11 gennaio 2019 11:46 Cultura di Giuseppe Scanzano

Cari lettori,

è un grande piacere interagire con voi. Oggi ho il desiderio di parlarvi di uno dei miei cantautori preferiti, il quale ha appassionato milioni di fans. Oggi vi parlerò di Fabrizio De Andrè. De Andrè è stato un cantautore che ha rappresentato, al meglio, la sua Genova, tutte le classi sociali, e i meno fortunati. Con la propria malinconia, egli ha saputo cantare il mondo in modo crudo e romantico, utilizzando vene polemiche, anche, nei confronti dei potenti di turno. Egli nacque a Genova, il 18 febbraio del 1940, da genitori di estrazione sociale benestante; suo padre Giuseppe vantava nobili origini provenzali; sua madre “ Luigia”, Luisa Amerio era figlia di un produttore di vini. L’adolescenza di De Andrè fu turbolenta; egli cambiò diversi istituti scolastici a causa del proprio carattere ribelle; tuttavia riuscì a diplomarsi e ad iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza di Genova. Durante il periodo giovanile, egli conobbe Paolo Villaggio, il quale gli assegnò il soprannome di “Faber”, per la sua mania di adoperare i pastelli “ Faber- Castell” oltre che per l’assonanza col suo nome. Il famoso cantautore genovese interruppe gli studi giuridici a sei esami dalla laurea per dedicarsi, interamente, alla musica. Nell’ottobre del 1961, la casa discografica “ Karim” pubblicò il suo primo 45 giri. Il celebre esordio avvenne con “ La canzone di Marinella”, interpretata, in televisione, da Mina. Nel 1966 sia “ La canzone dell’amore perduto” che “ Amore che vieni, amore che vai” lo portarono al successo. Il disco intitolato “ La buona novella” interpreta il suo pensiero cristiano, incentrato sull’immagine umana di Gesù Cristo. Degno di nota è l’album “ Storia di un impiegato” dove egli canta della storia di un impiegato, il quale si trova a sopravvivere ai moti studenteschi del 1968. De Andrè possedeva un piccolo difetto che superò successivamente; quello di non voler apparire in prima persona durante i concerti. La sua vita fu vissuta fra persone appartenenti a diverse categorie sociali, fra abuso di alcol e l’accompagnarsi a donne di “ facili costumi”. Dall’esperienza del sequestro, assieme alla compagna Dori Ghezzi, venne “ fuori” la bellissima canzone “ Hotel Supramonte”. Il cantautore genovese si spense , a causa di male inguaribile, l’ 11 gennaio del 1999. Poetico, polemico, rivoluzionario, di nicchia, De Andrè ha saputo coinvolgere tutti per il suo stile. A tal proposito, il famoso compositore Nicola Piovani affermerà: «De André non è stato mai di moda. E infatti la moda, effimera per definizione, passa. Le canzoni di Fabrizio restano.»

 

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