09 giugno 2019 12:07 Ambiente di Matteo Vocale

S. Giuseppe e Costa Arena le zone più colpite, alberi spogli come in autunno

Querce spoglie che sembrano in autunno, lecci praticamente appassiti (vedi foto): è il paesaggio, a tratti spettrale per essere solo inizio giugno, che si presenta agli occhi di chi percorre la strada provinciale 48 che da San Nicandro Garganico porta a San Marco in Lamis. Ad agire, una straordinaria infestazione di Thaumetopoea processionea, meglio nota come processionaria della quercia. Le prime segnalazioni risalgono ad una settimana fa ma ormai la situazione sta progressivamente degenerando: due piante su tre ne risultano infestate e il precario stato di salute degli alberi - in qualche caso allarmante - è ormai visibile ad occhio.

La processionaria della quercia è un lepidottero, le cui larve si nutrono delle foglie degli alberi. Cominciano l'attività biologica in primavera, di solito nel mese di aprile. Già allo stadio larvale, quando sono riconoscibili come bruchi ricoperti da una miriade di peli, hanno mandibole molto potenti, tali da poter divorare un'intera foglia in pochissimo tempo. Sono particolarmente attive dal tramonto e per tutta la notte, quando i bruchi procedono alla ricerca di cibo uno dietro l'altro formando delle "processioni" più o meno lunghe, da cui deriva il loro nome. Di giorno, specie nell'ultimo periodo, si annidano in bozzoli sericei costruiti sui tronchi, solitamente quelli esposti a sud e soleggiati. Le infestazioni si hanno particolarmente a seguito di inverni miti in cui la neve non ha fatto la sua comparsa in luoghi solitamente innevati almeno una volta all'anno: nel caso attuale del territorio sannicandrese, l'infestazione si sta propagando tra le località di S. Giuseppe e Costa dell'Arena, mentre per le quercete di Spinapulci e i boschi più alti, dove la neve ha fatto la sua comparsa nello scorso inverno, la situazione sembra tranquilla. Tra luglio e agosto, i bruchi si chiudono in bozzoli per trasformarsi poi in falene notturne, di colore tra il bianco sporco e il marrone, che restano in vita solo qualche giorno per deporre le uova.

I danni alla vegetazione arborea possono essere notevoli, considerato che delle foglie i bruchi lasciano solo la nervatura, rendendo le piante irriconoscibili: nel momento in cui l'albero infestato si trova quasi completamente privo di fogliame, viene compromesso il processo di fotosintesi e, specie in presenza di una stagione estiva particolarmente secca, la pianta può andare incontro alla morte.

Ma la processionaria è molto pericolosa anche per l'uomo e, ancor più, per gli animali, specie cani e cavalli. I peli urticanti dei bruchi, infatti, contengono istamina, una sostanza velenosa che secernono per proteggersi dagli attacchi esterni. Possono provocare manifestazioni urticanti e pruriginose se a contatto con la pelle, più o meno intense a seconda del soggetto, arrivando a reazioni allergiche nei soggetti più sensibili: si arriva fino ad infiammazione delle mucose della bocca e dell’intestino in caso di ingestione, con la comparsa di vomito, nausea e dolori addominali. In alcune persone possono arrivare provocare shock anafilattico. I sintomi e le conseguenze sono più accentuati per gli animali, che in breve tempo possono andare incontro a ustioni e lacerazioni, oltre ad un ingrossamento della bocca e alla necrosi dei tessuti.

L'ultima invasione di processionaria di una certa gravità, tale da guadagnarsi un servizio giornalistico sulle reti nazionali, si ebbe nel giugno 2001, quando fu interessato particolarmente il Bosco Spinapulci, dove gli alberi riuscirono a riprendersi soltanto grazie ad un anticipo delle piogge autunnali. Al momento non risulta che le autorità (comune e Parco Nazionale del Gargano) siano a conoscenza del fenomeno che, occorre sottolinearlo, sta raggiungendo livelli preoccupanti. Il timore è che le larve possano giungere anche nel centro abitato, infestando verde pubblico e privato.

Laddove i predatori naturali (alcune specie di formiche e, in particolare, la cinciallegra) non arrivassero a debellare il fenomeno, occorre intervenire con vere e proprie campagne di disinfestazione, da attuarsi a scopo preventivo nell'ultimo mese invernale ad opera di ditte specializzate. La lotta microbiologica è attualmente il metodo di intervento più utilizzato e consiste nell'impiego dell'insetticida biologico Bacillus thuringiensis kurstaki (Btk), un batterio che, colpita una larva di lepidottero la paralizza danneggiandone i centri nervosi. Tale insetticida colpisce solo alcune specie di insetti, perciò non è pericoloso per la biodiversità della zona in cui viene effettuato il trattamento, tantomeno per l'uomo.

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