29 luglio 2018 08:53 Cultura di Giuseppe Scanzano

 

“Siamo fatti della materia di cui sono fatti i sogni e nel spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita”.

 

Cari lettori,

è un grande piacere potermi relazionare con voi. Da tempo pensavo di scrivere quest’articolo. Mi sono trattenuto, molte volte, per il “timore” di essere impreciso oppure “inadeguato” a proposito della trattazione di tale autore. Ora, in modo più convinto, posso parlarvi del più grande drammaturgo della letteratura inglese, di tutte le epoche. Oggi vi parlo di William Shakespeare. Shakespeare nacque a Stratford of Avon, il 23 aprile del 1564 e morì, sempre, a Stratford of Avon, il 23 aprile del 1616. Egli è considerato dalla critica il più grande poeta e drammaturgo inglese della letteratura anglosassone. Il padre di Shakespeare, John, era sia un costruttore di guanti che un conciatore di pelli. Secondo i documenti rinvenuti a proposito delle proprie opere teatrali, egli scrisse 37 testi teatrali e 154 sonetti. Questi capolavori riguardano gli anni che intercorrono fra il 1588 ed il 1613. Shakespeare studiò alla “King’s New School”. Sappiamo che egli non conseguì mai una laurea. Sulle date di composizione che vanno dal 1585 al 1592, gli studiosi dibattono ancora. Tali anni sono soprannominati “gli anni perduti” in quanto non si sa molto della vita del “Bardo di Avon”. Si sa, con certezza, che il 3 marzo del 1592 vi è stata la rappresentazione dell’Enrico VI. Fra il 1593 ed il 1594, a causa della peste, furono chiusi i teatri. E’ relativa a quegli anni, la pubblicazione della “ Venere e Adone” e del “ Ratto di Lucrezia”. In the “First Folio”, sono comprese 36 opere teatrali di Shakespeare, dette “tragicommedie”, delle quali fanno parte “La tempesta”, “I due nobili congiunti”, “Il racconto d’inverno”. Nell’immaginario collettivo, quando si parla del “Cigno di Avon” si fa riferimento all’ “Amleto”, “Alle comari di Windsor”, e a “A sogno di una notte di mezza estate”. I suoi drammi teatrali sono imperniati sulla dimostrazione dell’amore, della morte, dell’irrazionale. Nell’ Amleto e nel Machbeth sono presenti tematiche come la fugacità della vita e la lotta per il potere. Ricordo che Shakespeare visse durante il periodo politico elisabettiano e durante il governo di Giacomo I. La tematica del fantastico e dell’irrazionale è presente in “Sogno di una notte di mezz’estate” o nella “Tempesta”. Quanti di voi hanno immaginato di recitare la famosa scena del balcone alla propria fidanzata presente in “Romeo e Giulietta”?

“Che cosa c’è in un nome? Ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, sembrerebbe pur sempre lo stesso dolce profumo”.

 

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