PREMESSA. Con la biografia di Eleonora Duse prosegue la rassegna mensile pubblicata su questo sito per illustrare vita e cause di morte inerenti personaggi famosi come lei e altri (Lucrezia Borgia, Caravaggio, Edmondo De Amicis, Guglielmo Marconi, descritti dal dott. Pietro Trombetta nel suo libro Malati famosi” pubblicato nel 2005 e di cui il prof. Raffaele Colucci ha curato la prefazione, puntualizzando che “Uomini e donne eccezionali, in questo libro, sono stati resi “più veri, più vicini a noi, ma alla fin fine sono stati anch’essi soggetti alle insidie dei malanni e delle malattie che affliggono milioni di uomini e donne “comuni”.
Eleonora Giulia Amalia DUSE
È stata un'attrice teatrale italiana. Soprannominata la divina, è considerata la più grande attrice teatrale della sua epoca e una delle più grandi di tutti i tempi, simbolo indiscusso del teatro moderno, anche nei suoi aspetti più enfatici da diva.
Nata il 3 ottobre 1858 a Vigevano da una famiglia di attori, crebbe e trascorse l'infanzia tra il nomadismo e il dilettantismo della compagnia girovaga del padre Alessandro Vincenzo Duse (1820-1892) e della madre Angelica Cappelletto (1833-1906), andando in scena fin da bambina, in una versione teatrale de I miserabili; appena ventenne fu a capo di una compagnia, conquistando presto l'adorazione del pubblico e l'entusiasmo della critica perché sceglieva un repertorio che le permetteva di esprimere il sentimento femminile attraverso soggetti d’oltralpe, moderni, mondani, di forte richiamo per il gusto del rinnovamento richiesto dall’esigente pubblico del secondo Ottocento: dal verismo della ‘Cavalleria rusticana’ di Pietro Mascagni (ispirata all’omonima novella di Giovanni Verga, dove interpretò ‘Santuzza’, ai già citati drammi di Victorien Sardou e Alexandre Dumas figlio, che facevano parte del repertorio della grande attrice francese Sarah Bernhardt. Fra le due attrici nacque presto una rivalità che divise i critici teatrali e spinse la Duse alla ricerca di letture elevate, allo studio delle lingue straniere e di classici e moderni, in ciò sostenuta dall'intenso legame sentimentale e intellettuale con il poeta, commediografo, musicista Arrigo Boito, il quale adattò per lei ‘Antonio e Cleopatra’. La loro relazione restò sempre segreta e durò, fra alti e bassi, per diversi anni. Eleonora fece tournée anche nell’America del Sud, negli Stati Uniti, raccogliendo ovunque successi strepitosi grazie anche sua naturalezza e alla sua spontaneità.
Nel frattempo conobbe D’Annunzio, poeta pescarese piccolo di statura, calvo, col monocolo all’occhio destro (e che non possedeva nulla di marcatamente seducente se non l’intelletto) ma si innamorò perdutamente di lui. Fu una unione apparentemente così stretta, che coinvolse amore e arte, “una passione devastatrice, un vero e proprio delirio”, un'assurda routine: lei continuava a recitare, a guadagnare e ad indebitarsi per poter portare in scena le fallimentari opere teatrali dell'amato. Lui “l’immaginifico” continuava a scrivere e a spendere i soldi di Eleonora per potersi mantenere nel lusso più sfrenato, impegnato in sempre nuove conquiste femminili (si calcola almeno mezzo migliaio) fra cocaina e passioni sfrenate, alimentando la leggenda del Superuomo fino al declino. Il tutto cessò nel 1903, quando Eleonora trovò nel loro rifugio toscano della ‘Capponcina’, “forcine smarrite da qualche visitatrice”. Non si rividero più Nel 1909 Eleonora Duse abbandonò il teatro, ma vi ritornò nel 1921, spinta dalle necessità economiche; nel frattempo, nel 1916, interpretò il suo unico film, ‘Cenere’, tratto dall'omonimo romanzo di Grazia Deledda. Nel 1923 Benito Mussolini, sapendo che era in difficoltà dal punto di vista economico, fece la proposta di farle avere una pensione; ma lei con grande umanità la rifiutò, dicendo che prima di lei c’erano i mutilati e gli orfani di guerra. Il 30 luglio dello stesso anno, Eleonora Duse divenne la prima donna (e italiana) ad apparire sulla copertina della neonata rivista ‘Time’; in agosto, decisa a curare la sua salute - da tempo malferma - compì un soggiorno a Viareggio, presso la villa dell'armatore Riccardo Garré. Ristabilitasi in qualche modo, l’anno seguente intraprese con successo una tournée statunitense, a Pittsburgh, dove, per un aggravarsi delle sue condizioni, morì di tubercolosi polmonare, il 21 aprile 1924, alle 2 di notte, in una stanza d’albergo e in totale solitudine. Nei giorni successivi, la sua salma, avvolta nel tricolore, venne riportata in Italia a bordo della nave “Duilio”, a spese del nostro governo e fu seppellita ad Asolo. D’annunzio, quando seppe della scomparsa della sua grande ex amante, non mandò né fiori né un telegramma. Eleonora Duse, fin dall’età di 26 anni era ammalata, come la madre che era morta tempo prima. Non era attraente, era magra, aveva la pelle color olivastro; naturalmente pallida e debole, affranta dalla tosse insistente, era capace di alternare momenti di profonda malinconia e depressione e altri di sfrenata euforia, ripetendo spesso ‘Io sono bella quando voglio’. Reagiva così alla continua e ostinata ribellione alle contrarietà della vita da cui ebbe tanti trionfi, ma anche molte sofferenze che, contro ogni previsione, era riuscita a superare, come per miracolo. Come è scritto nel destino delle grandi personalità nella nostra vita di tutti i giorni!