La finale del Mondiale sta per volgere al termine. La coppa sta per andare nelle mani di un capitano, pronto a innalzarla al cielo. È il premio più ambito, il sogno di ogni calciatore sin da
bambino. Se ogni quattro anni attendiamo con ansia questo evento che tanto ci affascina, lo dobbiamo a Jules Rimet. Coppa Jules Rimet: la “Victory” Dalla prima edizione del 1930, il premio era noto come "Coppa Victory". Solo dopo il 1946 prese il nome del presidente della FIFA Jules Rimet, l'uomo che volle unire le nazioni attraverso il calcio. Alzata per la prima volta dall'Uruguay nel
1930, rimase il simbolo del torneo fino al 1970, quando fu sollevata per l'ultima volta dal Brasile in Messico.
FASCINO ED ELEGANZA L'arte della scultura incontra il fascino dell'oro.
Nel 1928, allo scultore e orafo parigino Abel Lafleur, fu commissionata la creazione del trofeo per la prima edizione del campionato del mondo. L'opera raffigura la Nike di Samotracia, la dea alata della vittoria, che sorregge una coppa ottagonale. La statua originale, esposta al Louvre, è priva della testa a causa dei secoli di abbandono e degli eventi sismici che danneggiarono il santuario in cui fu ritrovata. Il trofeo calcistico, ispirato a tale opera, pesava 4 chili, di cui 1,8 kg di oro a 18 carati.
TUTTI LA VOGLIONO
Questo gioiello ha viaggiato in tutto il mondo: arrivò a Montevideo per la prima edizione abordo del piroscafo "Conte Verde". Dopo il successo dell'Italia nel 1934 e nel 1938, iniziò il primo momento critico. Allo scoppio dellaSeconda Guerra Mondiale, le truppe occupanti cercavano metalli preziosi e ordinarono il sequestro della coppa. Ottorino Barassi, segretario della FIGC, la nascose all'interno di una scatola da scarpe sotto il suo letto. Quando i soldati perquisirono la sua abitazione, Barassi sostenne che il trofeo fosse stato portato a Milano dai membri del CONI; i soldati gli credettero, salvando così il titolo mondiale dall'essere fuso.
IL DOPOGUERRA
Nel 1946, in Lussemburgo, il mondo cercava una via verso la pace. Il calcio divenne uno strumento fondamentale per ricucire le ferite globali: dopo oltre dieci anni di stop, nel 1950 la
competizione poté finalmente ripartire. Londra 1966: il mistero del furto Durante il Mondiale in Inghilterra, la Coppa Rimet fu esposta alla Westminster Hall nell'ambito diuna mostra di francobolli sportivi. Il 20 marzo, però, fu rubata. Nonostante il valore dei francobolli fosse immensamente superiore — oltre 6 miliardi dell'epoca — qualcuno puntò dritto al trofeo. Dopo battute infruttuose nelle stazioni di Birmingham e Charing Cross e il sospetto ricaduto su un portuale, arrivò una richiesta di riscatto per il basamento. Fu allora che il cane Pickles, durante una passeggiata con il proprietario David Corbett, fiutò qualcosa di sospetto sotto un cespuglio: avvolta in un giornale, c'era proprio lei, la Coppa Rimet. Ancora oggi, molti sostengono si sia trattato di un falso e che l'originale non sia mai stato ritrovato.
NON C'È DUE SENZA TRE
Nel dicembre del 1983, la leggenda si concluse tragicamente. Cinque malviventi entrarono nella sede della Federazione brasiliana, minacciarono il custode e rubarono il trofeo, che era stato assegnato definitivamente al Brasile nel 1970. Le indagini confermarono il peggio: la coppa fu fusa e i 1800 grammi d'oro trasformati in lingotti.
L'ARTE DI CASA
Negli anni '70, la FIFA indisse un concorso per creare un nuovo trofeo. A vincere fu l'italiano Silvio Gazzaniga, scultore e orafo milanese. La sua opera, moderna ed elegante, è alta 34 centimetri con 5 kg di oro puro, e raffigura due atleti che sostengono il mondo in un gesto di esultanza. Rappresenta il dinamismo, la forza e la gioia dell'impresa sportiva. A chi andrà quest'anno l'ambito trofeo di Gazzaniga? La risposta, come sempre, è scritta solo nel cuore dei campioni che scenderanno in campo.