San Nicandro perde lo status di comune montano

Tra i rischi principali, il ripristino dell’IMU agricola e il taglio dei fondi

Il recente riordino normativo previsto dal decreto Calderoli ha ridefinito, dopo oltre settant'anni, i requisiti necessari per la classificazione di "Comune Montano". Tra i centri esclusi dal nuovo elenco figura San Nicandro Garganico. 

La decisione, basata su nuovi parametri altimetrici e statistici, comporta conseguenze dirette sia per le casse comunali che per il portafoglio dei cittadini.

Il cambiamento di classificazione tocca da vicino il settore agricolo, pilastro dell'economia locale. Secondo la normativa vigente, i terreni agricoli ricadenti in comuni montani godono dell'esenzione totale dall'IMU.

Con la fuoriuscita da questo elenco, San Nicandro potrebbe passare alla categoria di comune "non montano". Ciò comporterebbe il venir meno dell'esenzione, obbligando i proprietari terrieri al pagamento dell'imposta. Per un territorio con un'alta frammentazione fondiaria e molte aziende a conduzione familiare, l'introduzione dell'IMU agricola rappresenterebbe un nuovo onere fisso in un contesto produttivo già sotto pressione.

L'esclusione dall'elenco ministeriale preclude l'accesso al FOSMIT (Fondo per lo Sviluppo delle Montagne Italiane). Senza queste risorse, il Comune dovrà fare affidamento esclusivamente sul proprio bilancio o su bandi regionali, riducendo la capacità di intervento rapido sul territorio.

La revisione della Legge 991/1952 non incide solo sulla fiscalità, ma anche sulla dotazione di servizi. I comuni montani beneficiano di stanziamenti specifici in materia di Sanità, Incentivi alla residenzialità e Sviluppo digitale.

Questa decisione che non colpisce solo San Nicandro, ma che si inserisce in un taglio nazionale che vede oltre 1.200 enti perdere questa qualifica. Perdono lo status di comune montano Sul Gargano oltre San Nicandro anche: Cagnano Varano, Carpino, Ischitella, Rodi Garganico e Peschici.

Questi centri, pur avendo territori che si estendono su rilievi significativi, non rientrano più nei rigidi parametri della nuova "metrica" ministeriale, perdendo così l'accesso prioritario a risorse cruciali.

 

 

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