07 febbraio 2018 20:18 Attualità di Redazione

Le origini sannicandresi di Roberto de Lo Stato Sociale e Nino Grana dietro leggenda del Pizzomunno

Si è inaugurata ieri la kermesse più attesa della canzone italiana ed è già cosa nota che, tra i brani più apprezzati dal pubblico e dalla giuria demoscopica del Festival di San Remo, ci siano anche le due proposte che in qualche modo portano il cuore, il sangue e le emozioni della nostra terra, il Gargano e, particolarmente, San Nicandro Garganico. Si tratta di Una vita in vacanza de Lo Stato Sociale e La leggenda di Cristalda e Pizzomunno cantata da Max Gazzé

Un "legame di sangue" con la nostra città è infatti il tastierista del gruppo Lo stato Sociale, Enrico Roberto, che seppur nativo romagnolo è figlio della sannicandrese Concetta Civetta, emigrata a Bologna ancora giovanissima. Cosa già nota, poi, le origini lesinesi del batterista del gruppo indie in gara con Una vita in vacanza, Francesco Draicchio.  

Sorpresa del tutto singolare è invece La leggenda di Cristalda e Pizzomunno di Gazzè, che ha già meritato al bravissimo cantautore l'impegno della cittadinanza onoraria a Vieste, per aver portato tra il grande pubblico una delle più note leggende del Gargano e, quindi, il Gargano stesso.
Ancora la mano sannicandrese dietro il "remake" di questo racconto e precisamente quella del compianto Nino Grana, professionista, amministratore e politico negli anni '80 e '90, poi trasferitosi a San Marco in Lamis.

Ed è il figlio di Nino, Enzo, che ci racconta un po' com'è andata, negli anni '80, agli albori del primo incontro di Vieste e del Gargano con il turismo balneare di massa, specie quello di provenienza teutonica. "All'epoca - racconta Enzo Grana - molto importanti per la promozione del Promontorio furono i contact, operatori turistici che promuovevano e gestivano i flussi dalla Germania all’Italia. Un contact molto influente in quel periodo era il siciliano Rosario Ragusa, che organizzava fiere promozionali dei prodotti italiani in Germania e in Nord Europa. Ragusa aveva intuito che rispolverare leggende del territorio avrebbe dato quel tocco in più per l'attrattività del Gargano a livello turistico".  La cosa accattivò subito Nino Grana, all’epoca assessore al Turismo della Provincia di Foggia e politico influente, innamorato del Gargano e della sua cultura, che scovando spezzoni di leggende nei meandri più incontaminati del popolo viestano, rielabora il racconto di Pizzomunno e Cristalda. Una sorta di tragedia d'amore sospesa tra il mito greco, che pure toccò le sponde del Promontorio e le saghe popolari tipiche delle genti garganiche, all'epoca tornate in voga grazie alla riscoperta dei cantastorie garganici, a partire proprio da San Nicandro, ad opera di studiosi etnografici.

"La favola originariamente rimessa in circolo - rivisitata poi in più versioni e rielaborata a sua volta da Max Gazzé, spiega Grana - raccontava dell’amore impossibile tra il giovane pastore Pizzomunno e Cristalda, figlia del dio del mare Nettuno. Per evitare l'onta di un matrimonio con il più umile figlio del genere umano, un giorno il dio, aiutato dalle sirene, decise di riportare per sempre la bellissima Cristalda in fondo al mare. Pizzomunno, distrutto dal dolore ed inerme davanti alla furia delle sirene, rimase immobile tra le onde sulla battigia e fu trasformato nell’enorme monolite che impera oggi sulla spiaggia di Vieste. Una maledizione divina, per l'affronto di Pizzomunno nel pretendere la figlia di un dio, che tuttavia, sempre secondo la leggenda, non avrebbe impedito l’amore tra i due giovani, perpetuato tra i flussi marini finché, nella notte delle idi di agosto ma soltanto ogni cent'anni, ai due è concesso di ritrovarsi finché sorga il sole".

(Foto ANSA)

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