23 aprile 2019 09:29 Attualità di Michele Russi

Ogni anno, dopo la guerra di Liberazione nazionale, celebriamo il 25 Aprile per far memoria delle epiche imprese dei nostri antenati che si sono immolati per rendere libero ed indipendente il popolo italiano, protetto, nei suoi confini.

Ricordiamo e facciamo memoria dei valori fondamentali che abbiamo ereditato dai nostri Padri, anche con il sacrificio della propria vita, forse senza renderci conto della loro preziosa essenzialità.

I più anziani, nonni e bisnonni, perpetuano alle nuove generazioni i sacrifici immani a cui si sono sottoposti per regalarci, è il caso di dire, serena convivenza, benessere e una Patria sicura libera e indipendente, preconizzando uno Stato più ampio: l’Europa dei Popoli.

Purtroppo stiamo vivendo un’altra epoca, non meno drammatica delle due guerre mondiali combattute con le armi: la nuova strategia di nuovi conflitti combattuti con mezzi economici che provocano situazioni altrettanto drammatiche.

La globalizzazione dell’economia, le migrazioni, i nuovi focolai di guerre combattute per interesse economico e la supremazia di superpotenze economiche dimostrano l’evidenza.

Se nel passato abbiamo assistito ai “lager” nazisti, e agli altrettanti “arcipelaghi Gulag”, allo sterminio del popolo ebreo, alle deportazioni di massa per la distruzione di civiltà e vite umane, con selezioni di “razza”, oggi siamo obbligati a impedire il ritorno ad un barbaro passato non tanto remoto.

Serve a poco chiudere i porti o presidiare i confini nazionali alzando muri chilometri fra i confini di Stato. Troveremo morti nei mari e ai piedi dei muri di confine!

Dobbiamo ascoltare e per questo considerare anche il grido di dolore dei giovani che invadono pacificamente le Piazze di ogni Stato, reclamando rispetto per la dignità della persona (che nei nostri dialetti comunque vengono definiti fondamentalmente “cr’st’jân”) e attenzione per la salvaguardia dell’ambiente.

I giovani “pretendono”, direi lodevolmente, da noi che non si consumino risorse con ingordigia perché domani le future generazioni non potranno più accedervi.

Festeggiamo il 25 Aprile reclamando dai nostri governanti la giusta attenzione alle nuove povertà, all’ambiente e ai bisogni inderogabili dei giovani.

Che, senza lavoro, si trovano senza prospettiva del futuro e perciò ai margini di una Società sempre più asettica e distante dalla solidale attenzione ai concittadini in difficoltà.

Senza queste attenzioni alimenteremo focolai di croniche instabilità, con il pericolo di disordini sociali e ingovernabilità delle Istituzioni.

Michele Russi, giornalista in quel di Padova, di origini garganiche.

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