La logica e l’incoerenza volontaria

 

Logica. Prima che nascesse la logica nell’antica Grecia lavoravano i Sofisti, i quali venivano considerati i migliori avvocati dell’epoca. Tuttavia i Sofisti facevano ragionamenti scorretti (i sofismi), perché confondevano -non avendo capito- che affermazioni e negazioni sono due cose diverse. Non avendo capito, cioè, il punto di partenza della logica. Senza le quali non si potrebbe nemmeno parlare di logica. Prima dicevano una cosa, poi ne dicevano un’altra, dopo un’altra ancora. Prima dicevano che una determinata cosa ha una proprietà (il tavolo è di legno), e poi, subito dopo dicevano il contrario, cioè che il tavolo è di ferro. In ogni caso, forse qualcuno lo faceva in buona fede. Difatti, siccome la logica neanche esisteva, non si poteva dire che si contraddicevano, che erano illogici, irrazionali, irragionevoli. Perché? La legge di non contraddizione viene formulata per la prima volta dal filosofo Platone nella sua opera intitolata i Dialoghi. Tale principio non si può violare altrimenti i ragionamenti si dissolvono. E si cade nella dialettica. Solo se non c’é contraddizione i ragionamenti hanno senso. Ancora oggi, però, ci sono molte persone che fingono di non saperlo. Nei dibattiti televisivi e nei comizi politici succede benissimo sentire un personaggio  dire una cosa e dopo tre minuti si contraddice. Questo è un esempio di dialettica: abusare del linguaggio senza seguire le leggi della logica, senza seguire il principio di non contraddizione. La dialettica è un brutto modo di ragionare. Oggi chi usa la dialettica sono gli avvocati, i preti, i politici ed i pubblicitari i quali mirano a convincere le persone senza persuadere (Odifreddi). La logica é la scienza del ragionamento, e lo studio del linguaggio. E’ l’arte del pensiero. Naturalmente la storia è antica ed è una disciplina nata nel mondo ellenico insieme alla filosofia nel VI secolo A.C., 2.500 anni fa. I greci avevano un gusto per i dibattiti. E per riuscire ad avere la meglio sull’avversario bisognava conoscere le leggi del ragionamento. Per cui, quando si è inventata la filosofia si è capito che era necessario studiare il ragionamento. Ed è naturale che lo studio della logica venne identificato per la prima volta come disciplina autonoma dal filosofo greco Aristotele. Secondo lui,  conoscendo i trucchi del mestiere, si poteva confondere l’avversario. Aristotele precorre di 2500 anni quelli che sono i talk schaw televisivi. Lui dice di aggredire verbalmente l’avversario. Che poi è quello che si fa e lo si vede quotidianamente. A volte suggerisce dei mezzi che sono meno brutali e più sofisticati che sono, appunto, la conoscenza delle leggi della logica (il sillogismo è una di queste) per poi poterle abusare. Aristotele, con le sue immense opere sull’Etica, fu il più grande logico mai esistito. In definitiva, però, non è affatto chiaro se il principio di non contraddizione sia una legge del pensiero di natura, oppure se è una legge del pensiero inventata da Platone, che noi abbiamo adottata. 

Questa breve storia della genesi del raziocinio, ha imperato per oltre duemila anni. Nel mondo moderno, invece, il sistema del ragionamento tradizionale inizia a barcollare. Cosicché, la logica fissata da Aristotele tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, ha impattato contro lo sviluppo della matematica, della filosofia e della fisica quantistica. Che hanno dimostrato come i principi classici sul ragionamento non sono leggi universali della natura, ma sono solo regole di un modello specifico le quali mal si adattano all’elevata complessità da fronteggiare nell’epoca attuale. Cosicché la costruzione ellenica della logica iniziò ad essere affiancata dall’affermarsi dell’incoerenza consapevole. Che non è un cedimento all'irrazionalità o alla confusione, ma il riconoscimento che la realtà è di per sé complicata, plurale e talvolta paradossale. Da queste considerazioni nascono le logiche neo-classiche. Cioè, per gestire la complessità senza rinunciare al rigore, sono stati creati dei sistemi che tollerano le contraddizioni senza far collassare l'intero ragionamento, evitando che da una contraddizione segua qualsiasi cosa (logiche paraconsistenti). Oppure dei sistemi in cui i valori di verità non sono solo vero o falso, ma sfumature intermedie, es. parzialmente vero, usate oggi nell'intelligenza artificiale (logiche fuzzy, sfumate). Inoltre, si inizia a sviluppare un pensiero critico flessibile, capace di integrare punti di vista opposti anziché polarizzarsi. Infine, la ricerca di una verità assoluta viene sostituita da modelli di verità parziali, contestuali e probabilistici.

 

L’incoerenza cosciente. Si verifica quando una persona agisce in modo contrario a ciò che dice o pensa, pur riconoscendo lucidamente questa contraddizione. Ovvero, si agisce in modo contraddittorio rispetto ai propri valori, pensieri o dichiarazioni, sapendo benissimo di farlo. Ma cè piena lucidità del proprio corto circuito interno. Non c’è autoinganno poiché il meccanismo di autoinganno si rompe. Tu sai che fa male, sai che non dovresti farlo, non ti racconti favole e lo fai lo stesso. 

Essere consapevoli della propria incoerenza, senza colpevolizzarsi eccessivamente, è un segno di maturità emotiva. Dimostra che abbiamo abbandonato il mito del purismo o della perfezione a tutti i costi. Riconoscere i propri limiti ed accettare le proprie contraddizioni riduce lo stress e favorisce una maggiore flessibilità mentale. Accettare di poter essere bianchi, neri e grigi contemporaneamente ci rende più umani e, paradossalmente, più empatici verso le contraddizioni altrui. 

Perché si pratica l’incoerenza? Per il compromesso con la realtà. La vita è complessa e rigida. A volte c’è un prezzo da pagare al pragmatismo. Inoltre, spesso l’incoerenza cosciente è la spia che i nostri valori stanno cambiando. Sentiamo la contraddizione perché siamo in una fase di transizione tra chi eravamo e chi stiamo diventando. Dal punto di vista psicologico l’incoerenza volontaria non è sempre un difetto, ma può essere espressione della complessità umana. 

 

Vantaggi e svantaggi dell’incoerenza. La coerenza è una scelta che richiede fin da subito fatica, impegno, voglia di conoscere se stessi e il mondo che ci circonda. Eppure, essa è in grado di offrirci un valore inestimabile. La sua stessa ricerca é una via in grado di trasformare la nostra mente, la percezione di noi stessi e della realtà. Accorgendomi delle contraddizioni della mia vita, posso scegliere consapevolmente di porvi rimedio, cercando di arrivare a una coerenza fra pensieri, parole e azioni. Questo cammino, difficile all’inizio, è quello che, nel lungo tempo, più di tutti può garantirci serenità e soddisfazione. Essere coerenti, allora, sarà sempre più facile, fino al punto in cui sarà la coerenza medesima a sostenerci e guidarci nei momenti di difficoltà. L’incoerenza, invece, ci permette di ottenere facili vantaggi, immediati, subito disponibili e fruibili. Tuttavia, a lungo termine, essa può presentare molti pericoli. Per ottenere risultati velocemente posso scegliere di tradire i miei valori, le persone che amo, ciò che mi sta a cuore. Ma questa scelta potrà condurmi a conseguenze di gran lunga peggiori. L’incoerenza è una via all’inizio facile, ma poi diventa sempre più difficile da gestire. Il suo costo è apparentemente basso, ma nel tempo aumenta sempre più, fino a pesare notevolmente sulle nostre vite

 

Meglio essere sempre più realisti del Re. Prendendo atto dell’esistenza di persone che attuano anche ulteriori strategie, le quali a prima vista possono apparire folli. Perché incoerenza cosciente significa sfidare le regole. Rappresenta l'atto deliberato di violare le regole della coerenza logica per raggiungere uno scopo specifico (magari creare nuove regole), dimostrando che la mente umana può usare la contraddizione come uno strumento razionale avanzato. 

Mentre la logica bandisce la contraddizione attraverso il rispetto del principio di non-contraddizione, l'uso consapevole dell'incoerenza permette di superare i limiti del linguaggio e della rigidità mentale. Ciò significa che non è sempre un errore ma, quando viene applicata intenzionalmente, si trasforma in una strategia precisa la quale consente di esprimere verità complesse che l’argomentazione ordinaria non riesce a contenere e/o sviluppare. 

Insomma, va bene essere coerenti. Perché orienta il nostro pensiero in modo chiaro e preciso, aiutandoci a navigare nel mondo in modo razionale e a risolvere le sfide quotidiane. Ovvero ci permette di ragionare correttamente, evitando contraddizioni ed errori, prendendo decisioni basate su argomentazioni valide, solide.

Tuttavia, la logica classica fornisce la struttura per costruire il pensiero. L'incoerenza volontaria, in più, offre la libertà dinamica per trasformarlo e adattarlo alla complessità della realtà. 

 

immagine creata con  AI

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