21 settembre 2018 08:23 Cultura di Giuseppe Scanzano

Cari lettori,

è un piacere potermi rapportare con voi. Mentre scrivo quest’articolo, mi tornano alla memoria, gli anni dolci e spensierati del liceo. La letteratura inglese, durante la prima classico, la faceva da padrona. Oggi vi parlo di Geoffrey Chaucer e dei suoi “Racconti di Canterbury”.

Chaucer nacque a Londra, nel 1343 e morì, nella stessa città, il 25 ottobre del 1400. Egli fu un poeta, scrittore e diplomatico inglese. Dagli addetti ai lavori, Chaucer è stato riconosciuto come il padre della letteratura inglese. Il talento di Chaucer fu quello di elevare l’inglese, visto come lingua volgare, a lingua nazionale, in quel tempo. Della vita di Chaucer, nostro malgrado, possediamo scarse notizie biografiche. Egli apparteneva ad una famiglia di mercanti di vini; il cognome “Chaucer”, deriverebbe dal nome francese che significa “calzolaio”.

Questo poeta possedeva un’ottima conoscenza del latino e del francese. Nel 1359, questo scrittore accompagnò Lionello di Aversa, a combattere la Guerra dei Cento Anni. In questo frangente, egli fu preso prigioniero a Reims; successivamente fu liberato dopo un congruo riscatto. Chaucer fece molti viaggi culturali in Spagna, Francia ed anche in Italia. La sua prima poesia è intitolata: “Il libro della duchessa”. Tale poesia è una dedica alla moglie di Giovanni di Gaunt. Si ricordano altre opere di varia natura come “La casa della fama”, nella quale si parla di menzogne, di storiografia fino ad arrivare alla natura del suono.

Il suo capolavoro, onestamente, sono i Racconti di Canterbury. Queste novelle si ispirano al Decamerone di Giovanni Boccaccio. Il prologo fa da cornice alle suddette novelle. Il poeta, nei Racconti, esprime il desiderio di recarsi sulla tomba di San Tommaso Becket, ubicata a Canterbury; Chaucer, entrando in un’osteria a Londra, avrà modo di ascoltare le novelle di ventinove pellegrini.

L’oste, dopo aver indetto una gara, avrebbe premiato la novella più bella. Tali racconti offrono al lettore degli spaccati della società dell’epoca. Dal cavaliere al contadino, ogni persona avrà la possibilità di rendere grazie al Signore, andando in pellegrinaggio, ed ognuno potrà offrire la propria versione dei fatti. Chi non ha mai citato la seguente frase, presente nei Racconti: “Amor omnia vincit”?

Giuseppe  Scanzano

Numero di volte letto: 232