28 dicembre 2012 08:36

Si pensa già all'edizione del 2013

La peripezia di Maria e Giuseppe per trovare un alloggio in cui partorire è stata felicemente rappresentata il 24 dicembre dalle ore 10,30 alle ore 12,00. Una chicca per i cultori delle sacre rappresentazioni, per i fotografi e cineasti amatori da conservare nei loro archivi. E, grazie a questi amatori, spezzoni di vita reale rivivono dopo anni di vita.

La rappresentazione, ideata e voluta dal nuovo Parroco Padre Antonio D’Orsi, dal 24 dicembre 2012 è entrata con un grosso successo di pubblico e di critica nell’alveo delle tradizioni religiose popolari sannicandresi. Non è facile che una primizia abbia subito un successo. Sicuramente alla seconda edizione 2013 avremo anche pubblico devoto di altre cittadine vicine.

Un grazie al sito www.sannicandro.org per aver dato spazio a tale evento e lo sta dando anche ora con il sunto dell’avvenimento già svolto. Molti sannicandresi che vivono, per ragioni di lavoro, all’estero e in Italia e che non sono potuti venire per il Santo Natale, attraverso il sito www.sannicandro.org sono venuti a conoscenza di questa nuova manifestazione e hanno telefonato in redazione e allo estensore dell’articolo complimentandosi con il nuovo Parroco per aver introdotto una manifestazione il cui contenuto storico veniva raccontato dai nostri nonni.

Personalmente la cosa che mi ha colpito di questa storia narratami da nonna Celeste è stata la lingua forcuta delle persone che si trovavano lungo le strade percorse da Maria, Giuseppe e l’asinello.

Vedevano Maria sull’asinello e la criticavano perché faceva camminare a piedi l’anziano Giuseppe; vedevano Giuseppe sull’asino e Maria con quel grembo rigonfio camminare a piedi e criticavano Giuseppe, quando videro Maria e Giuseppe entrambi seduti sull’asinello, mia nonna, a questo punto, ripeteva con voce forte di chi litiga: «ma guarda a quei due incoscienti, come non si vergognano a stare in due su quel povero asinello che sta quant ce sgroccula!!!!» (qui la nonna ha usato il dialetto per rendere la caduta dell’asinello, fragile, sotto un peso che non poteva sorreggere).

Quando, tempo fa, la canzone «... e ti tirano le pietre», che ebbe un successo enorme per il contenuto e per la musica, ma soprattutto per la verità che esprimeva, ricollegai questo testo al racconto della nonna Celeste e pensai subito che il paroliere, che aveva scritto quei versi, sicuramente aveva anch’egli avuto una esperienza simile alla mia. Alla fine quelle persone che avevano elargito critiche se la presero ancora con entrambi i protagonisti perché andavano a piedi mentre potevano sfruttare la comodità che offriva un asinello!.

Anche Padre Antonio ha sottolineato questi giudizi avventati e sommari della gente quando si trova difronte a un frate, tra l’altro parroco, girare per le strade della città a raccogliere giovani. Non si capisce che quel frate non fa altro che il suo dovere di accoglienza.

Basta ricordare gli esempi di don Bosco e di San Filippo Neri e ultimamente Madre Teresa di Calcutta che andava in cerca del Prossimo ammalato per dargli un’accoglienza tutta conforto. E la gente che fa? Ti tira le pietre! Ma perché? Perché facendo quelle opere buone le persone contrarie si sentono menomati (e l’invidia che hanno dentro lacera i loro cuori e sparlano!). Ma Padre Antonio, ai novelli farisei, ripete le parole di Gesù: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico» (Mt 9,12; Lc 5,31).

Il 24 dicembre 2012 è già una data storica per la nostra città che ha visto postare nella storia delle tradizioni popolari un evento semplice, ma denso di significati, specie per chi è cristiano cattolico. E assieme all’evento saranno ricordati anche i personaggi che hanno impersonato Maria (Carla Bonfitto), Giuseppe (Michele Placentino) e i proprietari delle locande alle quali i due hanno bussato senza avere una risposta positiva. Nella locanda della Contessa Lucia non c’erano posti; non c’erano posti neanche nella Locanda di Guerrieri Concetta; e non c’erano posti neanche nella Locanda di Lella Vittoria.

Al termine del loro viaggio i due, stremati, hanno finalmente trovato una Stalla dove rifugiarsi e far nascere il nostro Redentore. Non una Stalla qualsiasi, ma una delle Stalle-Chiese da Lui fondate, dove i credenti si riuniscono per lodare Dio nella sua Trinità e per ringraziarLo per tutto l’amore e la pazienza che ha per tutti noi.

Padre Antonio ha trovato il posto nella sua Chiesa per la nascita del nostro Redentore con l’accoglienza dovuta e sentita e ai cittadini presenti ha lanciato un appello di speranza che è frutto del coraggio di affrontare strade irte di ostacoli per arrivare a Cristo. Dal buio della galleria che stiamo attraversando, ha continuato, arriveremo alla Luce. E ha invitato tutti alla perseveranza con i suoi modi dolci e con il suo sorriso accattivante, tipici della sua gente partenopea.

Guarda il video dell'evento su sannicandro.tv

Matteo Gioiosa

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