Ogni parola ha una storia o aneddoti e molte parole italiane vengono dialettizzate, come questa che stiamo per analizzare e che ascoltai nella nostra città. "Jarzone": termine usato per indicare un bambino o ragazzo che viene impiegato al lavoro manuale per apprendere il mestiere e per aiutare l'artigiano nelle varie fasi della lavorazione.
Questi erano il muratore, l'idraulico, l'elettricista, il falegname, ecc... In italiano lo chiameremmo "garzone".
Tornando indietro di molti anni, questa parola deriva dal francese garçon, che a sua volta ha radici germaniche wrakjo, ed indicava persone vagabonde in cerca di forruna. Successivamente, nel 1200 circa, entrò nella lingua italiana e assunse il valore di aiutante nelle botteghe fiorentine, di quando Firenze era in assoluto una delle fucine d'arte più importanti del vecchio continente, dove i grandi capolavori di quell'epoca nacquero proprio grazie a questi giovani garzoni e, ovviamente, all'ingegno e all'arte dei grandi maestri.
MA COME ERANO ORGANIZZATE LE BOTTEGHE? Leggendo un libro di John Paoletti e Gary Radke dal titolo Art in Renaissance Italy, l'organizzazione di una bottega d'arte era più o meno la stessa in tutta la nostra penisola. Però, sulla base delle differenze politiche e sociali, si vedevano cambiamenti di stile rimanendo come struttura sempre quella. Si trovava il maestro in alto, che era l'esperto, ma che doveva anche gestire la bottega: stipulare contratti, gestire il personale, acquistare materie prime di qualità e cercare di guadagnare per far sopravvivere la bottega stessa. Poi c'erano i garzoni, che operavano sotto la guida del maestro, in una bottega potevano esserci anche più garzoni, ma prima, erano vere e proprie scuole artistiche, dove facevano pratica ed erano molto rigorosi; Ad esempio su un foglio con alcuni studi della Madonna con il bambino, di Michelangelo, si trova una frase scritta: <<Disegnia Antonio, disegnia Antonio e non perder tempo>>. Questo significava che dovevano allenarsi continuamente, fin quando la mano diventava sicura e veloce. A volte però si doveva far fronte a delle spese e volte succedeva che il maestri si associassero tra di loro, dividendo i costi per l acquisto del materiale e per pagare i garzoni, che oggi chiameremmo operai. i garzoni, che oggi chiameremmo apprendisti o operai, cosa che fecero Donatello e Michelozzo di Bartolomeo.
Tra i garzoni più importanti che, come diciamo noi, a volte l'allievo supera il maestro, troviamo Donatello e Paolo Uccello, allievi e assistenti di Lorenzo Ghiberti, oppure Leonardo da Vinci e Sandro Botticelli, cresciuti da Andrea del Verrocchio; da quest'ultimo imparò il Perugino, che a sua volta fu maestro del grande Raffaello. Oggi questo termine è usato molto raramente nel quotidiano e ricordarlo ci riporta alla memoria la storia dell'arte rinascimentale, che è una delle epoche più importanti della nostra arte.