28 marzo 2018 15:30 Cultura di Giuseppe Scanzano

       “Io abito a New York, e stavo pensando al laghetto di Central Park, quello vicino a Central Park South. Chissà se arrivando a casa l’avrei trovato ghiacciato; e se sì, chissà dov’erano andate le anatre. Chissà dove andavano le anatre quando il lago gelava e si copriva di ghiaccio. Chissà se arrivava qualcuno in furgone che le cercava tutte quante per portarle in uno zoo o chissà dove; o se volavano via e basta”.

 

Cari lettori,

avverto un grande piacere nell’interagire con voi. Da qualche tempo a questa parte mi diletto a scrivere riguardo ad autori della letteratura italiana e straniera. Oggi voglio condividere con voi il capolavoro dello scrittore americano J.D. Salinger dal titolo “Il Giovane Holden”. Jerome Salinger nasce a New York, all’inizio di gennaio del 1919 e muore a Cornish, il 27 gennaio del 2010. Egli è stato un famosissimo scrittore statunitense. Salinger divenne celebre grazie al suo romanzo di formazione intitolato “Il Giovane Holden”. Lo scrittore su citato partecipò alla Seconda Guerra Mondiale. Egli fu uno dei primi soldati americani a visitare un lager nazista; per la precisione egli conobbe il campo di sterminio nazista presente a Dachau. Secondo le fonti, Salinger rilasciò pochissime interviste poiché era una persona molto riservata. Nel 1948 Salinger propose al “The New Yorker” un breve racconto dal titolo “Un giorno ideale per i pesci-banana”. La redazione di questa prestigiosa rivista accettò di buon grado la pubblicazione di “The Banana- Fish”. Il pubblico ebbe l’occasione per conoscere il personaggio di Holden Caulfield, già nel 1942, con l’opera che prende il nome di “Slight Rebellion off Madison”. Nel 1951, finalmente venne pubblicato il romanzo di formazione che rese celebre l’autore di cui stiamo parlando. Il Giovane Holden racconta della vita sregolata di un’adolescente dal nome Holden. Egli vive in Penny-Silvania, con la propria famiglia. Spinto da un contesto sociale e familiare avverso, egli vive una vita al quanto sregolata, dedita alla perdizione a tutto tondo. A tratti, secondo la critica, questo ragazzo rappresenta lo “stereotipo” dei ragazzi del 68’, e quindi di coloro che facevano parte della “Beat Generation”. Secondo il mio personale parere, il Giovane Holden è un romanzo che rappresenta il periodo dell’adolescenza e della trasgressione delle regole dovute all’età presente in quel moto di rivoluzione interiore dei cosidetti “figli dei fiori”, ma lo si può accostare, anche, alle opere moderne di Fausto Brizzi e di Chuck Palaniuk. Chiudo con questo aforisma di Luigi Pirandello: “A Ciascuno il suo”, invitandovi a fantasticare ed a riflettere.

Con affetto.

Giuseppe Scanzano