27 agosto 2017 18:29 Attualità di Federico Giagnorio

    Non è un po’ strano che in tutte le discussioni che abbiamo avuto, litigi o battibecchi di qualsiasi tipo e natura, abbiamo sempre avuto ragione?

    Non è ancor più strano che una domanda del genere non ce la siamo mai posta?

    Potrei fermarmi qui, nella speranza che abbia colto nel segno. Sono sicuro di esserci riuscito, almeno in parte, ma preferisco andare oltre, giusto per non dare adito a incomprensioni.

    Incomprensioni, già, le colpevoli di tutto; la ragione per cui molti rapporti umani vanno a farsi benedire. Non me ne vogliate, ma devo ridimensionarvi: non sempre avete avuto ragione. Suvvia, non può essere, anche se la mettiamo sul piano della statistica. Tutti crediamo di averne, sempre, e se per assurdo così fosse, chi ha torto?

    Che poi, parlare di torto e ragione è un po’ come parlare di caramelle. Uno potrebbe chiedersi: “Cosa significa parlare di caramelle?” Appunto!

    Abbiamo tutti dentro un mondo di cose. Ognuno ne ha costruito uno dentro di sé, un po’ alla volta, sin dall’infanzia. L’ha costruito in base alle cose trasmesse dai suoi genitori, parenti, amici, nonché dalla cultura del suo popolo. Un italiano è completamente diverso da un coreano, e ancor più diverso dal suo vicino di casa. Come possiamo mai capirci e comprenderci a fondo se nelle parole che io dico, nei gesti che io faccio, nelle azioni che compio, ci metto un significato, un senso e un valore che do alle cose che porto dentro di me, mentre chi le ascolta le recepisce col valore che attribuisce alle cose che ha dentro di sé e che fanno parte del suo mondo?

    Rileggetelo pure, se non l’avete già fatto: reminiscenze pirandelliane. Quando lo scoprii a scuola non mi sembrava il caso di studiarlo, bensì di amarlo. Diceva queste cose circa un secolo fa e sono ancora attuali; le sarebbero state anche mille anni addietro: l’incomprensione è da sempre motivo di rottura tra i popoli.

    Ricordo un amico. Venne in Italia coi primi sbarchi dall’Albania sulle coste pugliesi agli inizi dei Novanta. Ovviamente non conosceva un singolo vocabolo della nostra lingua. La prima cosa che ricorda è di quando gli chiedevano – a gesti – se avesse fame. Lui scuoteva la testa a destra e a sinistra e quelli non gli davano da mangiare, a ragion veduta. Magari avrà pure pensato che eravamo scemi, fin quando capì che se la muoveva in alto e in basso, qualcosa arrivava nel suo piatto.

    La spiegazione è semplice. Quello che viene considerato un nei nostri gesti, in Albania significa No, e viceversa. Gli chiedevano se avesse fame, lui rispondeva di sì, in un posto dove quel gesto significava “no”.

    Adesso vi chiedo: chi dei due aveva torto?

    Il torto ce l’abbiamo noi a voler stabilire, sempre e per forza di cose, la parte della ragione. Semplicemente incomprensione, codice diverso, linguaggio diverso.

    Come se non bastasse, ci stiamo complicando le cose. Osservando le ultime generazioni, il motivo numero uno di incomprensione è diventato il “Visualizzato alle ore…”

    Dannata tecnologia! Quella che dovrebbe unire e accorciare le distanze, le sta rendendo sempre più ampie.

    Le incomprensioni sono figlie del silenzio e nessuno ne è immune, quello che fa la differenza è la volontà di superarle. Quando le cose andranno storte in una qualsiasi faccenda, anziché dannarvi su come dimostrare quanto grande sia l’errore della vostra controparte, chiedetevi se alla radice di tutto ci sia un’incomprensione e se c’è volontà dalla sua parte di superarla, ma soprattutto dalla vostra di parte. Molto probabilmente serviva solo il pretesto.

    Molti sono incompresi. Tantissimi restano incompresi perché sono incomprensibili. Conseguenza di ciò, una lite che amplifica un malinteso, ed è allora che, un singolo equivoco, manderà all’aria decine di intese. Forse doveva solo andare così, senza dannarci più di tanto. Ci sono persone che entrano nelle nostre vite non con lo scopo di restarci, solo erano lì per insegnarci qualcosa e lo capiremo dopo.

    Circondatevi di persone che guardano verso la stessa direzione. Neanche quelli saranno perfetti, d’altronde, chi lo è? Più di tutto, cercate chi vi comprende, per quello che siete e soprattutto per i vostri silenzi. Chi non comprende i tuoi silenzi, non capirà nemmeno le tue parole.

    Mal che vada, se sai di non poter essere inteso, taci. Ci sono cose che puoi dire senza parlare.

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