Il silenzio di una comunità e il dovere di un esame di coscienza

A meno di dieci giorni dal tragico incidente in cui ha perso la vita il giovane Giorgio Pienabarca, l'asfalto della SP 41 si è intriso ancora una volta del sangue di un altro ragazzo: Luigi Limosani.

Sembra quasi che il destino si stia accanendo contro i giovani sannicandresi. Come se il fato avesse deciso che questo giugno, questa festa patronale 2026, debbano essere ricordati per sempre sotto il segno del lutto. La nostra città ha pagato un tributo enorme in questo scorcio di fine primavera e inizio estate, e l'intera comunità è profondamente sconvolta da queste tragedie consecutive.

In queste ore i social, Instagram in particolare, si sono riempiti di foto di Luigi insieme ad amici e conoscenti. Immagini che ritraggono la vita spensierata di un giovane uomo che amava vivere e condividere la gioia con chi gli stava accanto. Resta lì, impressa sullo schermo, la sua ultima storia di Instagram, pubblicata fino a ieri proprio da sotto il palco di Elettra Lamborghini. Purtroppo, però, lui non c'è più.

Senza voler cedere a facili polemiche sulla presenza o meno di dissuasori, forze dell'ordine, autovelox o controlli stradali, oggi il dovere principale è quello di restare in silenzio di fronte alla scomparsa di un giovane che aveva tutta la vita davanti.

Un esame di coscienza, tuttavia, è d'obbligo per tutti noi. Chiunque si metta al volante di un'auto o in sella a una moto deve essere lucido al cento per cento. Purtroppo, sappiamo che non sempre è così. Spesso ci sentiamo invincibili alla guida, ma basta un attimo di distrazione o di stanchezza. E badate, la colpa non è da ricercare solo nell'abuso di alcol o stupefacenti, ma anche nell'uso compulsivo di cellulari, tablet e sistemi di infotainment di cui ormai sono sature le nostre vetture. Senza dimenticare l'uso dei caschi omologati per scooter e moto e il rispetto delle regole del codice della strada nell'uso di monopattini ecc.

Nello scorso editoriale, questa testata chiedeva ai giovani di farsi forza e di diventare promotori di un cambiamento culturale. Oggi, quella richiesta si fa ancora più urgente, drammatica. Il dolore che tutta la comunità sta provando deve trasformarsi nel motore di una vera svolta. La rabbia deve farsi azione. Ognuno di noi deve diventare portatore sano di "buone pratiche" per strada, con l'obiettivo stringente di limitare le disgrazie e risparmiare altre lacrime. La memoria di Giorgio e Luigi potrà continuare a vivere in mezzo a noi solo se sapremo fare nostro l'insegnamento più grande e severo: la vita è il bene più prezioso che abbiamo, e va preservata a ogni costo.

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