04 dicembre 2017 08:26 Attualità di Federico Giagnorio

    Quando scrivi una rubrica che parla del quotidiano, dell’ordinaria vita che viviamo tutti, compresi quegli uomini “straordinari” che in fondo sono esattamente come noi, da dove prendi spunto? Semplice, proprio dalla quotidianità! Allora aguzzi le orecchie, sottrai cinque minuti al tuo presente e vivi quel lasso di tempo da semplice spettatore.

    Cominci a buttar giù qualcosa, a scrivere un’introduzione al tuo discorso, al tuo monologo: hai ormai chiara la tua argomentazione. Rileggi quanto hai appena scritto: sì, può andare! Contestualmente noti una parola; l’hai appena scritta tu stesso, ma la rileggi come se l’avesse fatto qualcun altro.

    Ho sottratto cinque minuti al mio presente per avere un argomento, per mettere nero su bianco – in questo preciso istante – esattamente quello che avevo in mente; a sua volta andrà letto da te, fedele lettore, e ti regalerà cinque minuti di lettura, spero piacevole.

    Il presente, quello che abbiamo sempre vissuto e poco considerato. Quello che diamo per scontato perché è qui: non lo tangi, ma lo vivi. In questi casi a chiunque tornerebbe in mente la celebre locuzione latina, figlia delle Odi di Orazio: carpe diem. A pochi però, di considerare il suo seguito, ciò che dà completezza e maggior senso a quello che era l’invito del poeta: Carpe diem, quam minimum credula postero.

    “Mentre si parla, il tempo è già in fuga, come se ci odiasse. Così, cogli la giornata, confidando il meno possibile nel domani.”

    Secoli di evoluzione e progressi, e l’umanità vacilla come duemila anni fa. Ne parli per quei cinque minuti e ti ritrovi tutto il mondo d’accordo, tutti che annuiscono lenti e silenziosi, come quando il prete ti guarda durante la sua omelia; tutti che tornano ad essere esattamente quello che erano prima terminato il discorso. Gli americani li chiamano Yes Man.

    Ogni giorno va goduto per i beni che ci riserva la vita, l’attenzione non può solo essere rivolta verso i problemi, verso il passato o verso il futuro che sì, può essere “programmato”, ma non è prevedibile. Può essere costruito, ma solo con l’ausilio dell’unico strumento che abbiamo a disposizione, sempre lui: il presente.

    Dovremmo apprezzare ciò che abbiamo e invece passiamo la nostra vita come naufraghi, nella perenne attesa che arrivi il momento giusto per iniziare a fare qualcosa di utile. Non bisogna aspettare, il momento non potrà mai essere quello giusto. 

    «Mannaggia, proprio adesso doveva capitare?»

    Proprio adesso doveva guastarsi la macchina, rompersi la lavatrice, slogarmi il polso, arrivare la bolletta salata, perdere il lavoro, prendermi l’influenza?

    Non l’avete mai detta una frase del genere?

    Adesso vi chiedo: quand’è il momento giusto affinché possa succedere una di queste cose, affinché accada nel momento utile per poter essere tollerata?

    Il momento non potrà mai essere quello giusto perché ogni momento è quello giusto. 

    Ti riservo qualche secondo per pensarci all’ultima frase, al termine dei quali ho già una risposta pronta per te: inizia dove ti trovi e lavora con qualsiasi strumento tu abbia a disposizione, ne troverai di migliori mentre stai proseguendo, mentre ti dirigi a riva. Solo restando fermo sarà il tuo fallimento.

    Guardando al passato, non solo restiamo fermi, facciamo passi indietro. Guardando troppo al futuro, perdiamo tempo prezioso per cominciare. Ieri non è più, domani non è ancora.

    Il punto è che badiamo troppo al successo, al potere, al denaro che, di per sé non è sbagliato, è sbagliato solo l’approccio che abbiamo verso di loro. Come puoi avere successo se la tua mentalità e le tue azioni sono quelle di una persona che non sta perseguendo il suo obiettivo? Come puoi avere denaro se in te alberga lo spirito della povertà?

    Mentre ci piangiamo addosso, c’è chi ha piantato il suo albero di ulivo e comincerà a raccoglierne i frutti tra qualche anno. Si sarà mosso e penserà: “L’avessi fatto prima!”

    Noi invece? Per noi è troppo tardi?

    Il problema è che la maggior parte di noi dedica più tempo a cercare la raccomandazione giusta per superare “il concorso”, anziché studiare per superarlo. Tra le due, studiare è gratis e stipendia il tuo sapere. Sempre noi dedichiamo più tempo a trovare il modo giusto per fregare il prossimo, anziché ideare la svolta della nostra vita. Risultato: convogliamo forze e attenzioni nello scopo sbagliato.

    Ah, dimenticavo.

    «Che vita di merda!» è quello che sentivo pronunciare ieri sera da un amico.

    «Ma che stai dicendo? Lo pensi veramente?»

    Cominciò a ridere e mi rispose che in effetti non la pensava così sul serio.

    Troppe frasi pronunciamo con leggerezza in una vita che, in fondo, non ci basta mai.

    Questa avrebbe dovuto essere la mia premessa, ciò che ho ascoltato dopo aver “aguzzato” le orecchie. Alla fine so che anche il mio amico la pensa come me e, quanto detto, non sono i consigli adatti a lui, ne sono certo. D’altronde, una frase buttata lì a caso, può attecchire e danneggiarci più di quanto possiamo immaginare.

    Questa avrebbe dovuto essere la mia premessa, ma ormai ho già argomentato. E se proprio non vi va a genio, potrete sempre rileggere daccapo.

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