17 luglio 2017 09:11 Attualità di Federico Giagnorio

    È strano come ogni giorno accadano sempre lo stesso numero di eventi utili a riempire la stessa quantità di pagine di un giornale. Quegli stessi avvenimenti riescono a coprire con esattezza anche trenta minuti di telegiornale, ma non solo, riempiono con precisione le venti pagine di cronaca, le dieci di politica, le quattro pagine di sport, la pagina di spettacolo e così via. Ovviamente ho dato numeri a caso, ma il concetto penso sia chiaro. Pretendere di capire cosa accade nel mondo leggendo un giornale è come cercare di capire la velocità del vento leccandosi un dito e puntandolo in alto.

    Purtroppo non è chiaro a molti che un giornale è solo una fotografia della realtà; gran parte dello scenario lo puoi guardare solo ad occhi nudi. Il giornale è una fotografia, qualche volta ritoccata, ingrandita al massimo su una locusta per farti credere sia un alieno. Perché è il lavoro del giornalista creare allarmismo, è il suo modo di rendersi interessante.

    Va bene, faccio un piccolo passo indietro. Non è mia intenzione demonizzare la categoria, anzi. Senza i loro occhi vivremmo in un mondo più piccolo. Il vero problema sta nell’attaccamento che hanno alcuni di loro verso delle tematiche, tralasciandone altre, col solo scopo di influenzare l’opinione pubblica e, ancor peggio, la serializzazione di un fatto, solitamente di cronaca. Anche se non sempre è strettamente colpa del giornalista, sono i “piani alti” a stabilire le regole.

    Premetto due semplici verità. Nessuno può essere completamente imparziale e oggettivo; qualsiasi cosa passi attraverso la nostra ragione è filtrata dal proprio essere, che a sua volta è stato plasmato da esperienze personali, scelte di vita e convinzioni. La seconda – la peggiore –, una certa schiera di giornalisti non decide cosa scrivere, solo quali parole usare, e mi riferisco a questioni di rilevante importanza.

    Vi siete mai chiesti come mai ogni giorno tutte le testate riportino le stesse notizie di prima pagina? In Italia avvengono tre omicidi ogni quattro giorni. Per quanto anche un solo omicidio l’anno sarebbe aberrante, la percentuale è tra le più basse d’Europa, per fortuna. Eppure, per mesi, l’unico omicidio di cui si parlerà, ne sarà uno solo.

    La spiegazione è semplice. Non si scopiazzano certo tra di loro, hanno un’unica fonte che decide cosa trattare oggi, o meglio domani, essendo tutto deciso prima: le agenzie di stampa. Altro fattore da considerare: ci danno esattamente quello che vogliamo, e ci dicono esattamente quello vogliamo sentirci dire.

    La gente ormai ci ha preso gusto, segue appassionatamente le vicende come fosse un thriller, l’unica differenza è che il morto c’è stato per davvero. Principalmente il giornalista dirà che Laura Palmer è morta a persone che non hanno mai saputo che Laura Palmer fosse viva. Toccherà i vostri cuori e vi farà appassionare alla sua tragedia, rendendola merce. Brutto da dire, ma una cruda realtà.

    Notavo un giorno di come questo “nuovo” modo di fare notizia sia andato di pari passo al nuovo modo di fare cinema. “Omero è nuovo questa mattina e niente può essere così vecchio come il giornale d’oggi” diceva Charles Péguy: ormai ha torto. Una volta, superato mezzogiorno, col giornale si poteva avvolgere le patate; adesso è una puntata di un infinito film giallo girato sulla realtà. Novanta minuti di film non sono più interessanti ormai, l’attenzione è andata verso le serie televisive, e così il giornalismo.

    Saranno punti di vista, ma tutto questo lo reputo seriamente dannoso per la società. È incalcolabile il numero di persone che non ha altra opinione che quella della sua trasmissione preferita o del suo giornale. Ancor più numerosa quella facilmente influenzabile.

    Tutto va preso con le pinze. Quando vi diranno che i mariti ammazzano le mogli, non è da escludere che avvenga anche il contrario, solo, è lontano dai riflettori. Quando vi diranno che bande di immigrati saccheggiano attività commerciali, nel frattempo ci saranno altrettanti connazionali che fanno la stessa cosa. Ti porteranno a credere che le cose vanno in un certo modo per plasmare la tua opinione.

    Poi c’è la contro-informazione che farà credere a te lettore di far parte di un’élite di prestigio che conosce la verità sui fatti: anche quella va messa in discussione. Non basta dire “nero” quando tutti dicono “bianco” per essere credibili e originali.
    Tutto va letto, capito e ponderato, la verità sta sempre – o quasi sempre – nel mezzo. Leggete, informatevi e contro-informatevi. L’importante è farsi una propria opinione che non sia quella di un altro. Ma soprattutto, non prendete una posizione solo perché è la più comoda. Da che parte saremmo stati quando Galilei stravolse le convinzioni del mondo?

    “Se non leggi il giornale sei disinformato, se lo leggi, sei male informato”. Giudichiamo i fatti guardando in faccia ai fatti. Non possiamo sapere se il mondo sta andando peggio, o semplicemente, se i giornalisti stanno lavorando di più.

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