25 agosto 2010 17:27

Ma il Comune deve attendere per forza la curatela fallimentare della ditta

Tornano a protestare, a distanza di un anno, i residenti di un quartiere dell’immediata periferia urbana di San Nicandro Garganico (cosiddetta "C12", da via dei Fornai a via dei Maceristi) ancora completamente al buio per la mancata attivazione della pubblica illuminazione.   

A rappresentare la protesta dei residenti, ad un anno dal primo esposto dei residenti, è Marcello Di Maggio con una   nuova lettera-esposto al sindaco in cui lamenta, un anno dopo, il permanere del disagio per l’intero quartiere e l’assenza di ogni riscontro al precedente sollecito inoltrato al Comune.

«L’intero quartiere dove abito - spiega Di Maggio - composto da circa centocinquanta appar   tamenti e con una presenza di circa cinquecento persone era ed è ancora completamente al buio, provocando notevoli disagi e pericoli di qualsiasi ordine e genere per chi vi abita o per chi semplicemente vi si reca.

A distanza di un anno siamo ancora nelle medesime condizioni che lamentavo nel settembre 2009. Mi risulta che da parte di alcuni esponenti della giunta e della maggioranza, accompagnati   dai tecnici comunali, sono stati eseguiti dei sopralluoghi, in ora tarda, per rendersi conto che quanto lamentato risulta veritiero e per poter predisporre tutti gli accorgimenti del caso, ma ad oggi, è il caso di dire qui è ancora 'buio pesto'».

L’apprezzamento per i recenti lavori di sistemazione e pavimentazione delle strade urbane e per quelli programmati nei prossimi mesi per migliorare la città (alcuni dei   quali ritenuti meno urgenti rispetto al disagio del proprio quartiere di residenza) tradisce un certo sarcasmo della lettera-esposto, soprattutto per l’irrisorietà della cifra da impegnare per illuminare il quartiere rispetto a quelle impegnate in altre zone urbane.

In realtà, la questione pare sia più complessa di quanto appare, trattandosi di spesa di competenza dei privati (il quartiere rientra nelle forme dell'edilizia convenzionata, ndr) e che essendo intervenuto il fallimento dell’impresa di costruzioni che doveva sostenerne l’onere, la civica amministrazione, pur riconoscendo la giustezza delle rivendicazioni degli incolpevoli residenti, può risolvere solo a seguito del completamento dell’iter burocratico relativo.

Dal Comune, infatti, replicano che sulla questione sono già state fornite ai residenti tutte le informazioni del caso e che sono ancora in attesa delle comunicazioni circa la curatela fallimentare della ditta Esposito (l’impresa di costruzioni, poi fallita, che ha realizzato le villette circa quindici anni fa e su cui gravavano gli oneri di urbanizzazione del quartiere, non solo la palificazione elettrica, ma anche la messa in sicurezza degli impianti, ecc.) per poter adottare ogni atto amministrativo conseguente.

(Anna Lucia Sticozzi per La Gazzetta del Mezzogiorno)

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