18 giugno 2018 08:13 A ruota libera di Federico Giagnorio

    Un anno è passato da quando questa mia – e nostra – avventura è iniziata sulle pagine di questo portale.

    Articoli, disamine, spunti di riflessione e un po’ di sano umorismo sono stati i tasselli fondamentali di quella che oggi è diventata una vera e propria rubrica in casa SanNicandro.org. 

    Avete imparato a conoscere me, come io ho fatto con voi. Abbiamo discusso degli argomenti più disparati, abbiamo riso, ci siamo commossi, abbiamo detto a proposito di San Nicandro, della nostra città, ma non solo. Abbiamo trascorso insieme, nell’arco di un intero anno, circa nove ore insieme e, forse, anche qualcosa di più. Abbiamo speso migliaia di parole semplicemente per far nascere la magia che unisce lettore e scrittore.

    Nove ore. Un po’ strano, no? Sembrano un’infinità, eppure è il tempo che, sommato un po’ alla volta, ci è occorso per leggere i 50 articoli di “A ruota libera”.

    È arrivato il momento di spegnere la prima candelina, di una rubrica nata dal desiderio di cambiare piega, di regalare a chi è solito leggere a proposito della propria città, non più solo cronaca, o politica, o notizie aspre, ma anche sorrisi e – si spera – un po’ di spensieratezza: tutto, nell’insieme, per dare completezza di immagine alla nostra comunità.

    Parlo al plurale perché giorno dopo giorno la rubrica ha preso vita. Il lettore, in molti casi, si è trasformato in scrittore. Scrivendo me, dicendo la sua, consigliando un argomento o semplicemente per fare il suo apprezzamento o piccola critica costruttiva. Sono stato l’unico destinatario di tutto questo, avendo il privilegio di leggervi, di quanti mi hanno scritto in privato e, non di rado, scambiato due chiacchiere di persona. Vi dico grazie, custodirò gelosamente ogni singola parola arrivata a destinazione e quante ancora ne arriveranno in futuro.

    È anche il momento di tirare le somme o, come si dice in alcuni casi, raccogliere ciò che si è seminato.

    «A mmé e tté, c’ama fà duj’ cunt’», dice scjóscja Ndina davanti al suo braciere. 

    E allora, calcolatrice alla mano, ecco il nostro raccolto:

    “A ruota libera” è stato letto per un totale di 21’524 volte nell’arco di questo primo anno, con una media di circa 430 lettori per articolo. Il più letto è stato “L’ultimo saluto a Matteo u’ Bolognés”, ma di questo il merito è tutto suo, seguito da “I 10 modi di dire sannicandresi da non usare in Italiano”.

    Piangere è la più grande esternazione delle emozioni umane. Ridiamo a crepapelle e versiamo lacrime, piangiamo di tristezza e versiamo lacrime. Non è come una smorfia o uno sbadiglio, il corpo produce qualcosa, tiriamo fuori un’emozione che ci viene da dentro. L’unica differenza tra la gioia e il dolore è semplicemente un sorriso. Quando il mondo ti crolla addosso, hai perso la speranza o hai affrontato il male, basta inarcare di poco le labbra, sollevarle appena, e tutto diventa più dolce, anche il dolore, perché la vita è sempre più forte della morte.

    Uno spaccato di vita che riflette ognuno di noi. Gioia e tristezza, risate e pianti; ciò che accompagna ogni singolo individuo nel quotidiano, ha caratterizzato anche questa rubrica, mettendo in contrapposizione due tematiche così distanti tra loro.

    «Bbèll’ ggió, tu a’ dic’ pur’ quann’ a’ fatt’ sc’chif».

    «Spétta ca mmò l’adda dic’», mi viene in aiuto cummar’ Ndunjétta.

    Il meno letto è stato “Internet: ieri e oggi” con le sue 114 letture complessive, ma sia chiaro, se non fossi stato obbligato da scjuscjèlla, non l’avrei detto.

    Poi ci sono state proprio loro e le loro scaramucce: scjóscja Ndina e cummar’ Ndunjétta.

    «Ah mbè!» mi canzona Ndina senza risparmiarsi.

    Nel monolocale della chjazza u’ cavut’, ci hanno fatto compagnia per quattro settimane, fino ad ora, regalando simpatia mista ai ricordi di un tempo passato.

    Non da meno, una grande soddisfazione personale è arrivata non più di qualche settimana fa con l’articolo “Bang!”, quando elogiavo un gioco di carte tutto italiano conosciuto a livello mondiale. Non capita tutti i giorni di scrivere di un gioco sul portale di un piccolo paese del Gargano, per poi conoscere il suo autore, perché ha letto l’articolo, gli è piaciuto e ti fa i suoi complimenti.

    Se questo è solo il prologo, non avrei potuto chiedere di meglio. 

    Con stima e affetto vi dico grazie!

    Grazie a voi tutti, anche se non avete un volto o un nome, sicuramente avete un cuore. Spero di esserci arrivato come voi siete arrivati al mio.

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