18 ottobre 2012 09:41

Il caso di una donna costretta su una sedia a rotelle

E' ancora un caso di mala sanità ad assurgere agli onori della cronaca, questa volta non per negligenze professionali di sanitari, ma, come ancora più spesso succede, per l'assoluta inadeguetezza di una struttura pubblica, quella del presidio Asl di piazza Europa.

Una sorta di bunker disseminato di incredibili barriere architettoniche che lo rendono inaccessibile agli invalidi, un luogo che incarna il paradosso della deficitaria struttura sanitaria pubblica della Asl, proprio nella cittadina che, grazie all'ospedale "Casa sollievo della sofferenza" e al poliambulatorio collegato, è universalmente conosciuta per l'eccellenza sanitaria.

Accade così che una donna affetta da una patologia invalidante che la costringe su una sedia a rotelle sia costretta a rinunciare alla visita specialistica perchè impossibilitata a raggiungere il primo piano dell'appartamento adibito a sede del presidio sanitario della Asl.

Gradini all'ingresso del portone e rampe di scale interne sprovviste di montascale ne rendono praticamente impossibile l'accesso. «Da tempo attendevamo una visita ortopedica specialistica per mia madre, affetta da poliartrosi diffusa con microfratture che la immobilizza ad una sedia - spiega la figlia Rosa Facchino, di San Nicandro Garganico, protagonista suo malgrado insieme alla madre dell'assurda vicenda -. I tempi di attesa per l'Asl di San Severo erano lunghissimi in quanto le prenotazioni sono chiuse per tutto il 2012, quindi eravamo contente di riuscire ad avere una prenotazione per una data ragionevole alla Asl di San Giovanni Rotondo.

Fiduciose, ci siamo recate sul posto il giorno stabilito, per constatare immediatamente che per mia madre, sulla sedia a rotelle, sarebbe stato impossibile fare quella visita per l'evidente inaccessibiltà della struttura a causa delle notevoli barriere achitettoniche che non permettono di raggiungere lo studio medico al primo piano»

Nessun rampa all'ingresso, nessun montascale all'interno né tantomeno un ascensore, quei 25 gradini sono un'enormità per l'invalida e per la figlia che, prese dalla rabbia e dallo sconforto, chiedono aiuto ai sanitari e al medico per trovare una soluzione, ma senza risultato: l'alternativa non esiste.

«Non posso certo visitare sua madre in mezzo alla strada solo perchè siamo in queste condizioni» l'obiezione (giusta) del medico riferita dalla signora Facchino alla quale viene riconsegnata l'impegnativa della prestazione sanitaria per ricominciare la trafila presso altre strutture. Intanto da San Giovanni Rotondo i residenti fanno spallucce, stanchi anche loro di denunciare e segnalare una situazione nota da sempre, in attesa che parta al più presto la realizzazione della nuova sede della Asl che pare dovrebbe sorgere in corso Roma. Sì, ma nel frattempo?

Fonte: Anna Lucia Sticozzi per La Gazzetta del Mezzogiorno

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