09 gennaio 2016 17:47 Religione di Matteo Gioiosa

Padre Anto’, scusami se mi rivolgo con il tuo nome troncato dal nostro dialetto ma questo Padre Anto’, così come ti abbiamo chiamato sempre, esprime un rapporto amichevole instaurato tra Parroco e fedeli. Dopo poche settimane che avevi preso le redini della Parrocchia, hai convocato il Consiglio Pastorale Parrocchiale per enunciare il tuo programma per una Chiesa funzionale e rispettosa di ogni persona e di ogni gruppo. La tua prima frase che annotai sulla mia agenda fu «l’unità costruisce. Io sono venuto per costruire con la collaborazione di voi tutti». Il tuo primo obiettivo venne realizzato con la eliminazione del commissariamento del terzo ordine francescano restituendo la democrazia attraverso la elezione degli organi statutari. Una seconda frase che trovo appuntato sull’Agenda è questa: “Sono d’accordo che il gruppo del RnS venga istituzionalizzato”. E incaricasti me, che ero il responsabile di quel gruppo, a inviare tutti i documenti occorrenti per ottenere la istituzionalizzazione come è avvenuta. In quella stessa sera esprimesti il desiderio di vedere realizzata una “Struttura Caritativa” per dare un aiuto alimentare ai poveri della Parrocchia. E desti a me l’incarico di preparare tutte le carte necessarie per ottenere tale istituzione. Istituzione che la Parrocchia ottenne e iniziò a distribuire pacchi di generi alimentari agli iscritti indigenti appartenenti alla nostra Parrocchia il 30 maggio 2013. Da allora ha funzionato regolarmente la distribuzione dei pacchi due giorni al mese e il giorno scelto è il Giovedì.

I primi due mesi ti sei dedicato alla pulizia del Convento, alla elettrificazione delle campane e ai giovani. La pulizia nel senso di togliere tante cose che potevano stare nell’immondizia. L’elettrificazione per evitare l’impiego di una persona solo per tirare le corde delle campane nei diversi orari della giornata. L’intera comunità parrocchiale si è spesa per raccogliere i soldi occorrenti per tale elettrificazione. E tu il 2 dicembre dello stesso anno 2012 inaugurasti il funzionamento elettronico delle campane e ringraziasti la comunità che aveva accettato il tuo progetto. 

In poco tempo abbiamo visto in Chiesa la presenza numerosa di giovani ai quali ho chiesto in una intervista ad ognuno di loro cosa li ha spinti ad avere subito fiducia in Padre Antonio. Queste le risposte che hanno dato: «Lui con noi si comporta come se fossimo amici alla pari. Non ci fa pesare la sua autorità. Scherza con noi, ci parla come io parlo a un mio amico della mia età…» «Il suo rapporto con i giovani è molto solare. Ho iniziato con lui un cammino spirituale e mi trovo molto bene…» «Difficile per me aprirmi e invece con P. Antonio mi è stato molto facile perché ti mette sullo stesso suo piano, come se tu stessi parlando con il tuo migliore amico…» «Oggi è cambiato anche il mio rapporto con Gesù, perché nelle omelie. P. Antonio me lo fa sentire sempre più vicino…»«Quando parla ha sempre un sorriso accattivante che dà fiducia …» «Vedo in lui un ottimo padre e consigliere.. ecc. 

Ti sei subito distinto e qualificato come cercatore di giovani da portare a Cristo e li hai realmente portati. E nell’anno successivo al tuo mandato di parroco sei stato cercatore anche di intere famiglie portate a Cristo. I locali di questa Chiesa erano diventati piccoli per contenere i fedeli che si erano triplicati. Eppure…in una istituzione religiosa, sociale, politica, quando arriva una persona nuova, gli occhi di tutta la cittadinanza si fermano su di essa per trarne un giudizio subito e sommario. È bene che si diano giudizi, ma dopo che si è capito perché quella nuova persona si comporta in quel modo. Non è bene dare giudizi affrettati. Gli uomini agiscono, purtroppo così. Si comportarono così anche con Gesù per il suo modo tutto personale di agire. Gli dissero: “È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: «Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori». (Mt 11,19a)

Padre Anto’, dopo 3 anni e quattro mesi dello stare insieme, possiamo anche noi esprimere un giudizio sull’uomo Antonio, sull’uomo  sacerdote, sull’uomo parroco e sull’uomo organizzatore di eventi. Il nostro giudizio non è avventato, ma basato sulle opere che tu hai offerto a Cristo e a noi parrocchiani che ti abbiamo seguito con fede, amore ed entusiasmo. In questo caso noi possiamo far nostro il versetto 19b di Matteo: «Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa ha compiuto».

Padre Anto’ queste poche righe non abbracciano tutte le singole opere da te messe in cantiere e portate a buon fine. Quanto ho scritto non è una serenata che i fedeli della Parrocchia di Santa Maria delle Grazie ti stanno suonando o cantando, ma è il racconto sintetico della tua storia vera che tu hai intessuto nella popolazione e nell’interno dei gruppi. La prima opera messa in atto è stata quella di tenere aperta la Chiesa durante il mattino fino alle 13,00 e dalle ore 16,00 fino alle ore 22 per dare la possibilità a coloro che lavorano fino a tardi, di ascoltare una santa Messa serale. Quando tu parlavi di una Chiesa aperta sicuramente lo Spirito Santo era con te. Lui già sapeva delle dimissioni di Papa Benedetto XVI e la elezione di Papa Francesco e la rivoluzione che doveva portare con il suo semplice parlare di una Chiesa povera e dei poveri e aperta a tutti.

Poi iniziarono le sacre rappresentazioni attraverso grandi eventi:

La prima venne realizzata il 24 dicembre 2012 “Maria e Giuseppe in cerca di alloggio”. Un evento semplice, ma denso di significati specie per noi cristiani.  Tu, Padre Antò con quella peregrinatio all’interno della tua parrocchia desti un segno di apertura fra tutti i fratelli di una stessa Comunità. Annotasti in una delle tue omelie in attesa del Natale «è triste vedere tanti cartelli appesi sul frontale delle case “Vendesi” o “Affittasi” e non trovare una casa in cui poter far nascere comodamente un bambino. Tutti quei cartelli annotasti rappresentano noi, i nostri cuori induriti senza amore per il prossimo. Continuasti a dire che Colui che nascerà la notte di Natale ci ha lasciato una indicazione alla quale dovremmo dare tanta attenzione: «quello che voi date ai vostri fratelli lo date a me; quello che non date ai vostri fratelli non lo date a me.» Tu, Padre Antò dicesti e continui a dire che la strada è piena di rovi e di inciampi a causa della nostra fragilità, ma alla fine dell’omelia hai sempre dato un messaggio di incoraggiamento dicendo: «Coraggio, sforziamoci di migliorare e di buttar via dai nostri cuori tutto ciò che è ingombrante e inutile. Facciamo spazio a Gesù, facciamogli trovare un cuore accogliente.» Uno dei giovani portati da te a Cristo disse nella intervista proprio questo: «Oggi è cambiato anche il mio rapporto con Gesù, perché nelle omelie Padre Antonio me lo fa sentire sempre più vicino».

Ecco che l’evento non rappresenta una sceneggiata e basta, ma i contenuti di essa entrano nei nostri cuori e nelle nostre menti e ci facilitano a capire la Parola di Dio. Ad oggi tale manifestazione è arrivata alla quarta edizione.

La Passione vivente, un evento gigantesco la cui 1a edizione è stata realizzata il 17 aprile 2014 (Sera di Lunedì Santo), la 2a edizione è avvenuta il 30 marzo 2015 (Sera di Lunedì Santo). Queste due edizioni hanno avuto un successo di pubblico sannicandrese e dei paesi limitrofi. Costumi, personaggi e impegno degli organizzatori, del regista e tuo, Padre Antonio, hanno decretato un successo enorme. Molti DVD venduti e richiesti da parte dei cittadini sannicandresi residenti in Italia e all’estero. Quest’anno dovrebbe esserci la terza edizione. Ho usato il condizionale, anche se sono sicuro che la squadra che ha portato avanti la prima e la seconda edizione è fermamente disponibile a ripetere il successo delle prime due edizioni. In questa Santa Messa vi sono molti di quella squadra ai quali chiedo se sono disposti a portare avanti la terza edizione 2016. Sono sicuro che la realizzeranno per non deludere te, Padre Antonio, che sei l’autore di questo grande evento, e non deludere loro stessi e dimostrare al Maestro Padre Antonio che hanno imparato da lui le varie tecniche per arrivare a mettere su un evento grande come questo in modo autonomo. Questo evento è il più interessante per noi cattolici perché ripercorre i momenti difficili di Gesù che finisce per morire in croce per salvare l’intera umanità e noi, che apparteniamo ad essa. Ma poi Gesù risorge e fu l’unica primizia concessa da Dio Padre.

Ultima creazione di Padre Antonio è il “Presepe vivente” nei locali del Convento ripuliti, sistemati da una squadra di giovani e anziani giunta nella Parrocchia grazie al tuo carisma, Padre Antò. Durante le serate di programmazione per vedere il “Presepe vivente” si sono formate file lunghissime di persone che arrivavano alla barraccola. Con il freddo, la pazienza questo pubblico avanzava lentamente per giungere al portone del Convento e raggiungere il luogo della nuova, grande e bellissima rappresentazione. Tutti scesero da quell’incontro meravigliati per i significati che ogni scena dava a ciascun visitatore o visitatrice.

Padre Antò nelle novene di Natale hai sempre sottolineato questi temi: «Apriamo i nostri cuori a Gesù per vivere nella gioia e nella correttezza dei rapporti con il nostro prossimo. Non solo in queste feste, ma tutti i giorni in cui ci sediamo a tavola per il pranzo o la cena, lodiamo il nostro Signore perché conservi l’unione della famiglia ora e sempre per vivere una vita sana e piena di gioia. Sia l’amore dei propri figli la base per l’unione della famiglia in una società in cui ci si separa non tenendo conto della sofferenza che provano i figli da una separazione. Chi accoglie Gesù accoglie e vive una vita sana, serena, responsabile e duratura. Promettiamo questo a Gesù e… manteniamo la promessa per il bene dell’unità familiare!»

Fratelli e sorelle, Padre Antò, quello che vi ho letto non l’ho scritto io. Io ho solo utilizzato le parole e i concetti che Padre Antonio ha usato nelle sue ottime omelie. Fratelli e Sorelle in Cristo Gesù di questa Parrocchia sentiremo la mancanza di Padre Antonio. Sono sicuro che la squadra dei fedeli dei grandi eventi sarà quella che soffrirà di più. Ma tutti uniti come in una famiglia sapremo superare la grande assenza di Padre Antonio e sapremo apprezzarlo ancora di più perché le opere messe in cantiere da lui sono tante e ogni volta che ci troveremo difronte ad esse non solo lo ricorderemo con il suo solito sorriso o con il suo «coraggio… Insomma fedeli, amici diamo il grazie a Padre Antonio per averci aperto una strada più comprensibile per arrivare a Cristo. Diciamo a Padre Antonio parole semplici, ma sincere: «Padre Antò ti vogliamo bene e ti stimiamo. Ci auguriamo di incontrarti spesso, considerato che Foggia è a due passi. Auguri Padre Antonio e che Dio ti benedica e ti conservi a lungo perché tu possa portare a Lui tanti altri giovani in altre realtà parrocchiali della provincia. Per noi fedeli, Padre Antò, i sacerdoti son pezz’e core perché donano il loro cuore a noi, spezzettandolo, per condurci a Dio e a Cristo nostro Signore. 

Padre Antò, quando anche tu sentirai la nostra mancanza pensa alla eredità di affetti che hai lasciato in questa cittadina garganica e vedrai che ti passerà, magari spunterà qualche lacrimuccia, simbolo di una gioia ricevuta da noi e da Dio. L’ abbraccio che ti darò rappresenta la sintesi degli abbracci dell’intera comunità cristiana della Parrocchia di Santa Maria delle Grazie e della cittadinanza sannicandrese.

San Nicandro Garganico, 3 gennaio 2016 

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