Malati famosi: Edmondo De Amicis

Malati famosi”: Edmondo De Amicis/ a cura di Leo Caputo

PREMESSA. Con la biopatografia dello scrittore Edmondo De Amicis, celebre autore del libro “Cuore”, descrivo in sintesi il 3° personaggio di “Malati famosi” del dott. Pietro Trombetta nel suo libro pubblicato nel 2005, di cui il prof. Raffaele Colucci ha curato la prefazione; in esso sono narrate  le vicende famigliari, i malanni e le malattie che hanno segnato la vita e influito sulle azioni di ognuno  dei personaggi  di cui l’autore parla (fra questi, Lucrezia Borgia, Maria Callas, Gabriele D’Annunzio, Eleonora Duse, Umberto Giordano, Guglielmo Marconi, Marylin Monroe, Giuseppe Verdi  e altri). Uomini e donne eccezionali, ma resi in questo libro “più veri, più vicini a noi, ma alla fin fine sonostati anch’essi soggetti alle insidie dei malanni e delle malattie che affliggono milioni di uomini e donne “comuni”.

 

Edmondo DE AMICIS

Dalla personalità versatile ma estroversa, Edmondo De Amicis è stato giornalista brillante e scrittore garbato e scorrevole, ma tutt’altro che “buono” ed esemplare. Nacque il 31 ottobre 1846 ad Oneglia, in provincia di Imperia, in Liguria, da una famiglia benestante: il padre Francesco, genovese originario del Centro Italia, copriva mansioni di regio banchiere di sali e tabacchi; la madre, Teresa Busseti, originaria dell'Alessandrino, faceva parte dell'alta borghesia. Dopo i primi studi a Torino, da giovane intraprese la carriera militare, presso la Scuola militare di Modena, ottenendo il grado di ufficiale di fanteria, così partecipò alla battaglia di Custoza, durante la terza guerra d’indipendenza contro gli austriaci. A 22 anni entrò a far parte, a Firenze, della rassegna giornalistica del Ministero della guerra “ L’Italia militare, mostrando grandi capacità letterarie che lo indussero, poi, a lasciare quell’incarico per dedicarsi totalmente a scrivere opere come La vita militare e a collaborare - come inviato speciale – col quotidiano “La nazione” e “Illustrazione italiana”: i numerosi reportage, tratti dalle sue esperienze di viaggio in giro per il mondo, in Sudamerica, Spagna, Francia, Inghilterra, Turchia, Marocco, confermarono le sue notevoli attitudini di scrittore. A 29 anni si stabilì a Torino, si sposò ed ebbe 2 figli. Pubblicò un libro di poesie, risultate piuttosto mediocri, e, per ripiego,Ritratti letterari, dedicandosi essenzialmente a parlare di amicizia con argute analisi psicologiche e con nitidi ritratti descrittivi, frutto di un vero temperamento di artista letterario ed educatore. Pensò, così, di scrivere illibro ‘Cuore’, usando una tecnica narrativa fresca e piacevole, basato su una raccolta di episodi ambientati tra i compagni di una classe elementare di Torino, provenienti da regioni diverse, e costruito come finzione letteraria di un diario di un ipotetico ragazzo, l'io narrante Enrico Bottini; il tutto per dar vita ad un mondo di buoni sentimenti, pieno di altruismo, tenerezza, solidarietà, amor patrio e senso della famiglia. Fu tanto e tale il successo che questo suo capolavoro di pubblicistica educativa, pubblicato per la prima volta nel 1886 e seguito da altre decine di edizioni, tradotto in varie lingue, conserva ancora oggi,rendendolo famoso ovunque per la sincera commozione umana e sociale. Ma non piacque a tutti: dal punto di vista sociale-politico fu definito “plumbeo”, nonostante l’edificante ottimismo, perché ben riflette la dura realtà quotidiana di quei durissimi anni postunitari (specchio politico delle aspre controversie tra il Regno d'Italia e papa Pio IX dopo la presa di Roma del 1870), molto difficili per l’Italia che aspirava ad un arduo progresso civile che andava, però, sostenuto da una solidale accettazione del sacrificio comune e totale. In tal senso, alcuni critici sostengono che ‘Cuore’ sia stato un libro di forte ispirazione massonica;inoltre fu ampiamente criticato dai cattolici per l'assenza totale di sentimenti etradizioni religiose (i bambini di Cuore non festeggiano nemmeno il Natale).

Sulla spinta sociale e politica, nel 1890, De Amicis pubblicò Il romanzo di un maestro, per descrivere le dure e mortificanti condizioni di vita degli insegnanti e Primo maggio, auspicando un socialismo, da molti”deamicisiano”, in quanto sotteso da istanze di generica fraternizzazione universale e alieno dalle canoniche analisi sociali ed economiche del marxismo. Non solo narratore, ma anche esperto ed interessato al problema della lingua italiana, De Amicis sostenne le teorie linguistiche di Alessandro Manzoni con la pubblicazione “L’idioma gentile”, che gli valse l’appellativo “l’ultimo dei manzoniani”.

Da tutto questo egli appare un personaggio interamente al positivo, un bell’uomo – che praticava anche il culturismo fisico - un marito ideale, un padre affettuoso, un cittadino integerrimo; in realtà fu unsoggetto fortemente negativo: libertino, violento, pieno di contraddizioni, tanto da rendere la vita ai suoi famigliari un inferno, specialmente alla povera moglie, con cui litigava continuamente perché lei non tollerava che la tradisse, dando anche un cattivo esempio ai figli, uno dei quali, Furio, si suicidò a 22 anni, incapace di reggere di fronte a tali condizioni di invivibilità, mentre l'altro figlio, Ugo, si ritirò nella solitudine delle passeggiate in montagna. De Amicis, inoltre, aveva un’amante fissa, una donna colta e raffinata, conosciuta prima di sposarsi, la marchesa Peruzzi, moglie del senatore Ubaldo, sindaco di Firenze. Non contento di ciò, frequentava attrici di scarsa fama e donnine da quattro soldi. Spesso si ubriacava e nelle conversazioni usava un turpiloquio da bassifondi. Si racconta, inoltre, che ormai sessantenne, si innamorò follemente di una ragazza di appena 16 anni. La gloria e la ricchezza gli diedero alla testa, dopo la pubblicazione del libro “Cuore”: buona parte del denaro guadagnato lo spese per fare regali a commesse, sartine e cameriere compiacenti, accrescendo in tal modo la sua vocazione da dongiovanni, divertendosi ovviamente a tutto spiano.

Insomma era un dissoluto, una vera e propria frana dal punto di vista morale. Questa vita libertina, ovviamente, gli procurò il contagio di una malattia venerea brutta e molto diffusa in quell’epoca, la sifilide, con molti disturbi e conseguenze negative anche sulla sua salute psichica.

Eppure, per tanti italiani che inneggiarono a quel libro, Edmondo De Amicis era un personaggio da imitare – come certa letteratura ha fatto credere, sfruttandone la pubblicazione, per interessi economici – ignorando totalmente  che il mondo di quei personaggi fantastici, di quegli scolari della scuola elementare “Moncenisio” di Torino, di Franti e Garrone, del maestro Perboni e della”maestrina dalla penna rossa” (si chiamava nella realtà Eugenia Barriero e scomparve centenaria nel 1957) è senz’altro lontano milioni di anni luce da una vita così dissoluta del suo autore.

-Edmondo De Amicis, colpito da un'emorragia cerebrale, morì a Bordighera l’11 marzo 1908, all’età di 62 anni, in una camera dell'allora hotel “Regina”, dove aveva scelto di vivere. Secondo le sue ultime volontà, il suo corpo fu immediatamente traslato e tumulatopresso la tomba di famiglia, nel cimitero monumentale di Torino.

*La cospicua eredità dei De Amicis (più di due miliardi di lire), che doveva essere destinata sia al Comune di Torino che a borse di studio per studenti poveri, sparì misteriosamente dai conti correnti sul finire degli anni 1960, scatenando delle cause legali.

-Sul finire del XX secolo molti lavori di De Amicis furono nuovamente rivalutati, a partire dallo studio delle opere che furono oscurate dal successo di Cuore. Dopo che Italo Calvino ripubblicò il racconto ‘Amore e ginnastica’, vari studi critici hanno esplorato gli scritti di quello che è stato chiamato "l'altro De Amicis".

-Nel 2011 Alitalia gli ha dedicato uno dei suoi Airbus A320-216.

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