14 marzo 2018 16:50 Cultura di Giuseppe Scanzano

Cari lettori,

provo un grande piacere nell’interagire con voi. Molti di voi sono stati dei “liceali”; molti di voi avranno frequentato gli istituti superiori “tecnici, elettronici, elettrotecnici, di ragioneria, industriali”; chiunque abbia frequentato un liceo, un istituto d’arte, un qualsiasi istituto superiore, avrà avuto a che fare con Gabriele D’Annunzio. Il 12 marzo scorso, gli almanacchi ricordavano la nascita del poeta “Vate”. La memoria ricade subito alle interrogazioni in classe, oppure ai pomeriggi estivi, trascorsi a studiare i testi del “Piacere” o delle “Novelle della Pescara”! A proposito della sua vita, possediamo moltissime informazioni. Egli nacque a Pescara, il 12 marzo del 1863, e morì a Gardone di Riviera, il 1 marzo del 1938. Egli fu “cantore dell’età umbertina”; fu un militare, un politico, un aviatore, un poeta, un giornalista ed un esperto seduttore. L’immaginario collettivo lo ricorda come il conquistatore di “Fiume”. Il popolo non ha tutti i torti. Molti lo ricordano come l’amante dell’attrice teatrale Eleonora Duse e non solo; altri ancora lo ricordano come il padrone della grande casa, ora museo, del Vittoriale. Una figura poliedrica, la quale seppe conquistare generazioni di studenti. Per carità, esistono anche intellettuali non conformi alla sua idea di vita. Ricordo alcuni suoi aforismi: “Memento audere semper. In italiano: “ Ricordati di osare sempre”. Al solo sentire il cognome “D’Annunzio”, si evocano queste rimembranze o fantasie scolastiche. Siamo, forse, dei sognatori? Forse. Ci immedesimiamo in un passato che non esiste più? Anche. Io, penso, sinceramente, che di intellettuali come D’Annunzio, Montale, Manzoni, Pavese, ne abbiamo ancora bisogno.

Con affetto.

Giuseppe Scanzano.