06 agosto 2018 10:39 Cultura di Giuseppe Scanzano

“E tu, amante audace, non potrai, mai, baciare lei che ti è così vicino; ma non lamentarti, se la gioia ti sfugge: lei non potrà mai fuggire; e tu l’amerai per sempre; per sempre così bella”.

Ode all’urna greca.

 

Cari lettori,

è un piacere rapportarmi con voi. Gli studi liceali tornano lampanti alla mia memoria. Oggi desidero parlarvi di un grande autore della letteratura inglese. Oggi vi racconto di John Keats. Keats nacque a Londra, il 31 ottobre del 1795 e morì a Roma, il 23 febbraio del 1821. Egli è considerato uno dei più significativi poeti della letteratura inglese. Keats notò la propensione nei confronti della letteratura, già all’età di sedici anni. La sua poetica si avvicina alla bellezza della poesia e dell’arte. Il padre Thomas era un garzone di scuderia presso John Jennings a Moorgate. Egli studiò presso la scuola privata del reverendo John Clarke. Keats strinse un forte vincolo di amicizia con Charles Clarke, figlio del reverendo. Nella propria vita, Keats fu colpito da numerose disgrazie familiari. Egli fu assistente di medicina presso il Guy’s Hospital. Spinto dalla passione nei confronti della poesia, egli scrisse “Iperione”, e “ Imitazione di Spencer”. Il 1817 viene ricordato come l’anno di grazia per Keats. Egli produsse, in questo periodo, “ Sleep and poetry”, “ Lamia”, nella quale è presente la continua lotta fra ragione e sentimento. Famosissime sono, anche, le sue lettere d’amore. Il ricordo, più vivo, nella mia memoria è quello della sua famosa “Ode all’urna greca”, laddove si parla del valore eterno della poesia. In tale componimento, la bellezza della donna amata, presumibilmente dall’autore, resterà per sempre bella perché scalfita sull’urna di origine greca e quindi nella poesia.

Giuseppe Scanzano.

 

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