21 febbraio 2010 17:43

Il simulacro ritrova la sua bellezza ottocentesca

E’ rientrata ieri mattina la veneratissima statua del Cristo Morto di San Nicandro Garganico, dopo essere stata sottoposta ad un restauro conservativo durato circa un anno.

Il lavoro, eseguito dal restauratore sanseverese Raffaele D’Amico, che da anni presta la sua opera per la statuaria sacra di quasi tutte le chiese sannicandresi e dell’intera provincia di Foggia,  si era reso necessario non solo per gli strati cromatici accumulati nel tempo ma soprattutto per l’usura, che ne aveva compromesso alcune parti, essendo l’immagine fatta interamente in cartapesta.

Dall’intervento, eseguito sotto la direzione della Soprintendenza ai Beni Artistici di Puglia, è riemersa la cromia originaria, opportunamente consolidata e ripulita, fino a rendere in modo quasi reale il corpo flagellato del Cristo crocifisso.

Sotto il guanciale del Cristo, inoltre, la ripulitura ha riportato alla luce un’iscrizione: “Sotto la Prefettura di N. D. A., G.no Fiore scultore 1870”. Il testo sembra riferirsi – come sostiene D’Amico – al cartapestaio napoletano Gennarino Fiore, vissuto proprio nella seconda metà dell’Ottocento.

Per l’acronimo, invece, è ipotizzabile il riferimento ad un priore (“prefetto”) dell’Arciconfraternita del SS. Sacramento, che secondo la consuetudine locale si identifica come la proprietaria di tutte le statue dei Misteri.

Il Cristo Morto, da sempre custodito in una scarabattola del 1899 – anche questa restaurata dal sannicandrese Alessandro Manduzio – è il pezzo privilegiato, per devozione dei fedeli, nell’antica Cappella dei Misteri sita nella Chiesa Madre di San Nicandro, attualmente chiusa per i restauri.

Il simulacro sarà esposto nella chiesa di S. Giovanni fino al 18 marzo, per essere poi preparato all’uscita del Venerdì Santo nella caratteristica e rinomata processione dei Misteri.

Soddisfazione è stata espressa dal parroco don Roberto De Meo per i contributi economici di molti devoti e fedeli, senza cui l’opera sarebbe stata irrealizzabile.

Matteo Vocale

(Foto G. Di Tullio)

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