08 agosto 2018 15:49 Cronaca di Leo Caputo

Una delle più gravi tragedie minerarie della storia si verificò l’8 agosto 1956, nella miniera di carbone di  Bois du Cazier (appena fuori la cittadina belga di Marcinelle), alle 8 e 30 del mattino. L'origine dell'incendio è imputabile a un malinteso tra gli addetti a sospingere i carrelli e i manovratori in superficie. L'addetto ai carrelli infatti comunicò un comando errato: forse si espresse male perché conosceva pochissimo il francese.

L'ascensore venne fatto risalire velocemente e nel viaggio urtò una trave metallica che a sua volta danneggiò una tubatura carica di olio, e i cavi elettrici di una ventola. Le scintille causate dall'attrito infiammarono la miscela, e l'incendio, spinto dalla corrente di ricircolo dell'aria, si propagò nelle gallerie bruciando tutte le strutture in legno, mentre sotto, a 1.035 metri sottoterra, i minatori venivano soffocati dal fumo. 262 minatori morirono,  per le ustioni, il fumo e i gas tossici. 136 erano italiani. Solo sette operai riuscirono a risalire. In totale si salvarono in 12.

Il 22 agosto, dopo due settimane di ricerche, mentre una fumata nera e acre continuava a uscire dal pozzo sinistrato, uno dei soccorritori che tornava dalle viscere della miniera non poté che lanciare un grido di orrore: «Tutti cadaveri!». Ci furono due processi, che portarono nel 1964 alla condanna di un ingegnere (a 6 mesi con la condizionale). In ricordo della tragedia, oggi la miniera Bois du Cazier è patrimonio Unesco.

La tragedia della miniera di carbone di Marcinelle è soprattutto una tragedia degli italiani immigrati in Belgio nel dopoguerra. Tra il 1946 e il 1956 più di 140 mila italiani varcarono le Alpi per andare a lavorare nelle miniere di carbone della Vallonia, sottoposti a estenuanti turni di lavoro e maltrattati, perché non erano esperti. 

Era il prezzo di un accordo tra Italia e Belgio che prevedeva un gigantesco baratto: l’Italia doveva inviare in Belgio 2mila uomini a settimana e, in cambio dell’afflusso di braccia, Bruxelles si impegnava a fornire a Roma 200 chilogrammi di carbone al giorno per ogni minatore, ma con prezzi elevati per le condizioni del nostro Paese che, a quell’epoca, aveva 2 milioni di disoccupati e grandi zone ridotte in miseria.

Nella parte francofona del Belgio, invece, la mancanza di manodopera nelle miniere di carbone frenava la produzione. Così si arrivò al durissimo accordo italo-belga, sottoscritto da De Gasperi, il quale insisteva particolarmente affinché gli italiani imparassero le lingue straniere per trovare più facilmente un lavoro all’Estero.

Nel 2016, nella ricorrenza del 60° anniversario della tragedia di Marcinelle , presso il Circolo Unione in San Nicandro Garganico è stato presentato il libro “L’Uomo-Carbone” di Michele di Mauro, medico, autore ed attore teatrale; è molto coinvolgente, realistico, interessante, con un tessuto narrativo chiaro ed articolato; soprattutto è un romanzo che vuole puntare i riflettori su una storia drammatica che molti neanche ricorderanno,  anche se quest’anno ricorre il 62° anniversario dal drammatico incidente.

Leo Caputo

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