14 agosto 2017 21:23 Attualità di Federico Giagnorio

    Soffro di vertigini e me ne frego. So che è solo un paletto che la mente vuol conficcare tra i miei ingranaggi. Certe cose non te le sai spiegare: è una paura innata? O c’è stato qualche avvenimento che l’ha impiantata in un angolino della mia testa? Non lo so e me ne frego anche di questo.

    Qualsiasi tipologia di paura ha una radice comune: la mancanza di controllo. Non avere controllo e padronanza in ciò che stiamo facendo, l’ignoto, non sapere quello che potrebbe accadere domani o muovendo il prossimo passo, è il primo freno che possiamo mettere nella nostra vita. Non sarebbe un problema se questo non ci condizionasse. Vivere il presente con il timore del futuro addosso, non ti permette di vivere appieno il tuo momento e, cosa peggiore, ti attanaglia e non ti fa costruire il domani.

    Dovevamo andare a Mirabilandia, una meta proibita se soffri di vertigini. La parola d’ordine in un parco divertimenti è “svago”, ma soprattutto “adrenalina”. Da perfetto idiota ho aperto le danze nel peggior modo possibile con le Oil Tower, quelle che una volta chiamavano Torri Gemelle, rinominate per ovvi motivi. Ti siedi, sali in alto per sessanta metri e dopo qualche secondo precipiti in caduta libera verso il terreno a quasi cento all’ora. Non so, forse l’ho fatto perché preso dalla foga non mi sono soffermato troppo a pensare, nonché dar modo alla paura ti farsi spazio tra i pensieri.

    Quando ho realizzato era troppo tardi. Ormai l’imbracatura era fissata e la giostra si stava muovendo. A sessanta metri da terra perdi il respiro e capisci di essere impotente, ormai sei nelle mani di quell’aggeggio infernale. Cosa peggiore, non sai quando andrà giù.

    È solo un istante. Il freno si è sganciato e via, in un solo secondo ho provato una delle sensazioni più belle della mia vita. Zero paura. Capisci che il momento di massimo pericolo, è il momento di minor paura. Lei l’avevo lasciata in cima alla torre senza dargli tempo di venire con me.

    Perché mai una persona dovrebbe fare una cosa del genere? Perché mai dovremmo scalare una montagna, fare bungee jumping o salire sulle montagne russe? Soprattutto se ne siamo terrorizzati? Per fare le prove generali.

    A cosa dovrebbe mai servirmi quella paura? Quella come tante altre. Le cose migliori della vita si trovano oltre il terrore.

    Ci sono cose che meritano il tuo tempo e le tue attenzioni, le metti da parte solo per paura di affrontarle. Superato quell’ostacolo, non solo cambierai tu, ma anche le persone che conosci, che frequenti, e da quel preciso istante ti presenteranno quanto di meglio hanno da offrirti. Alla fine non siamo l’immagine che ci disegniamo addosso, siamo solo essenza. Quando diciamo di avere paura, non facciamo altro che costruirci una gabbia attorno. Non ci rendiamo conto di farlo, eppure c’è. Gabbia da niente, perché ne abbiamo la chiave: l’abbiamo costruita noi!

    Ciò che siamo giace oltre la personalità e la percezione degli altri. Siamo sempre all’altezza, niente è più grande di noi, dei nostri progetti. Ed è proprio questo il punto: smetterla di chiamarli “sogni nel cassetto” e cominciare a chiamarli “progetti”.

    Abbiamo sempre due scelte: paura e vivere.

    Molti scelgono la propria strada per paura di affrontarne altre, perché considerate difficili o fuori dai canoni imposti dalla società; neanche ci proviamo a percorrerle.

    A cosa serve avere paura se dopo ogni esperienza fatta diciamo che eravamo stupidi ad averne? Superate le più grandi paure, troveremo ciò che di meglio la vita ha da offrirci.

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