PREMESSA. Con questa biopatografia descrivo in sintesi un altro personaggio di “Malati famosi” del dott. Pietro Trombetta nel suo libro pubblicato nel 2005, di cui il prof. Raffaele Colucci ha curato la prefazione; in esso sono narrate le vicende famigliari, i malanni e le malattie che hanno segnato la vita e influito sulle azioni di ognuno dei personaggi di cui l’autore parla (fra questi, Lucrezia Borgia, Maria Callas, Gabriele D’Annunzio, Eleonora Duse, Umberto Giordano, Guglielmo Marconi, Marylin Monroe, Jacqueline Kennedy, e altri). Uomini e donne eccezionali, ma resi in questo libro “più veri, più vicini a noi, ma alla fin fine sono stati anch’essi soggetti alle insidie dei malanni e delle malattie che affliggono milioni di uomini e donne “comuni”.
La pubblicazione di questo mese riguarda un personaggio di particolare importanza storica per noi garganici – pugliesi, Federico II di Svevia, che ha tanto amato il nostro territorio, al punto da sceglierlo come sua seconda patria. Lo hanno definito “Stupor Mundi” e anche ‘Puer Apuliae’ per le sue grandi capacità e l’immensa cultura che ha contribuito a diffondere per far apprezzare la nostra Capitanata e la Puglia. Suo padre era il nobile tedesco Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa e appartenente alla dinastia degli Hohenstaufen di Svevia, mentre sua madre era Costanza d’Altavilla, della dinastia dei Normanni. Fu lei che, il 26 dicembre 1194, durante un viaggio dalla Germania alla Sicilia fu costretta a fermarsi col suo seguito nella piccola cittadina di Jesi, vicino Ancona, colta dalle doglie del parto e mise al mondo il piccolo Federico, sotto una tenda piantata al centro della piazza. Fra la meraviglia e il tripudio generale, al neonato venne assegnato il nome Costantino e fu affidato alle cure della marchesa di Spoleto; due anni dopo, ad Assisi, fu battezzato col nome Federico, come voleva suo padre, in omaggio al nonno paterno Federico Barbarossa. Qualche anno dopo, alla morte del padre, la madre Costanza lo portò a Palermo dove ricevette la cultura e la raffinata civiltà della Sicilia bizantina, araba e normanna; a poco a poco si sbarazzò di tutti i vecchi e feroci seguaci di suo marito e, d’accordo col papa Innocenzo, III nel giorno di Pentecoste del 1198, fece incoronare suo figlio Re di Sicilia, Puglia, Molise, Campania e Germania, col nome Federico II. Per varie sofferenze, lotte intestine, la cura del governo e la solitudine, Costanza affidò il piccolo re, alle cure del Papa, in cambio del vassallaggio del Regno di Sicilia e di forti contributi in denaro e la reggenza fino al raggiungimento della maggiore età. Morì lasciando Federico orfano e in balìa di molti nemici e senza parenti, perché erano tutti in Germania. Lo stesso papa lo trascurò e, rimasto solo “agnello fra i lupi”, a 8 anni, forte e sano, robusto, intelligentissimo, Federico crebbe nella strada, imparò da solo come cavarsela, cavalcando, combattendo con la spada, tirando l’arco, lottando corpo a corpo, anche con l’aiuto dei palermitani, sapeva leggere, scrivere, parlare in latino, greco, tedesco, italiano e nel dialetto della città. Era anche un bell’uomo, di proporzioni armoniose e di media statura, il suo naso era ben proporzionato, il mento pronunciato e le labbra piene e serrate; il suo sguardo era molto intenso, magnetico, fulminante, con gli occhi capaci di incutere timore reverenziale negli uomini e affascinare le donne. Buono e gioviale, la parola facile, molto versato nel canto, nell’arco della sua esistenza non soffrì di particolari e gravi malattie, perché era molto attento alla cura del suo corpo. Ebbe tre mogli, molte amanti, numerosi figli soprattutto illegittimi. Federico II fu famoso per la riorganizzazione politica e amministrativa del regno, promulgando importantissime leggi come le “Costituzioni Melfitane”. Era legatissimo alla Sicilia, ma la Puglia era la sua preferita: la definiva “pupilla dei miei occhi” e “giardino di delizie nella foresta selvaggia”; la riempì di castelli (68: a Bari, Brindisi, Gioia del Colle, Gravina, Trani, Barletta, Castel del Monte – dalla famosa forma ottagonale simile ad una grossa corona – a Lucera, Apricena, Castel Pagano, il nostro a San Nicandro Garganico, a Castelfiorentino ) e palazzi o case di caccia (42: i suoi luoghi di svago) Bari, Brindisi, Gioia del Colle, Gravina, Trani, Barletta, Foggia [che per lungo tempo fu la sede di una delle sue più splendide regge, ma col tempo è stata completamente distrutta]. Molto appassionato di caccia, scrisse un meraviglioso trattato, un manuale di caccia col falchetto “De arte venandi cum avibus”. Federico II partecipò a molte guerre, vincendole sempre, fece diverse campagne militari e molte conquiste territoriali, conservando salde le corono di Sicilia, di Germania, del Sacro Romano Impero e di Gerusalemme. Assai difficili furono i suoi rapporti coi vari pontefici avvicendatisi durante la sua esistenza, in particolare Gregorio IX, suo acerrimo nemico, acceso sostenitore del potere che la Chiesa perse quando fu sostituito dal regno laico di Federico II. Infatti lo scomunicò fino a quando morì 90enne, sebbene Federico avesse portato a termine la crociata per liberare Gerusalemme dagli infedeli. Lo stesso Dante Alighieri, nella sua ‘Divina Commedia’ non risparmiò Federico II e lo spedì, nel Canto X dell’’Inferno’ tra gli “eretici epicurei”, condannandolo alla pena eterna in sepolcri infuocati. Nel 1250 iniziò il declino del potere di Federico II, ormai stanco, avvilito e prostrato dalle tante e gloriose imprese portate favorevolmente a termine, ma anche da altri sfortunati eventi come la prigionia e la morte dell’amato figlio Enzo, la ribellione del primogenito Enrico e il presunto tradimento del fidato Pier delle Vigne. Nel novembre di quell’anno, mentre si trovava a caccia nei boschi della Daunia, nei pressi della cittadina di Fiorentino, in territorio di Torremaggiore, improvvisamente fu colto da malore, un violentissimo attacco di dissenteria, un’infezione intestinale che devastò le sue viscere, con una febbre altissima, che lo costrinse a rientrare in quelle vicinanze, dove aveva un castello. Le sue condizioni peggiorarono in breve tempo, i grandi dignitari accorsero al suo capezzale; il 13 dicembre, dopo un temporaneo miglioramento, fece testamento, si confessò e ricevette l’estrema unzione dal suo amico fidatissimo Berardo - l’arcivescovo di Palermo- e spirò, all’età di 56 anni. La profezia del mago al suo seguito, Michele Scoto, il quale tanto tempo prima gli aveva predetto che egli sarebbe morto in una città “dal nome di fiore” e presso una porta di ferro, si avverò in pieno. Il suo corpo imbalsamato venne trasportato, attraverso un ultimo e lungo viaggio, a Palermo, dove fu sepolto nel sarcofago accanto alle tombe di suo nonno Federico Barbarossa, dei suoi genitori Enrico VI e Costanza d’Altavilla e della sua prima moglie Costanza d’Aragona. Il flusso continuo di visite e omaggi di cui è oggetto il sarcofago in porfido rosso che ne accoglie le spoglie, è la più chiara testimonianza della grande attrazione che la figura di questo sovrano riesce a generare a distanza di secoli. Si narra inoltre che il cuore e le viscere di Federico II, estratti durante l’imbalsamazione e racchiusi in un’urna di marmo, vennero donati alla città di Foggia e seppelliti nella Cattedrale.