L'incoerenza consapevole a servizio del potere

 

è una delle strategie politiche e comunicative più efficaci per conquistare, consolidare e mantenere il controllo sociale o istituzionale. Lungi dall'essere un segno di debolezza, la contraddizione calcolata viene utilizzata come un vero e proprio strumento gestionale. Nella politica contemporanea l'incoerenza è spesso legata al calcolo elettorale. I movimenti populisti o i leader fortemente carismatici tendono a cambiare radicalmente posizione su temi chiave (tasse, immigrazione, alleanze internazionali) in base ai sondaggi del momento. Tendono inoltre a sostenere tesi contraddittorie contemporaneamente per intercettare il consenso di elettorati diversi e incompatibili tra loro. In sostanza, l'incoerenza serve al potere perché garantisce flessibilità. Chi è rigidamente fedele a un'ideologia o a una morale è prevedibile e limitato nelle sue azioni; chi invece usa l'incoerenza come strategia, può adattarsi a qualsiasi scenario, neutralizzare le critiche e manipolare la percezione pubblica a proprio piacimento.

Questo fenomeno si manifesta attraverso i seguenti meccanismi:

il Pragmatismo Machiavellico e la Ragion di Stato. Fin dal Rinascimento, Niccolò Machiavelli nel Principe, teorizzò che chi governa non può sempre rispettare la parola data se ciò danneggia lo Stato (o il proprio potere). Il sovrano o il leader deve saper "mutare natura" a seconda del vento della fortuna (c.d. camaleontismo politico). Dunque, l'incoerenza morale o ideologica viene giustificata in nome di un bene superiore (la stabilità, la sicurezza nazionale, l'ordine pubblico) e, cambiare radicalmente opinione o tradire le promesse elettorali permette a chi governa di adattarsi rapidamente ai mutamenti geopolitici o economici. Insomma, l'uso strategico della contraddizione è teorizzato da secoli, allorquando si spiegava che un sovrano non deve necessariamente possedere tutte le virtù (tra cui la fedeltà alle promesse), ma deve assolutamente parere di possederle. Un buon leader deve saper "volgere secondo ch'essi venti della fortuna e variazioni delle cose li comandano", legittimando l'incoerenza come virtù di governo.

Il Bispensiero e il Controllo della Verità. Nel romanzo distopico 1984 di George Orwell, il concetto di bispensiero illustra perfettamente l'incoerenza al servizio del potere totalitario. Bispensiero é la capacità di accogliere simultaneamente nella propria mente due opinioni contrastanti, accettandole entrambe. Dunque, la forza di sostenere contemporaneamente due opinioni palesemente contraddittorie, accogliendole entrambe come valide in base alla convenienza del momento per proteggere l'infallibilità dell'autorità. Nel mondo reale, questo si traduce nella manipolazione della propaganda: un regime può allearsi storicamente con una nazione e, il giorno dopo, dichiararla nemica assoluta, costringendo la popolazione a dimenticare l'alleanza precedente. L'incoerenza cancella il principio di non-contraddizione: se il potere può ridefinire la verità giorno per giorno, i cittadini perdono i punti di riferimento logici e diventano più facili da controllare. La saturazione del dibattito è un elemento che spinge in questa direzione: produrre dichiarazioni contrastanti costringe gli avversari politici e i media a inseguire continuamente le smentite. Questo meccanismo sposta l'attenzione pubblica dai problemi strutturali e reali a sterili polemiche quotidiane sulla comunicazione.

La Strategia del Doppio Standard. Il potere utilizza spesso l'incoerenza applicando regole diverse a seconda della convenienza: le stesse azioni (es. la repressione di una protesta, l'evasione fiscale, la corruzione) vengono condannate ferocemente se compiute dagli avversari politici, ma minimizzate o giustificate se compiute dai propri alleati. Sostenere una tesi e il suo esatto contrario a breve distanza di tempo distrugge i punti di riferimento logici dei cittadini. Quando la verità diventa fluida e negoziabile, le masse (disorientate) smettono di cercare la coerenza dei fatti e si affidano puramente alla fedeltà emotiva verso il leader.

La dissonanza cognitiva: i regimi o i leader carismatici sfruttano la dissonanza (contraddizione) cognitiva della popolazione. Di fronte all'incoerenza del proprio leader, il sostenitore preferisce giustificare la smentita (inventando "strategie segrete" o incolpando complotti esterni) piuttosto che ammettere di essere stato ingannato. Nello scenario contemporaneo, questa dinamica è amplificata dai social media, dove la velocità dei flussi informativi rende la memoria collettiva estremamente breve, riducendo drasticamente il costo politico e reputazionale delle continue inversioni di rotta.

Il peso intrapsichico dell’incoerenza. Il concetto di dissonanza cognitiva si fonda sull’idea che gli individui tendono a mantenere una coerenza interna tra ciò che pensano (le proprie convinzioni) e ciò che fanno (i propri comportamenti). Tutti noi cerchiamo di mantenere questa coerenza, e siamo a disagio quando ciò non avviene. Pertanto, quando sperimentiamo una contraddizione tra i nostri pensieri e le nostre azioni, facciamo diversi sforzi per eliminare il senso di disagio che ne deriva. Chi sperimenta l’incoerenza interna vive in uno stato di tensione psicologica costante perché essa genera un certo peso, una fatica emotiva.  Difatti, la mente attiva dei meccanismi difensivi, di giustificazione, consumando enormi quantità di energia mentale per ridurre il malessere derivante dal tentativo forzato di sostenere una maschera sociale rispetto alla propria realtà interiore. La persona, dunque, si comporta in modo totalmente diverso a seconda del contesto o del ruolo che sta rivestendo in quel momento. E tende a percepire il contesto circostante e le relazioni come caotici, inaffidabili o contraddittori, attribuendo all'esterno la responsabilità del proprio disagio.

Allora, la domanda da porsi è: un leader carismatico quando pratica l'incoerenza cosciente non sopporta anche lui un peso emotivo? La risposta è sì, in parte. Perché non ne è totalmente immune. Però lui gestisce il disagio (di questa c.d. "flessibilità strategica") in modo diverso rispetto alle persone comuni. La sua capacità di sopportare o neutralizzare questo stress dipende dai seguenti fattori psicologici e relazionali specifici. 

Innanzitutto si può riscontrare assenza di dissonanza cognitiva. Ovvero, mentre

le persone comuni provano ansia quando dicono una cosa e ne fanno un'altra, il leader carismatico non soffre questo contrasto perché reincornicia l'incoerenza come pragmatismo, adattamento o strategia superiore per il bene del gruppo. Difatti, lui ha una grande percezione di sé: non si vede come ipocrita, ma come un risolutore di problemi, flessibile, che risponde a un contesto in continuo mutamento. Inoltre, è possibile riscontrare nei leader anche dei forti tratti narcisistici (sani o patologici). Questo scudo psicologico li protegge dal senso di colpa e dal dubbio, riducendo drasticamente il carico emotivo delle proprie contraddizioni. Molti di loro si focalizzano sull'obiettivo in quanto l'attenzione è totalmente rivolta al risultato finale, rendendo i passaggi intermedi (anche se contraddittori) irrilevanti dal punto di vista morale o emotivo. Peraltro, ricevono alimentazione del loro carisma da una convalida esterna. Dal "tessuto" dei sostenitori. I seguaci tendono a giustificare le incoerenze del leader, interpretandole come "mosse geniali" o "strategie machiavelliche". Questa costante approvazione esterna agisce come un ammortizzatore emotivo, eliminando il peso del giudizio sociale che normalmente causerebbe stress. 

Tuttavia, il costo emotivo nascosto può produrre isolamento relazionale. Anche se il leader non soffre per la singola bugia, a lungo andare l'uso sistematico dell'incoerenza calcolata impedisce la creazione di legami autentici ed il peso emotivo si può trasformare in profonda solitudine e paranoia.

In conclusione, lo sforzo cognitivo, che deve sopportare chi pratica l’incoerenza cosciente, è abbastanza impegnativo. Mantenere narrazioni diverse e contrastanti richiede un'altissima energia mentale. Di conseguenza, non è per niente facile sostenere a lungo l’incoerenza consapevole poiché il leader può andare incontro ad un crollo che non è emotivo (senso di colpa), ma da esaurimento delle risorse cognitive (burnout). Il burnout è una condizione di esaurimento fisico, emotivo e mentale causata da uno stress cronico non gestito. Non si risolve con il riposo e si manifesta con un forte calo dell'autostima. Quindi, fatevene una ragione …. cari leader.

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