14 luglio 2017 20:35 Attualità di Matteo Vocale

E' il sesto centenario in vita residente a San Nicandro Garganico

Festeggia oggi il suo 100esimo compleanno Martino Bortone, ultimo partigiano di San Nicandro Garganico ancora in vita, che il 19 luglio dello scorso anno aveva ricevuto un riconoscimento da parte dell'ANPI (Associazione Partigiani Italiani) "per la sua fedeltà agli ideali di patria e di giustizia".

Il 14 gennaio del 1940, all'età di 23 anni - come racconta lui stesso in un'intervista all'etnografo locale Michele Grana - partì solo da casa prendendo il treno San Nicandro - Foggia dove, registrato al distretto militare, fu dirottato a Bari e la sera stessa imbarcato per il porto di Durazzo (Albania). All'imbrunire del giorno seguente, con i suoi commilitoni era già sul fronte greco-albanese, dove incontrò altri conterranei della Capitanata e del Gargano con cui onorò la patria italiana fino al 26 ottobre 1945: cinque anni in guerra, gli ultimi tre dei quali passati senza avere notizia alcuna della famiglia, così pure i suoi familiari erano ignari se fosse ancora in vita. Provvidenziale fu l'incontro con il commilitone De Biase Francesco, di Cagnano Varano, già conosciuto all'arrivo, il quale gli annunciò che stava per ritornare a casa. A lui Bortone affidò due lettere, una per la moglie e l'altra per i suoi genitori, perché sapessero che era ancora vivo. Un episodio che Bortone ha sempre raccontato con molta commozione. 

Nell'aprile 1941 l'esercito italo-tedesco aveva nel frattempo conquistato la Jugoslavia e la divisione di Bortone fu inviata ancora al fronte, sul confine slavo-albanese, dove si combatteva contro l'esercito popolare del comunista croato Josip Broz, detto Tito, fautore di una lotta di liberazione di quei territori dalle forze dell'Asse Roma-Berlino. L'8 settembre del 1943, a seguito dell'Operazione "Achse", con cui i tedeschi bloccano ogni iniziativa italiana nei territori dalmati, mossa che di fatto andrà a disarticolare ogni collegamento tra tedeschi e italiani e all'interno delle singole unità. Ne consegue che ogni comandante reagì in modo diverso alle richieste di resa dei tedeschi. E mentre le divisioni Zara, Isonzo e Ferrara si arrendono senza neanche provare a resistere, molte altre unità, tra cui quella di Bortone, passano senza tema con i partigiani di Tito.

"Dopo un anno di tempo - racconta Bortone nell'intervista - questi tedeschi li abbiamo annientati e sono scappati via di qua e di là". Passa ancora un anno ma del rimpatrio nessuna notizia, nonostante varie rassicurazioni. Così, il 21 settembre del 1945, mosso dai patimenti fisici e dalla fame in Bosnia Erzegovina, Bortone escogita di scappare per via aerea, naturalmente rischiando di essere fucilato al primo controllo. Il mattino seguente, come se dovesse "giocare al lotto, tra vivo o morto", uscì dalla tenda e cominciò a puntare uno dei sei aerei delle forze alleate (inglesi e americane) che due volte a settimana atterravano nel campo di fortuna dev'era di stanza, i quali "prelevavano soldati e portavano via ma prima i montenegrini e poi se avanzavano gli altri".

Riuscito a superare la prima sentinella, fu intercettato dal secondo di guardia che gli chiese dove andava: rispose che stava raggiungendo dei compaesani per consegnare una lettera per i suoi familiari: gli fu intimato di muoversi o gli avrebbe sparato. Avvicinandosi alla fila dei soldati che si stavano imbarcando, soggiunge un messaggio fonico circa l'attesa di qualche soldato italiano ammalato. Così Bortone corre avanti fingendosi ammalato e zoppicante e viene fatto entrare nel sesto aereo, dove trova un solo posto vuoto che lo attendeva: erano le 11 del mattino. Durante il viaggio, cominciò a pensare allo sbarco e al rischio che l'avrebbero preso per disertore. Allora alzatosi va a bussare alla cabina di comando dell'aereo, dove pur non parlando l'inglese, riesce a farsi capire di essere soldato italiano e, con un gesto eloquente, che stava scappando. I militari americani comprendono la situazione e non perdono tempo ad inserire il suo nome nel registro degli imbarcati. Un'ora di volo e Bortone atterra a Bari e, il giorno seguente, riesce finalmente a raggiungere casa e a riabbracciare sua moglie e i genitori tra lacrime di gioia. (QUI il video del'intervista di Michele Grana del 2012).

Con Martino Bortone sale a sei il numero dei centenari e ultracentenari ancora in vita residenti a San Nicandro Garganico, mentre la città si prepara ad accogliere la settima "secolare" il prossimo 5 agosto.

(Foto Angelo Frascaria)

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