L'amore tra le parole

Ci sono momenti in cui il tempo cambia passo. Non accelera, non rallenta: si ferma e ti costringe a guardare.
   Negli ultimi giorni la stanza sembrava più piccola. La luce entrava appena, come se chiedesse permesso. Lei parlava poco, non perché non avesse più nulla da dire, ma perché aveva già detto tutto nel corso di una vita. Le mani, invece, continuavano a parlare: cercavano, stringevano, riconoscevano le mie.
   Io restavo lì, in piedi accanto al suo letto troppo alto per servire solo a dormire. Sentivo il tempo farsi sempre più denso, come l’aria prima di un temporale, con la sensazione che qualcosa, prima o poi, mi avrebbe chiesto coraggio.
   Fu chi divide con me il peso e la luce dei giorni a suggerirmelo. Me lo disse piano, senza insistere:
   «Diglielo. Dille che le vuoi bene».
   Nella sua voce c’era un’assenza, qualcosa che non apparteneva solo a quel momento. Un addio arrivato tardi. Parole rimaste in sospeso, ferme in gola, dal sapore di un rimpianto leggero e pesante insieme.
   Mi avvicinai.
   Le dissi che le volevo bene. Senza enfasi, senza teatro, come si dicono le cose vere.
   Lei mi guardò. Negli occhi aveva una calma che non appartiene a chi resta. Annuì e sorrise appena, poi disse:
   «Lo so».
   Nient’altro. Nessuna sorpresa o commozione, come se quelle parole non fossero mai state necessarie.
   Allora non capii. Avevo attraversato sentieri di pensieri per pronunciarle e lei aveva reso quelle parole quasi sterili. O così mi sembrò.
   Poi se ne andò.
   Col tempo ho capito che quel “lo so” non era una risposta, ma un lascito, una consegna.
   Voleva dire che certi amori non hanno bisogno di essere pronunciati. Che si imparano nei gesti, nelle presenze, nelle mani che sanno trovare le altre, anche al buio.
   Ho capito che quelle parole non erano rimaste tra me e lei. Avevano cambiato direzione ed erano arrivate anche a chi cammina accanto a me. Come se un uomo amato e perduto avesse finalmente trovato il modo di farsi sentire. Come se avesse detto: non temere le parole mancate, l’amore non passa solo dalla voce.
   Ci sono legami che restano anche quando il corpo, ormai stanco, libera l’anima, perché non abitavano solo lì.
   Da allora so che dire “ti voglio bene” è importante. So che esistono amori che, se li dici, ti rispondono semplicemente “lo so” e in esse c’è tutto ciò che è stato e tutto ciò che resta.
   Il bene vero non muore, cambia solo forma, e continua a vivere nei gesti che ripetiamo, senza sapere più da chi li abbiamo imparati.

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