandrese, che quest’anno riparte con lo slogan "il teatro è dappertutto". Nonostante le difficoltà derivanti dall'inagibilità del Teatro Italia ieri è ricominciata la stagione teatrale sannicandrese con sede nei locali del Nuovo Auditorium di via Matteotti. La piece inaugurale è stata la brillante commedia "ART" di Yasmina Reza, con Alessandro Haber, Alessio Boni, Gigio Alberti, per la regia di Giampiero Solari.

Prima dello spettacolo il sindaco Squeo e l’Assessore alla Cultura Tricarico hanno esposto l’importanza di avere una stagione teatrale a San Nicandro Garganico. «La stagione teatrale - spiega il sindaco - è qualcosa che trascende dai colori politici delle varie amministrazioni comunali, è alimentata dalla voglia di partecipare della comunità sannicandrese che nonostante la mancanza del Teatro Italia è arrivata copiosa alla "prima" di questa nuova stagione».

La commedia, brillantemente interpretata dai tre protagonisti, trae spunto dall’acquisto di un dipinto molto costoso ed esplora i dissidi e i complessi intrecci che possono instaurarsi nei rapporti di amicizia, soprattutto di lunga data. L’affermazione della personalità di ognuno e gli eventi che possono mutare le prospettive di vita possono condurre a una perdita dell’altro cui si può sopperire solo raggiungendo la consapevolezza del valore assoluto che l’amicizia porta con sé.

Dopo lo spettacolo il nostro staff è riuscito a porre qualche domanda al cast.

- La commedia esplora la complessità dell’ amicizia. Come cambiano i rapporti quando le prospettive e le vite di ognuno cambiano? Può esistere amicizia laddove una delle due parti sente di esser sopraffatta dall’altra?

Haber: L’amicizia è come l’amore, due persone si scelgono perché si piacciono, si ammirano e decidono così di iniziare un percorso assieme. La differenza è che nell’amicizia non è contemplato il tradimento; un amico che tradisce è una cosa devastante. Nell’amore un tradimento si può preventivare e con molta forza anche superare.

Alberti: Nell’amicizia non può che esserci reciproca ammirazione, ma mai sopraffazione, come invece accade ai nostri personaggi che non sono del tutto esemplari nella loro ottica dell’amicizia.

- Signor Boni, la sua recente partecipazione ad una produzione statunitense (il film “The tourist” in questi giorni nelle sale cinematografiche) le avrà consentito di valutare quali sono le differenze tra il cinema italiano e quello straniero.

Boni: Le produzioni statunitensi sono colossali, il cinema in USA rappresenta la terza industria nazionale e si investe fortemente in quel settore. Se c’è una cosa che differenzia il cinema italiano da quello americano sono i soldi. Gli investimenti fanno si che in America sia possibile avere a disposizione nell’immediato tutto ciò di cui il regista, lo sceneggiatore, gli attori hanno bisogno per lavorare bene. In Italia bisogna aspettare anni per poter avere attrezzature tecnologiche a disposizione e solo per tempi ristretti. Ma non dimentichiamo che il cinema è “nato” anche qui. Dopo i fratelli Lumiere registi italiani, come Fellini per citarne uno, hanno fatto la storia del cinema, tanto che persino registi americani come Orson Welles all’inizio delle loro carriere imparavano a carpirne i segreti e li mettevano in pratica nel loro lavoro.

- C’è ancora speranza per il cinema nostrano? Soprattutto alla luce dei recenti tagli alla cultura?

Alberti: La situazione non è rosea. La cultura è un bene comune e questi tagli hanno solo impoverito un settore che da lavoro a molti ma soprattutto arricchisce le menti e crea una coscienza civile.

- Quali consigli dareste ai ragazzi che oggi sognano di diventare artisti, senza scendere a compromessi? Vale la pena di lottare per le proprie aspirazioni e velleità artistiche?

Alberti: Purtroppo in molti tentano di sfondare, in modi più o meno giusti, nel mondo dello spettacolo. Alcuni hanno vero talento, altri un po’ meno, altri ancora no. In prospettiva però la meritocrazia esiste ancora e l’impegno premia.

Boni: Perché no? Certo vale la pena assolutamente lottare se si è fermamente convinti delle proprie capacità e si ha talento. La gavetta c’è per tutti, non ci si afferma così all’improvviso. Ma gli sforzi e i sacrifici fatti, alla fine, premiano sempre.

Giulia Borrelli

Foto di Domenico Maria Mascolo

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