Può capitare di mangiare insetti nascosti a nostra insaputa? Sì, capita spesso. Ma non c’è da allarmarsi. Tanti italiani –i sannicandresi non fanno eccezione- dell’argomento non vogliono parlarne ma, molti alimenti e bevande, comunemente presenti sulle nostre tavole, contengono frammenti di insetti che durante i processi di lavorazione vi finiscono dentro. Anche mangiando i funghi possiamo mangiare insetti. Perché spesso sono infestati da larve di ditteri che depongono le uova sul fungo da cui escono i noti vermetti bianchi. L’ingestione di insetti può avvenire, altresì, attraverso l’assunzione di barrette di cioccolato, insalata, marmellate, succhi di frutta, salsa di pomodoro e farine dove sono in genere presenti parti di insetti. Nelle olive i vermetti ballano nei cassoni dei frantoi come i ragazzi ballano nelle discoteche! Inoltre, la farina di grilli -che si ottiene macinando proprio le larve dei grilli- è ricca di proteine e può essere utilizzata per fare qualunque tipo di alimento come biscotti, dolci, pane, pasta. Ad es. cosa si usa per far ottenere il colore rosso caratteristico dello spritz, dello yogurt ai frutti rossi, del succo d'arancia rosso o delle caramelle gommose? Coloranti, certo. A volte sintetici, ottenuti in laboratorio mediante l'essiccazione della cocciniglia, un piccolissimo insetto appartenente alla stessa famiglia della coccinella. Tra l’altro, anche il made in Italy è un concetto piuttosto fumoso e, frequentemente, chi ne parla non ha consapevolezza di dove arrivi il cibo “italiano” che mangia. L'unico vero made in Italy è rappresentato dai prodotti DOP come il parmigiano reggiano, il grana padano o il provolone, realizzati interamente con materie prime italiane, escludendo il mangime degli animali che, comunque, è solo in piccola parte di importazione. I prodotti IGP, invece, come la mortadella di Bologna o la bresaola della Valtellina, espressione del territorio, sono prodotti in Italia, ma le materie prime sono di importazione, come accade anche per l’olio extravergine di oliva o per tanti prodotti panificati.
In definitiva, si stima che ogni anno il consumo medio inconsapevole di insetti si aggira sui 500 grammi a persona (mez chil’). Il punto è che gli insetti sono considerati "contaminanti alimentari comuni" e per la legge italiana, entro certe soglie, nell'industria alimentare sono tollerati. Ad es., un bicchiere di aranciata può contenere fino a cinque moscerini e una barretta di cioccolato fino a otto parti di insetti, ecc. Insomma, gli insetti ci sono ma non si vedono. E noi li mangiamo fin dai primi anni della nostra vita. Gli insetti che mangiamo a San Nicandro. Tutto il mondo ha sempre invidiato la nostra cultura enogastronomica ma, sulla tenuta dell’arte culinaria italiana e sannicandrese nasce qualche sospetto. I nostri piatti tradizionali sono a rischio estinzione per effetto della modernità che avanza poiché gli insetti, si dice, risolveranno le carenze alimentari delle zone più povere della Terra. La frittura di grilli non è una specialità tipica di San Nicandro. Si tratta piuttosto di una consuetudine alimentare attiva in alcune culture asiatiche dove gli insetti sono considerati fonte di cibo. Perciò, è difficile immaginare di sostituire con un fritto di cavallette croccanti i piatti territoriali classici, i piatti sani e genuini dei nonni dei nostri nonni. Non ce ne voglia San Giovanni Battista che si cibava di cavallette e miele selvatico, ma i sannicandresi continueranno a mangiare la cucina di mammà. Anche se i grilli hanno un valore proteico molto simile a quello del manzo, una crostata di grilli non potrà mai sostituire la m’nestra ch li c’curiun e la carna (di bovino). Come non potrà mai fare posto un primo d’ r’cch’tell chi cim d’ rap a una zuppa di grilli e bachi da seta oppure un grandioso rot chi lampasciun e la carna a un timballo di vespe, scarafaggi e vermi. In ogni caso, l'idea di fare del consumo di grilli una prassi diffusa proiettata nel futuro non è utopia. Per cui, le nuove farine già mirano ad affiancare la dieta mediterranea. Per ora senza sostituirla. Nondimeno, specie affini come ciammaric’, quaquarun, ranocchj e crostacei finiscono regolarmente in padella. Inoltre, esistono formaggi con le larve della mosca casearia la cui produzione per motivi igienici è stata proibita. Anche i sannicandresi da tempi immemorabili sono accaniti consumatori du casc’cavadd d’ quagghjia, all’interno del quale le larve ed i vermetti fanno salti mortali di gioia e felicità. Però, che delizia quel piccantello acidulo! Insomma, i vermetti nel formaggio sono un classico della tradizione: per informazioni chiedete ai pastori che lo producono ed a chi li mangia da generazioni in generazioni. Tuttavia, le larve du casc’cavadd d’ quagghjia non possono non vedersi e dunque possiamo decidere se cibarcene o meno. C'è poi una sorpresa: i scarafun, che sono mangiati in paesi come la Thailandia e il Madagascar, appartengono alla stessa famiglia di gamberetti e gamberi. Tanto che i gamberetti sono spesso chiamati “i scarafun d mar” in quanto, avendo i medesimi antenati, hanno le identiche abitudini alimentari dei “scarafun d terra”: operano come spazzini. Allora, ci si domanda: perché nei paesi occidentali mangiamo i gamberi e consideriamo i scarafun come parassiti? Risposta: è una questione culturale. Replica: è una cultura che non ci appartiene. Controreplica: anche se non ne siamo consapevoli, già mangiamo altri insetti.
La sicurezza nel consumo di insetti. In Africa, Asia, America Latina, Stati Uniti e Australia, mangiare insetti è normale. Nel mondo si utilizzano circa 2.100 specie per cucinare, con grilli e cavallette tra i prodotti più preferiti. Nondimeno, uno degli aspetti più discussi riguarda la sicurezza alimentare poiché la maggior parte di detti prodotti arriva da Paesi Extra-UE, come Vietnam, Thailandia e Cina, ai primi posti nelle classifiche europee per allarmi sanitari legati al cibo. Ciò detto, alla fine di dicembre 2023 sono stati sdoganati, anche in Italia, la commercializzazione di prodotti alimentari che contengono quattro insetti: larva gialla della farina, locusta migratoria (tre volte più grande delle cavallette), grillo domestico e verme della farina minore. Prodotti in forma congelata, essiccata o in polvere. In Inghilterra o in Olanda ed in Belgio –dove l’inserimento degli insetti autorizzati per il consumo umano é stato già sperimentato con successo - il moto di repulsione iniziale si é trasformato in curiosità, e i prodotti sono diventati sempre più presenti sugli scaffali dei supermercati. In conclusione, i sannicandresi stiano tranquilli perché in Italia, almeno per ora, non hanno fatto breccia. Non è bastato rassicurare i consumatori italiani una legislazione che obbliga a stretti controlli ed indicare chiaramente la presenza di insetti tra gli ingredienti. Comunque essi sono stati bocciati perché gli insetti nel piatto non piacciono. Ai dubbi su eventuali reazioni allergiche hanno detto: “No, grazie”. Il 78% della nostra popolazione é contrario a grilli, cavallette e vermi commestibili, anche sotto forma di farina. Il disgusto ha avuto la meglio sugli interessi economici. Quindi, il consumo della farina di insetti in Italia è ancora limitato e sicuramente non fa parte della tradizione culinaria locale. Buon appetito.
Francesco Sticozzi