Malati famosi”: Giovanna di Castiglia, “la pazza”

PREMESSA. Con questa biopatografia descrivo in sintesi un altro personaggio di “Malati famosi” del dott. Pietro Trombetta nel suo libro pubblicato nel 2005, di cui il prof. Raffaele Colucci ha curato la prefazione; in esso sono narrate le vicende famigliari, i malanni e le malattie che hanno segnato la vita e influito sulle azioni di ognuno  dei personaggi  di cui  l’autore parla (fra questi, Lucrezia Borgia, Maria Callas, Gabriele D’Annunzio, Eleonora Duse, Umberto Giordano, Guglielmo Marconi, Marylin Monroe, Jacqueline Kennedy,  e altri). Uomini e donne eccezionali, ma resi in questo libro “più veri, più vicini a noi, ma alla fin fine sono stati anch’essi soggetti alle insidie dei malanni e delle malattie che affliggono milioni di uomini e donne “comuni”.

 

Il dott. Trombetta, nel suo libro “Malati famosi” - che ha costituito materiale per le mie pubblicazioni mensili su questo sito, nel corrente anno – descrivendo la biografia di Giovanna di Castiglia, detta anche “la pazza”, ritiene opportuno fare una premessa, specificando in maniera articolata che ben tre regine di nome Giovanna, alle quali è stato attribuito l’appellativo la pazza, sono vissute tra il 1300 e il 1500.

Ciò considerato, descriverò brevemente due delle tre Giovanna e poi mi soffermerò su quella ritenuta dai più la vera “pazza”, indicandone anche le ragioni.

*Giovanna I, nata nel 1326, a Napoli, figlia di Carlo D’Angiò e Margherita di Valois, a 7 anni venne fidanzata e poi a 15 anni data in sposa ad Andrea, fratello del re d’Ungheria; a 17 anni era ritenuta “la più bella regina che in Europa avesse il capo adorno di diadema”. La sua vita sentimentale fu caratterizzata da ben 4 matrimoni e dalla scomparsa misteriosa dei suoi mariti. Secondo una leggenda, infatti, Giovanna – bellissima, ninfomane e molto crudele – per eliminarli, utilizzava un coccodrillo rinchiuso in una prigione all’interno del famoso ‘Palazzo donna Anna’, a Napoli, ai piedi della collina di Posillipo, dove, si racconta, venivano portati i condannati a pene severe, per farli divorare dalla bestia. Durante lo Scisma d’Occidente della Chiesa cattolica, scelse il partito dell’antipapa Clemente VI, attirandosi le ire del papa Urbano VI, che la scomunicò e aizzò contro di lei il popolo che la prese prigioniera e in seguito la fece morire, ma non si sa come. Quindi, questa regina Giovanna “dal viso tondo e dal corpo perfetto, né grasso né magro” non era assolutamente malata di mente, ma fu definita Pazza per i suoi 4 matrimoni e per il suo temperamento. 

*La biografia della regina Giovanna II somiglia per alcuni aspetti a Giovanna I, perché anche lei è stata una donna bellissima ‘di facili amori’, dissoluta e crudele ed ebbe delle vicissitudini famigliari piuttosto infelici, poiché non aveva figli e ciò creava problemi per la successione al trono, con frequenti e pericolose agitazioni nel suo regno. Scelse allora come primo figlio adottivo e candidato alla successione Renato d’Angiò, di nobile famiglia. Anche di lei si narra che facesse regolarmente e crudelmente assassinare i suoi innumerevoli amanti, subito dopo l’amplesso. Ma la sorte con lei fu altrettanto crudele, perché durante una grande festa, essa adocchiò un giovane bellissimo, molto somigliante a un suo amante, col quale trascorse una notte d’amore. Sul far del giorno lo affidò, come d’abitudine, ai suoi servi per farlo uccidere. 

Rimasta sola, trovò fra le lenzuola un bellissimo medaglione che apparteneva al proprio figlio adottivo. A quel punto si rese conto di aver avuto un rapporto incestuoso, immediatamente perdette i sensi per il dolore. Quando rinvenne chiamò i servi, sperando di fermarli prima del crudele assassinio, ma ormai era troppo tardi. Il dolore, il rimorso, la sua sregolatezza le procurarono l’appellativo “Giovanna la Pazza,” anche se in realtà non era schizofrenica o psicopatica.

*Giovanna di Castiglia, detta anche Giovanna di Aragona e Castiglia e conosciuta come Giovanna la Pazza, nacque il 6 novembre 1479, nella città di Toledo, la capitale del Regno di Castiglia. Appartenente alla casa reale di Trastámara, era la terzogenita di Ferdinando II d'Aragona e di Isabella di Castiglia, i re cattolici, come li aveva titolati nel 1494 papa Alessandro VI. Aveva carnagione chiara, occhi azzurri e capelli tra il biondo fragola e il ramato, come la madre e la sorella Caterina. Suoi fratelli erano Isabella, regina del Portogallo; Giovanni, principe delle Asturie; Maria regina del Portogallo; e Caterina, sventurata prima moglie del sovrano inglese Enrico VIII. Sua madre teneva molto all'educazione di tutti i suoi figli per prepararli a matrimoni vantaggiosi. La formazione accademica di Giovanna consisteva nello studio del diritto civile, della genealogia e dell'araldica, storia, matematica, filosofia, oltre a ortografia e scrittura; studiò le diverse Lingue iberiche quali castigliano, leonese, galiziano-portoghese e catalano, ed era fluente in francese e latino. La formazione della sua personalità includeva, inoltre l'etichetta di corte, la danza, la musica, il disegno, le abilità equestri, le buone maniere, la musica e le arti del ricamo e del cucito. Imparò anche attività all'aria aperta come la falconeria e la caccia. 

-Nel 1496, all'età di sedici anni, Giovanna fu promessa in sposa al diciottenne Filippo d'Asburgo, figlio di Massimiliano I, Imperatore del Sacro Romano Impero. Il matrimonio faceva parte di una serie di alleanze familiari tra Asburgo e Trastámara progettate per rafforzare entrambi contro il crescente potere francese. Questa unione è considerata una delle scelte di politica matrimoniale meglio riuscite nella storia europea: l'erede di Giovanna e di Filippo sarebbe divenuto possessore di un territorio vastissimo oltre che pretendente alla Corona imperiale. 

Il 21 ottobre 1496, a Lier, furono celebrate le nozze in veste ufficiale, in quanto Filippo era rimasto talmente affascinato dalla bellezza  edalla forza di Giovanna da volerla sposare nel giorno stesso dell'arrivo di lei nelle Fiandre; ma anche Giovanna ebbe un colpo di fulmine verso il marito Filippo e ricambiava in pieno il suo amore. La giovane sposa visse il matrimonio anche come un atto liberatorio; inoltre la corte fiamminga era molto raffinata, completamente differente dall'austerità cui lei era stata abituata. Nei successivi undici anni diede alla luce sei figli (due maschi e quattro femmine) che poi furono imperatori e regine. 

-Ma quella felicità sarebbe durata poco. Il marito Filippo, amante delle donne e della vita mondana, si concedeva lunghe assenze mentre Giovanna, accecata dalla gelosia, iniziava a mostrare i segni di quella pazzia che sarebbe stata utilizzata come tattica politica in mano agli uomini che la circondavano per accaparrarsi il potere. Nel 1502, Filippo e Giovanna si recarono a Toledo perché lei, come principessa delle Asturie -avrebbe ricevuto la ‘fedeltà dalle Cortes di Castiglia’, il titolo tradizionalmente dato all'erede di questa dinastia. L'anno successivo, Filippo e la maggior parte della corte rientrarono nei Paesi Bassi, mentre Giovanna, che era incinta, rimase a Madrid per partorire il loro quarto figlio, Ferdinando. Dopo l’evento, Giovanna decise di partire per raggiungere il marito, ma i suoi genitori glielo impedirono, con la pretesa che il neonato nipotino fosse allevato in Spagna; le tolsero i cavalieri della scorta e le fecero trovare sbarrato il portone della fortezza di Medina del Campo, in cui alloggiava. *Giovanna cominciò a digiunare e a urlare perché non voleva essere reclusa e si ammalò. La madre, malvolentieri, decise di farle visita, per convincerla dell'opportunità delle scelte fatte, ma Giovanna, a quanto pare, l'accolse "con frasi talmente oltraggiose e così lontane da ciò che una figlia deve dire a sua madre" che alla fine i Re Cattolici si risolsero a lasciarla partire, pur trattenendo alla corte spagnola il piccolo Ferdinando. 

Quando Giovanna e Filippo si riunirono, la loro relazione si complicò poiché, nell'anno in cui Giovanna era stata assente, Filippo la tradiva con un'altra donna. A tal proposito, si narra che, identificata l’amante del marito, Giovanna le fece tagliare i capelli a zero, ma secondo forbici, con le quali poi sfregiò il viso della rivale. 

Aveva appena 25 anni, ma, intanto la sua schizofrenia incalzava: esplodeva in improvvisi e immotivati accessi d’ira e gelosia, si rifiutava di mangiare e dormire, di firmare documenti importanti, trascorreva intere giornate stando immobile con lo sguardo fisso nel vuoto e nottate intere, chiusa in una stanza, a battere rabbiosamente i pugni contro le pareti. Nel 1504, alla morte della madre Isabella, Giovanna venne proclamata regina di Castiglia, ma non era nelle condizioni idonee per regnare, secondo il marito e suo padre Ferdinando, re d’Aragona, il quale assunse la reggenza e scrisse a tutte le Corti lamentando la demenza della figlia causata dall'improvvisa morte di Filippo, nel 1506, a causa di una febbre tifoide. Nacque la leggenda, opportunamente esaltata e diffusa, degli strani comportamenti di Giovanna, vedova inconsolabile, verso il feretro del marito che fece esumare per ben due volte, ossessionata dal desiderio di vederlo e abbracciarlo coprendolo di baci. 

*Le condizioni psichiche di Giovanna si aggravarono ulteriormente e nel 1509 venne rinchiusa nel convento di Tordesillas, vicino a Valladolid. Era soggetta a fasi d’ira sempre più frequenti, rimanendo per giorni immobile e al buio, senza mangiare e desiderando di non vedere nessuno. Comparvero anche enormi gonfiori alle gambe con ampie e dolorose ulcerazioni, che poi si infettarono, peggiorate dalla febbre e, infine, all’età di 76 anni, dei quali 47 trascorsi nella prigione del castello di Tordesillas, nell’anno 1555, Giovanna, regina di Castiglia morì. La sua malattia, la schizofrenia, le aveva provocato un decadimento progressivo e irreversibile della mente, favorito anche - e senza alcun dubbio - da vari fattori, come la cieca gelosia per il marito Filippo il Bello, il culto del suo cadavere, le varie beghe di corte, l’isolamento infine nel castello-prigione di Tordesillas. Il suo cadavere fu seppellito accanto a quello del marito nella Cappella Reale della cattedrale di Granata.

Argomento di ampi dibattiti sono le condizioni mentali degradate di Giovanna, che le valsero l'appellativo di "Giovanna la Pazza" e la loro veridicità. I primi sospetti di instabilità sorsero subito dopo il matrimonio, cosicché alcuni storici ritengono che possa aver sofferto di malinconia, di un disturbo depressivo, di una psicosi o di un caso di schizofrenia ereditaria, soprattutto alla luce del fatto che problemi mentali simili afflissero pure sua nonna, Isabella del Portogallo. Allo stato odierno sono frequenti gli storici che credono sia stata definita "pazza" ingiustamente, poiché suo marito Filippo il Bello e suo padre Ferdinando avevano molto da guadagnare dal fatto che Giovanna fosse dichiarata malata o incapace di governare. Anche gli storici Gustav Adolf Bergenroth e Karl Hillebrand, basandosi sui documenti pubblicati nell'Ottocento, sembrano propendere per un internamento politicamente motivato e poi insabbiato col pretesto della pazzia. Giovanna era forse giovanilmente e caratterialmente ribelle e suscitava scandalo nella corte reale della madre, che la sottoponeva a una disciplina sempre più rigida. La sua freddezza nei confronti del cattolicesimo e l'insofferenza per i suoi metodi crearono quindi un problema politico, in un momento in cui la religione era un mezzo fondamentale di consolidamento della recente unità nazionale e di consenso alla propria politica. Tuttavia, le ricostruzioni ottocentesche dell'anticonformismo di Giovanna non sono basate su documenti coevi e sono pertanto messe regolarmente in dubbio.

 

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