28 febbraio 2019 13:52 Cronaca di redazione

L'anziano era stato condannato a 4 anni e mezzo. Ora rischia la madre

La Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per una donna di quaranta anni della provincia di Foggia accusata di aver fatto prostituire il figlio di 7 anni con un anziano vicino di casa in cambio di soldi. L’anziano, un ottantenne, è stato arrestato – come raccontò l’Immediato – il 3 ottobre 2017 a San Nicandro Garganico e condannato nei mesi scorsi alla pena di 4 anni e 6 mesi di reclusione per violenza sessuale pluriaggravata e continuata, atti sessuali con minore e corruzione di minorenne. Ora è la mamma del minore a rischiare un processo per i reati di induzione, favoreggiamento e sfruttamento pluriaggravato della prostituzione minorile. L’udienza preliminare inizierà il 12 giugno 2019. I fatti contestati alla donna risalgono agli anni 2011-2016. La donna avrebbe fatto prostituire il figlio da quando il bambino aveva sette anni. Stando alle indagini della squadra mobile di Foggia, coordinate dal pm di Bari Simona Filoni, la quarantenne avrebbe indotto il figlio ad avere rapporti sessuali con il vicino di casa facendosi pagare. Lei stessa avrebbe gestito gli incontri tra l’anziano e il figlio. Il bambino sarebbe stato costretto a compiere atti sessuali a casa dell’uomo e spesso sarebbe stato minacciato: gli dicevano che se non avesse adempiuto “per lui sarebbero stati guai”.

In alcuni casi l’anziano avrebbe pagato direttamente al bambino le prestazioni sessuali: gli dava piccole somme di denaro oppure brioche e caramelle. In occasione dell’arresto del’uomo, nell’ottobre del 2017, gli investigatori spiegarono che l’anziano approfittava “della situazione di necessità del piccolo, sia in relazione al grave disagio socio ambientale, sia a quello economico vissuto dal nucleo familiare di appartenenza; entrambi i genitori, infatti, erano affetti da problemi di alcolismo e in precarie condizioni economiche”. Proprio a causa di questo disagio familiare, il bambino fu collocato in una casa famiglia nel 2013, ma le violenze sarebbero continuate ancora per alcuni anni, quando il minore tornava in famiglia. Rientri in famiglia poi definitivamente vietati dal Tribunale per i Minorenni di Bari nel 2016, quando gli operatori sociali e gli psicologi della struttura hanno scoperto e denunciato gli abusi.

fonte: immediato.net

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