In ricordo di Antonio Nardella

 Il 4 gennaio si è spento, all’età di 95 anni, il dott. Antonio Nardella.

La sua è stata una morte improvvisa e fulminea che ci ha colti tutti di sorpresa ed ha gelato i nostri

cuori.

Papà, il nostro amato Tonino, era un sannicandrese doc, figlio di Pietro Nardella, maestro e direttore

didattico di Sannicandro e di Rosa Pertosa, la cui famiglia possedeva un molino nel paese, ubicato

nell’attuale edificio di L. go G. B. Vico, accanto al quale, vivono tutt’oggi i discendenti.

Scherzoso, conviviale, compagnone, da giovane, è stato uno fra gli animatori di tante feste della

matricola, di carnevali sannicandresi, e in età più matura, attivo partecipante agli incontri sop u vosK,

dove si celebravano le riunioni del cenacolo Goliardico tre Cercula, organizzate da Totonno

D’Alessandro.

Ha mosso i primi passi nel mondo del lavoro, operando, nel secondo dopoguerra, insieme all’amico

fraterno e poi parente, Ra aele Pertosa, nella tanto attesa riforma agraria gestita dell’Ente Riforma

Puglia che curava l’assegnazione delle terre ai contadini.

Ha poi spiccato il volo verso Roma, città nella quale si erano, intanto, trasferiti i miei nonni materni,

Antonio ed Antonietta Gualano insieme ai loro figli, tra cui Rosetta, la compagna di tutta una vita,

anche lei sannicandrese doc, dalla cui unione sono nate tre figlie, Rosita, Antonella, Paola.

A Roma è entrato a far parte della Coldiretti, la prima associazione agricola italiana, fondata nel 1944

dall’On. Paolo Bonomi. La Coldiretti è stata la sua seconda famiglia, e al suo interno, ha svolto, per

tanti anni, incarichi dirigenziali ed organizzativi. Era un lavoro che amava, al quale si è dedicato con

professionalità, energia e profusione.

Da una costola della Coldiretti, è nata l’Unapoc, la sua creatura, e da lì, papà ha poi spiccato il volo

verso Bruxelles, dove si recava spesso per portare avanti le sue battaglie comunitarie in difesa

dell’agricoltura e della pastorizia dei paesi del bacino del Mediterraneo.

Nonostante avesse lasciato da tempo il suo paese, le sue radici sono sempre rimaste profondamente

legate a Sannicandro; i suoi appassionati racconti sul rito del presepe appreso in famiglia, sui

pellegrinaggi al Monte Devio, sulla petra scritta, sulla processione del Venerdì Santo, i suoi interventi

su “La voce di Sannicandro” e in tempi più recenti su questa testata on- line rimangono indelebili nella

nostra mente, altrettanto i sapori della sua terra come la musciska e i zauzaridd, che abbiamo gustato

in più occasioni.

Radici e tradizioni incentrate sulla famiglia, legate ai paesaggi e al mare del Gargano dove è ritornato

per il suo ultimo viaggio, che è stato suggellato dalle esequie nella Parrocchia Maria S.S. del Carmine e

nella sepoltura nella cappella di famiglia al cimitero di Sannicandro.

Papà è stato un marito, un padre, un nonno, uno zio, un suocero, un genero, un cognato, un amico, un

vicino, sempre presente ed a ettuoso.

Mancherà a tutti noi che siamo rimasti orfani della sua presenza, delle sue attenzioni, delle sue

battute di spirito e, a volte, del suo rassegnato sarcasmo, ma sembra che, a detta del sogno fatto la notte precedente alla sua dipartita dalla nostra cugina Marilina, tutti i parenti, nell’aldilà, tra cui il fratello Michele e le sorelle Lucia e Nina, fossero già in festa per il suo arrivo e adesso stiano godendo della sua compagnia…

Riposa in pace, papà.

Ringraziamo i parenti tutti, gli amici, i conoscenti, il Direttore provinciale della Coldiretti di Foggia, il

Presidente e il Segretario di zona della Coldiretti di Sannicandro per loro presenza e vicinanza.


 

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