22 febbraio 2012 11:33

La lettera del Vescovo della Diocesi di San Severo

«Sorelle e fratelli carissimi,

Quaresima è riscoperta dell’essenziale, sull’esempio di Gesù che spogliò se stesso e si fece nostro servo (cf. Fil 2,7).

Quaresima, tempo di ascolto attento, obbediente, fiducioso di Colui che parla al nostro cuore, come padre a suo figlio. Nel corso di quaranta "giorni santi", Dio ci dirà la profondità e la radicalità del suo amore anche attraverso le letture della liturgia (Breviario e Santa Messa). Ma se il sentire l'Amato non basta mai, la "lectio divina" sarà avvertita come l'esigenza di entrare sempre più profondamente nell'atmosfera amorosa di "intendersela con Dio come con un amico" (S. Teresa d'Avila). Ed allora non ci accontenteremo più dei brani proposti dalla liturgia, ma ne sceglieremo anche altri, centellinandoli per gustarne la profondità di messaggi e trarne forza per il nostro cammino di fede.

Quaresima, dunque, tempo di meditazione, di discernimento, di scelte: "Ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione. Scegli dunque la vita perché viva tu e la tua discendenza, amando il Signore, tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a Lui, poiché è Lui la tua vita e la tua longevità, per abitare così nel paese che il Signore ha giurato di dare ai tuoi Padri, Abramo, Isacco e Giacobbe" (Deut. 30,19s).

Quaresima, tempo di preghiera intensa, vibrante, sincera a Colui che - lo sappiamo molto bene - ascolta, sempre ma specialmente nelle difficoltà spirituali e quando, pentititi dei nostri peccati, Gli chiediamo perdono.

Quaresima è un vero ritiro pasquale condotto e vissuto da e con tutta la Chiesa. E' il grande e lungo ritiro della comunità diocesana, parrocchiale, familiare e personale.

Ritiro incorporato nel ciclo liturgico che, durante questi giorni, ci prepara al più grande, al più santo dei misteri: quello pasquale di morte e risurrezione di Cristo,che addossa su di sé le nostre fragilità e i nostri peccati.

Dinanzi a Dio, al cospetto del Trevolte Santo, portiamo la nostra persona, le nostre comunità nella loro realtà. Dinanzi a Lui non vergogniamoci di piangere, mossi dalla Sua grazia che purifica; non fingiamo di aver dimenticato le nostre colpe e omissioni perché la Sua misericordia le cancelli; non mascheriamo le nostre povertà di mente e di cuore perché lui ci arricchisca con la sua benevolenza; non scusiamo i nostri egoismi, le lacrime che abbiamo fatto piangere a sorelle e fratelli, i malevoli giudizi nei confronti degli altri, le scuse accampate per non tendere la mano o donare un sorriso.

Gli impegni quaresimali della preghiera, del digiuno e delle opere di misericordia vengono, non raramente, intesi in modo personalissimo e minimale: recitare qualche formu la devozionale, privarsi di qualche ghiottoneria, dare qualche centesimo in elemosina. Non sono queste cose che Dio chiede a noi. La preghiera va finalizzata alla comunione con il Signore, alla consuetudine di vita con Lui. Il digiuno non è riducibile a qualche privazione di cibo, ma alla metanoia spirituale. Le opere di misericordia, poi, più che gesti della mano sono gesti del cuore che, nei limiti della reale possibilità, si apre alle necessità materiali e spirituali del prossimo. Il prossimo, come Gesù ha testimoniato e insegnato, non è soltanto colui che ci troviamo accanto ma anche colui al quale ci avviciniamo(farsi prossimo).

Paolo Evdokimov, laico teologo russo, pioniere dell'ecumenismo nel suo libro "L'ortodoxie-unité chrétienne: Pages Documentaires" scrive: "Un tempo l'ascesi dei Padri del deserto imponeva digiuni e privazioni intense ed estenuanti; oggi la lotta si sposta. L'uomo non ha bisogno di un dolorismo supplementare: cilicio, catene, flagellazioni, rischierebbero di sfibrarlo inutilmente. La mortificazione del nostro tempo consisterà nella liberazione dal bisogno di stupefacenti: fretta, rumore, eccitanti, droga, alcool di tutti i generi. L'ascesi consisterà più che altro nel riposo imposto, nella disciplina della quiete e del silenzio, dove l'uomo ritrova la facoltà di concentrarsi per la preghiera e la contemplazione, perfino in tutti i rumori del mondo, nella metropolitana, fra la folla, ai crocicchi di una città. Ma più di ogni altra cosa, l'ascesi consisterà nella facoltà di comprendere la presenza degli altri, gli amici di ciascun incontro. Il digiuno,all'opposto della macerazione inflitta, sarà la rinuncia gioiosa al superfluo, la sua spartizione con i poveri, un equilibrio sorridente, spontaneo, pacato" (pag.34).

Nulla contro le forme di rinuncia, di mortificazione. Ma se queste dovessero coabitare con un'anima inquieta, con un cuore duro, con un'esistenza infeconda, sicuramente non sarebbero gradite a Dio.

Infatti, il protagonista della Quaresima è Dio che, in Cristo Gesù, si fa mano che afferra le nostre mani, voce che ci consiglia, luce che illumina il cammino, maestro che insegna il sentiero della vita, pane che nutre spiritualmente, acqua che disseta le nostre arsure, amico che consiglia e consola, amore che si immola per rompere le catene delle nostre schiavitù.

E' Dio, il protagonista, che, Padre buono, attende il ritorno del figliol prodigo per ridargli, con l'abbraccio affettuoso della riconciliazione, la dignità che, nella terra lontana, il peccatore aveva sfilacciata con le sue disavventure.

Padre buono che attende il rientro dai deserti della propria protervia, del proprio egoismo, della propria invidia il figlio maggiore; lo attende, lo calma e lo invita a fare festa per il fratello ritrovato.
Protagonista è Dio che, in Cristo Gesù, assume la funzione di servo, il servo di JHW di cui parla il profeta.

Un servo che annunzia l'amore del Padre, confermando le sue parole con miracoli e, addirittura, ridando la vita ad alcuni che avevano già varcato la soglia della morte. Un servo che, prima di iniziare il ministero di salvezza, rimane quaranta giorni e quaranta notti nel deserto per pregare, nutrirsi di erbe, essere tentato dal diavolo (divisore) e prepararsi al radicale compimento della volontà del Padre.

Le prime parole del Suo annuncio furono luminose, piene di gioia: "Il regno di Dio è vicino!". E raccomandò: "fate penitenza e credete al vangelo"(Mc 1,15). Questo ultimo invito lo ripeteremo quando, mercoledì delle ceneri, imporremo un pizzico di cenere sul nostro capo: gesto significativo che, mentre ci ricorda che siamo un nulla che, amato da Dio, è capace d'infinito; ci introduce ai quaranta giorni ed alle quaranta notti della Quaresima che vivremo in spirito di penitenza, di preghiera, di carità.

Voglia il Padre buono riaccoglierci come il figliol prodigo nel suo abbraccio ed invitarci, come il figliolo più grande, di cui parla la parabola lucana, nella sua casa e, soprattutto, nel suo cuore. In comunione di preghiera, vi benedico tutti e ciascuno».

Lettera di Mons. Lucio Renna

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