Giuseppe Garibaldi
*Figura di spicco del Risorgimento, fu uno dei personaggi storici più celebrati della sua epoca e considerato dalla storiografia e nella cultura di massa del XX secolo il principale eroe nazionale italiano. Indubbiamente, Giuseppe Garibaldi ebbe una vita che, senza il rischio di esagerare, può essere definita straordinaria, tanto da meritare l’appellativo Eroe dei Due Mondi, poiché combatté valorosamente in Italia e in America. Nacque a Nizza nel 1807 (in quel periodo, appartenente al regno di Sardegna e che per decisione del Congresso di Vienna restò sotto il governo dei Savoia fino al 1860) dove suo padre era capitano di cabotaggio e sua madre era appassionata di vita marinara, da cui ben presto – a 15 anni - egli fu attirato, lavorando come mozzo prima sui bastimenti e poi sui brigantini. Conobbe Giuseppe Mazzini, fondatore della Giovane Italia che lo convinse ad arruolarsi nella marina militare sarda; successivamente, partecipando ad una rivolta a Genova e trovandosi in pericolo di vita, dovette rifugiarsi a Marsiglia, dove apprese di essere stato condannato a morte in contumacia, in quanto disertore e traditore della Patria. Per tale motivo se ne andò nel sud America, a Rio del Janeiro, dove combatté per l’indipendenza del Brasile, ma a Montevideo, deluso dalla vittoria del dittatore argentino Rosas, decise di tornare in Italia; trovò un imbarco per Nizza e da lì si trasferì nel bresciano, combattendo contro gli austriaci; nel 1849 raggiunse Roma, in difesa della Repubblica romana. Andò a combattere, inoltre, a San Marino e a Ravenna, con alterne vicissitudini; nel 1860 organizzò una spedizione militare per liberare il Meridione d’Italia dal dominio borbonico, partendo con oltre mille “garibaldini”, via mare, da Quarto, la notte del 5 maggio e sbarcando dopo alcuni giorni a Marsala, in Sicilia; vinsero a Calatafimi, a Palermo, a Milazzo, varcarono lo stretto di Messina; attraverso una marcia inarrestabile, sconfissero definitivamente l’esercito borbonico sul Volturno e il 7 settembre entrarono trionfalmente a Napoli; da lì Garibaldi proseguì e a Teano incontrò Vittorio Emanuele, al quale consegnò il Regno delle Due Sicilie, finalmente liberato dall’oppressione borbonica. Anche se partecipò a molte altre guerre, preferiva ritirarsi sempre nell’amata isola di Caprera.
*Su questa figura leggendaria di ‘Eroe dei Due Mondi’, qualche anno fa lo scrittore Luca Goldoni ha pubblicato un suo libro intitolato “L’amante dei due Mondi”, dedicato interamente alle imprese sentimentali ed anche erotiche del valoroso generale, il quale era continuamente assediato, inseguito e addirittura assalito dalle donne, di ogni condizione sociale che non gli facevano mancare cesti di lettere dall’Italia, dall’Europa, dall’America, per confidargli le passioni da lui scatenate dalla sua personalità molto forte, generosa e romantica. E lui non si tirava mai indietro con nessuna, ritenendola veramente importante, sia pure in modo diverso. *Il suo vero grande amore fu Anita Ribeiro de Silva, la sua prima moglie, che conobbe nel 1839 in Brasile - dalla cui unione nacquero Menotti, poi generale, Ricciotti, anch’egli generale e Teresita, moglie del generale Stefano Canzio – e che morì nei pressi di Comacchio, spossata dalla fatica e dalle febbri malariche mentre lo seguiva durante la sua fuga a Ravenna, inseguito dagli Austriaci. A Caprera convisse con una serva di Nizza, che trattò come moglie e, dopo, con un’altra serva di Asti, Francesca Armosino che sposò in tarda età e da cui ebbe due figli, Clelia e Manlio. La sua vita sentimentale ed amorosa è stata anche movimentata da una marchesina diciottenne, molto piacente oltre che coraggiosa, la quale gli portò personalmente una richiesta d’aiuto da parte dei cittadini di Como che volevano insorgere contro gli invasori austriaci. Per il generale fu un vero “colpo di fulmine” e, durante le sue soste militari, cominciò a frequentare assiduamente la villa della marchesina. Combinazione volle che andando a cavallo, durante una gita autunnale, Garibaldi andò a sbattere accidentalmente contro un muro rovinandosi una gamba. Così fu costretto a soggiornare nella villa durante la sua convalescenza, l’idillio maturò, insieme all’intimità, e la padrona di casa divenne la sua infermiera, poco professionale però molto spregiudicata!
Nonostante la notevole differenza d’età fra loro, il Generale, cotto e stracotto, fissò insieme alla marchesina la data di nozze: il 24 gennaio 1860. Subito dopo la cerimonia nuziale, celebrata nella cappella della villa, si avvicinò alla coppia un messo, il quale consegnò a Garibaldi una busta; egli l’aprì, lesse il contenuto della lettera e poi, con evidente turbamento, la mostrò alla sua freschissima sposa, chiedendole: “È vero?”. La marchesina impallidì ed annuì, suscitando in lui una forte rabbia, ma riuscì a controllarsi e se ne andò via immediatamente. Insomma nella missiva gli veniva rivelato che la fresca mogliettina era incinta di 3 mesi: aspettava un figlio da un giovane amante del luogo, un nobile tenente di cavalleria col quale Giuseppina continuava la tresca pur essendo fidanzata con Garibaldi. “Abbindolato”, l’eroe vincitore di tante battaglie, “subì la sua Waterloo”, coinvolto in uno scandalo talmente clamoroso che, data la sua enorme popolarità, fece esultare i numerosi suoi nemici, mise in agitazione casa Savoia e varcò anche i confini nazionali. Lo sfortunato Garibaldi riuscì poi a distrarsi in parte, continuando a preparare e a compiere altre imprese patriottiche, come la spedizione dei Mille e le sue successive azioni di guerra.
*Alto 1,65 e di costituzione forte e robusta, Garibaldi non ha avuto malanni gravi, nonostante la sua esistenza sia stata sempre molto avventurosa ed esposta a tutti i disagi e le intemperie ; ma le peggiori sofferenze gli furono causate da febbri reumatiche e dall’artrosi e dalle numerose ferite da arma da fuoco riportate durante i tanti combattimenti, come in Aspromonte, cui prese parte per la libertà dei popoli oppressi e soprattutto per l’Unità d’Italia; nella quieta Caprera pubblicò numerosi scritti, prevalentemente di memorialistica e politica e anche romanzi e poesie. Ma per muoversi era costretto ad usare una carrozzella e per camminare si serviva delle stampelle. Negli ultimi anni di vita soffriva anche di bronchite cronica, che spesso si riacutizzava. Infatti, a fine giugno 1882, infastidito a Caprera dall’eccessiva calura, si espose alle troppe correnti d’aria e bevve molta acqua ghiacciata. Improvvisamente gli subentrò una paralisi della faringe, che gli impediva persino di deglutire l’acqua. -Le sue condizioni si andarono aggravando di ora in ora e alle 20:30 del 2 luglio Giuseppe Garibaldi morì. Qualche anno prima, aveva scritto espressamente di non voler essere cremato ma bruciato all’aria aperta, su una catasta di due metri, con legna di acacia, lentisco, mirto e altra legna aromatica di Caprera. La cenere dovevano metterla in un’urna da deporre sul muricciolo dietro le tombe di Anita e Rosita. Ma i patrioti, gli ex garibaldini e gli abitanti dell’isola si opposero sostenendo che volevano conservare la sua salma; dopo qualche giorno di discussioni, si decise di imbalsamarla e inumarla in un piccolo rettangolo di terra circondato da una ringhiera di ferro nel piccolo cimitero di Caprera. Nemico del clero e della Chiesa, Garibaldi non è tuttavia mai stato miscredente, ma sempre profondamente religioso. Più volte il generale si dichiarò cristiano, pur rimanendo un nemico giurato della Chiesa e del Papa, mentre alla fine della sua vita si avvicinò come già detto al deismo massonico. In generale, comunque, la sua non chiara dimensione religiosa viene comunemente intesa come una personale sintesi de "l’ateismo, lo spiritismo, il deismo, un vago cristianesimo liberale".