09 febbraio 2018 08:22 Attualità di Giuseppe Scanzano

Cari lettori,

è sempre un grande piacere interloquire con voi. Giorno 10 febbraio, ricorre la “Giornata del Ricordo”, la quale serve a commemorare tutte le vittime dell’esodo istriano-dalmata, occorso durante la Seconda Guerra Mondiale, ad alcuni cittadini italiani di quei luoghi, ad opera del comunismo jugoslavo di Josip Broz, in arte “il maresciallo” Tito.

Questo famoso eccidio è da inquadrare nell’ambito della disputa fra italiani e jugoslavi in merito al possesso dei territori dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. Molti italiani, a causa di questi eventi drammatici, furono costretti ad abbandonare le proprie abitazioni per salvaguardare le loro vite. La legge 92 del 30 marzo del 2004 sancisce, ufficialmente, che il dieci febbraio è destinato alla “Giornata Nazionale del Ricordo”.  Parte, adesso, la mia riflessione. Molti storici e studiosi si sono, a lungo, dibattuti su questo tema.

Premetto che questa è la mia personale opinione, come è giusto che sia. Viviamo in democrazia. Siamo figli della Repubblica. La storia deve creare dei punti interrogativi. La storia deve stimolare l’attenzione dei lettori e degli appassionati. Fino a qualche tempo fa, la tragedia delle Foibe non era menzionata nei libri di storia. Come potevamo apprendere tutto ciò? Sempre secondo la mia personale opinione, la storia deve essere raccontata a 360 gradi, senza omettere date, dettagli ed eventi. La purezza dei fatti oggettivi dovrebbe rientrare nelle scuole. Non bisogna spiegare la nostra essenza o quella altrui, in parte o a pezzetti, altrimenti si corre il rischio di veicolare messaggi culturali errati.

La storia, per il bene di tutti, deve essere narrata senza l’utilizzo della “damnatio memoriae”, tanto adoperata per oscurare autori, cantanti, avversari politici indesiderati. Mi piace ricordare un aneddoto. Platone, noto filosofo greco, secondo la testimonianza di Diogene Laerzio, avrebbe bruciato i libri di Democrito che parlavano della dottrina epicurea. Una delle ipotesi di questo rogo sarebbe stata la possibile accusa di plagio per Platone in quanto avrebbe copiato in più passi l’Abderita (Democrito).

Un’altra ipotesi potrebbe essere quella dell’invidia. Ora, lontani dalla filosofia epicurea, voglio chiudere questo mio pensiero con una citazione famosa, tratta dal De Oratore di Cicerone: “Historia magistra vitae”. In italiano: “la storia è maestra di vita”.  Questo aforisma corrisponde al vero. E’ giusto ricordare le foibe, l’Olocausto, i gulag e tutti gli eventi più oscuri della storia. Tutte queste tragedie devono essere spiegati ai ragazzi affinchè non accadano mai più.